Il Gusto

Iginio Massari e l'elogio dello zucchero: altro che "veleno bianco", è un inno alla gioia

Secondo Iginio Massari "lo zucchero fa parte del lato ludico della vita"
Secondo Iginio Massari "lo zucchero fa parte del lato ludico della vita"  
Il re dei pasticcieri parla di un prodotto molto criticato, spesso per interesse. E racconta la sua vocazione, quando da ragazzo gli si svelò la bellezza dei dolci. Seguici anche su Facebook
2 minuti di lettura
Semolato, grezzo, a velo, in zollette, a scaglie, bianco, scuro, colorato e perfino infilzato su ornamentali bastoncini inglesi. Comunque zucchero. Croce dei dietologi, delizia dei golosi: farne a meno non è impossibile, ma certo è difficile. Secondo le linee guide dell’Oms – rese pubbliche nel 2015 – dovremmo consumarne meno di 25 grammi al giorno perché ogni grammo vale 4 Kcal (chilocalorie), eppure ne ingeriamo assai di più (50 grammi circa) e a nulla valgono i consigli dei nutrizionisti: il saccarosio dovrebbe scendere sotto la soglia del 10 % del fabbisogno calorico giornaliero degli italiani. E non importa che sia estratto dalla barbabietola o dalla canna, la parsimonia andrebbe assunta a regola.
Iginio Massari al Salon du Chocolat
Iginio Massari al Salon du Chocolat 
Certo, il peccato di gola è eternamente in agguato soprattutto se il vituperato saccarosio si nasconde in eleganti torte, ricchi bignè, suadenti bagne o morbidissime coulisse. Ben lo sa il decano dei pasticcieri italiani, Iginio Massari, classe 1942, Commendatore della Repubblica Italiana, presidente d’onore della Coup e du Monde de la Pâtisserie, Leone d’Oro alla Carriera, vincitore (dal 1964) di oltre 300 concorsi internazionali: un guru della dolcezza. "Lo zucchero – spiega – fu menzionato già nella Bibbia, lo chiamavano il sale dolce e prima ancora se ne hanno tracce a Creta, ma solo nel Settecento diventa protagonista assoluto di feste sacre e profane. È nel secolo dei Lumi che si sviluppa l’arte ornamentale che ha come base il saccarosio derivato da bietola e canna: fiori, animali, trionfi di foglie e torte".

Una gioia per il palato, ma non solo. "Sì, perché al di là delle varianti – prosegue Massari – lo zucchero rappresenta il lato più ludico della vita, insieme alla frutta che da vita a mille tipi di dolci e quindi alla festa. Oggi si assiste alla sua progressiva criminalizzazione, tuttavia ricordo che già nel 1954 uno scienziato tedesco inizio a denigrare il prodotto base della pasticceria, chiamandolo veleno bianco. Il perché di tanto accanimento si scoprì solo più tardi: c’erano suoi precisi interessi a promuovere sul mercato nuovi edulcoranti".

Cristallino o muscovado, con il killer delle diete light siamo tutti costretti a fare i conti. E più di tutti gli americani che – secondo i dati diffusi pochi giorni fa dall’American heart association – ne ingurgitano in media 22 cucchiaini quotidie, aumentando così i rischi di obesità. Diverso il caso degli europei meno sedotti dalle merendine sebbene più ghiotti di pasticcini.

"La moderazione nell’impiego – insiste il gran maestro dei pasticcieri Massari – non deve impedirci di assaporare il cibo che per presentazione e straordinaria eleganza mi ha attratto fin da ragazzo. Mia madre era una cuoca, ma io volevo dedicarmi alla presentazione: la pasticceria è arte". Apprezzare è facilissimo, tasso glicemico permettendo, soprattutto se l’impalpabile saccarosio si nasconde in dolci di provata bontà. La biondissima Sugar (alias Marilyn Monroe) di A qualcuno piace caldo di Billy Wilder (1959) sarebbe stata senz’altro d’accordo.