Il Gusto

Il Cibreo: la cucina toscana sul palco. Ma la recita è ancora da bis?

La sala interna del Cibreo
La sala interna del Cibreo 
Diario di un papà food writer, tra consigli e prove sul campo: in visita nel regno di Fabio Picchi. Un tempio della fiorentinità, certo. Eppure non tutto convince. Seguici anche su Facebook
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Ambasciatore della cucina toscana nel mondo, simbolo di fiorentinità, ultimo baluardo della tradizione, alfiere della ribollita, portabandiera dei fegatini. Esauriti i luoghi comuni, entriamo nel Cibreo di Fabio Picchi per capire se tanta fama sia davvero meritata.
La tavola e il servizio del Cibreo risultano "particolarmente eleganti e ovattati"
La tavola e il servizio del Cibreo risultano "particolarmente eleganti e ovattati" 
Ci aspettiamo un ambiente in linea con la personalità debordante dello chef: informale, rustico, verace; ci sediamo invece in una sala curata ed elegante, avvolti in un’atmosfera fin troppo ovattata. Passano pochi secondi e al nostro tavolo si accomoda una signora che, con dovizia di particolari, ci racconta il menu del giorno, i fornitori, le ricette. Ma io, dico la verità, vorrei tanto avere tra le mani il classico menu, scegliere con calma, confrontarmi con i bambini per capire cosa preferiscono, essere sicuro di non dimenticare niente di quello che la cucina propone. La signora sembra disponibile, risponde alle domande mie e dei ragazzi, ma tutto sembra parte di un copione scritto e recitato mille volte, con la sola variante dell’italiano o dell’inglese. Sto per chiedere informazioni sui prezzi. o il menu di carta (di sicuro comunque presente), vincendo l'imbarazzo, quando mi accorgo che il costo delle pietanze è segnato su un cartellino che troviamo al nostro tavolo: 20 Euro per i primi, 44 per i secondi, 15 per i dolci.

A questo punto, per noi, il menu scritto passa dallo status di “decisamente gradito” a quello di “obbligatorio”. Per questo ci prendiamo altri cinque minuti di tempo, chiedendo alla signora di lasciarci decidere con calma prima di fare la comanda. Terminato l’esercizio mnemonico, procedo con le consultazioni, metto d’accordo i bambini e finalmente riesco a ordinare.
Il nostro pranzo partito con il piede sbagliato riprende i binari attesi grazie ai piccoli assaggi serviti prima delle pietanze principali: fegatini, ricotta, budino di yogurt speziato, un ottimo salame. Buoni anche gli altri piatti, anche se alcuni sapori finiscono per essere coperti da un uso dell’aglio che ci appare troppo disinvolto. Menzione particolare per la ribollita, la zuppa di pesce e il coniglio ripieno, mentre non convincono del tutto né il pane, che ricordiamo soprattutto per la curiosa forma di grande osso, né la minestra di zucca con amaretti. Al momento del dolce, squisita la torta al cioccolato preparata senza farina, ma anche il cheese cake con marmellata d’arance amare è di grande soddisfazione.
Il pane a forma di ossa
Il pane a forma di ossa 
Conclusione con un caffè solo discreto, servito in una tazzina con coperchio “per preservare l’aroma”. Sarà certamente così, ma ai nostri occhi rafforza l’impressione complessiva di esser stati parte di una recita che ha per protagonista Firenze e la sua cucina, Fabio Picchi e il suo Cibreo. Ma in cui il cliente rischia di essere solo una comparsa.
 
Cibreo
Via del Verrocchio, 8r – Firenze
Prezzo medio: 80 euro