Sarebbe piaciuto all’ammiraglio Horatio Nelson l’amaro targato Reggia di Caserta. Un liquore che sarà prodotto usando essenze ed erbe presenti nel giardino inglese del complesso progettato alla metà del Settecento da Luigi Vanvitelli. Lo prevede un avviso pubblicato dal museo autonomo, con l’obiettivo di selezionare un produttore al quale affidare, in esclusiva per quattro anni (rinnovabili), l’utilizzo del marchio Reggia di Caserta. Se non ci saranno intoppi, già nei prossimi mesi il liquore si potrà acquistare nel bookshop del palazzo e nei punti vendita scelti dalla distilleria.
L’idea del direttore Mauro Felicori è di abbinare il nome del monumento (il nono più visitato d’Italia, 683 mila biglietti nel 2016, quattro milioni di euro di incassi) a produzioni di qualità. «Si comincia con l’amaro» dice, «ma vedo già una mozzarella di bufala o un miele con il nostro marchio». Il manager bolognese, che dall’ottobre 2015 ha preso in cura il palazzo e il parco voluti dai Borbone, ha infatti già aperto il sito ad altre collaborazioni: nell’edificio delle Regie Cavallerizze ha trovato sede il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana ed è in corso l’assegnazione, per 15 anni, della coltivazione dell’antica vigna borbonica di San Silvestro: tra 5-6 anni si potrà imbottigliare il Pallagrello della Reggia. E Felicori pensa anche di riportare le api, ripristinando l’antica Aperia per produrre miele, anche questo con brand reale.
Che gusto avrà l’amaro casertano? La "bevanda spiritosa ottenuta mediante aromatizzazione di alcol etilico di origine agricola" dovrà contenere essenze presenti nel giardino all’inglese: canfora, citronella, arancia amara, camelia, cicoria, finocchietto, bacche di mirto, ulivo, bergamotto e limoni. Quelle piante, cioè, che furono messe a dimora dal tedesco John Graeffer a partire dal 1786. Esperto giardiniere e appassionato di botanica, era stato chiamato da Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, su suggerimento di sir William Hamilton: Caserta avrebbe così potuto competere con Versailles e Maria Carolina con la cugina Maria Antonietta.
Graeffer lavorò con i tre figli e 80 uomini su un’area di 200 mila metri quadrati, raccogliendo erbe a Capri, Ischia e nel Cilento. Poi Nelson, al seguito di Ferdinando, in fuga dopo la nascita della Repubblica napoletana nel 1799, lo volle con sé in Sicilia, dove si mise sulle tracce del Marsala: quando impiantò i vitigni a Bronte, nel possedimento che gli aveva donato Ferdinando, affidò tutto a lui. "La sua abilità come esperto di agricoltura è indiscutibile" scrisse l’eroe di Trafalgar. Ora, l’amaro della Reggia ne raccoglie l’eredità.
L’idea del direttore Mauro Felicori è di abbinare il nome del monumento (il nono più visitato d’Italia, 683 mila biglietti nel 2016, quattro milioni di euro di incassi) a produzioni di qualità. «Si comincia con l’amaro» dice, «ma vedo già una mozzarella di bufala o un miele con il nostro marchio». Il manager bolognese, che dall’ottobre 2015 ha preso in cura il palazzo e il parco voluti dai Borbone, ha infatti già aperto il sito ad altre collaborazioni: nell’edificio delle Regie Cavallerizze ha trovato sede il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana ed è in corso l’assegnazione, per 15 anni, della coltivazione dell’antica vigna borbonica di San Silvestro: tra 5-6 anni si potrà imbottigliare il Pallagrello della Reggia. E Felicori pensa anche di riportare le api, ripristinando l’antica Aperia per produrre miele, anche questo con brand reale.
Che gusto avrà l’amaro casertano? La "bevanda spiritosa ottenuta mediante aromatizzazione di alcol etilico di origine agricola" dovrà contenere essenze presenti nel giardino all’inglese: canfora, citronella, arancia amara, camelia, cicoria, finocchietto, bacche di mirto, ulivo, bergamotto e limoni. Quelle piante, cioè, che furono messe a dimora dal tedesco John Graeffer a partire dal 1786. Esperto giardiniere e appassionato di botanica, era stato chiamato da Maria Carolina d’Austria, moglie di Ferdinando IV di Borbone, su suggerimento di sir William Hamilton: Caserta avrebbe così potuto competere con Versailles e Maria Carolina con la cugina Maria Antonietta.
Graeffer lavorò con i tre figli e 80 uomini su un’area di 200 mila metri quadrati, raccogliendo erbe a Capri, Ischia e nel Cilento. Poi Nelson, al seguito di Ferdinando, in fuga dopo la nascita della Repubblica napoletana nel 1799, lo volle con sé in Sicilia, dove si mise sulle tracce del Marsala: quando impiantò i vitigni a Bronte, nel possedimento che gli aveva donato Ferdinando, affidò tutto a lui. "La sua abilità come esperto di agricoltura è indiscutibile" scrisse l’eroe di Trafalgar. Ora, l’amaro della Reggia ne raccoglie l’eredità.