Il Gusto

La passione, la forza e il vino di Angela Velenosi, signora delle colline marchigiane

Angela Piotti Velenosi
Angela Piotti Velenosi 
La storia di una regina della viticoltura, tra alti, bassi e tanta tenacia. Dal passato acerbo e autodidatta al presente florido, con uno sguardo al futuro che vorrebbe i figli in azienda
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“Ci vuole un fisico bestiale” cantava Luca Carboni negli Novanta. Una canzone il cui testo sembra scritto apposta per lei, Angela Velenosi nata Piotti, marchigiana dalla fisicità prorompente e senza età, una vera macchina da guerra, nella vita e nel lavoro. Che poi sono la stessa cosa, giacché lei stessa racconta di essere nata nel 1984, insieme alla sua azienda vinicola creata dal nulla con il marito Ercole (oggi ex, ma ancora in forze nella maison), colpevole di avere un cognome poco appropriato per un produttore di vino. “Eppure l’azienda porta il suo nome, cosa che agli inizi creava una certa ilarità. Poi un giorno ho scoperto che una casa vinicola della Franciacorta si chiama Bevilacqua, e da allora non mi sono crucciata più”.



Dalla “nascita” di Angela sono passati anni “che non sarebbe possibile raccontare nemmeno in un libro” tanti sono stati gli episodi che hanno scandito una vita densa, sempre vissuta a passo di carica, anzi di corsa. “Non potrei vivere senza correre, mi aiuta a scaricarmi, a tenere a bada il mio temperamento, a calmarmi”. Sveglia ogni mattina alle 6, colazione leggera e poi via, a macinar chilometri in tuta e scarpe da ginnastica. “In qualunque parte del mondo io vada, scelgo sempre alberghi dotati di palestra e con un parco nelle vicinanze”.

E oltre ai chilometri Angela macina anche numeri importanti e la sua corsa al successo l’ha condotta a 2 milioni e mezzo di bottiglie annualmente prodotte, spalmate su una ventina di referenze, vini premiati da tutte le guide di settore, mercati esteri che la accolgono a braccia aperte e una base di fatturato in patria che si attesta al 30%. “E pensare che quando ho iniziato ero totalmente digiuna. Ma sono stata caparbia, ho presentato un progetto convincente che mi ha consentito di ottenere i finanziamenti necessari ad avviare l’attività. Allora era ancora possibile, era l’idea a contare, non i numeri che si portavano, altrimenti io non sarei mai riuscita a realizzare nulla perché nessuno mi ha aiutata, tantomeno la mia famiglia. Erano anni in cui potevi ancora parlare con direttori di banca e capi filiale, e loro stavano ad ascoltarti”.


 
Figlia di genitori all’antica, Angela fatica a contenere corpo e mente entro i rigidi schemi di chi l’aveva cresciuta perché fosse unicamente moglie e madre. Due figli – Matteo e Marianna – non sono bastati a colmare quel vuoto che si crea quando un amore finisce e conduce alla inevitabile separazione. “Quando lo dissi a mio padre mi sono ritrovata con una baionetta puntata alla tempia. No, non l’aveva presa bene”. Un ricordo che avrebbe turbato il sonno di molti, ma non il suo che con il tempo ha capito e perdonato. “I miei sono vissuti in un contesto bigotto, e anche se non mi hanno mai aiutata non ce l’ho con loro. È vero, mi sono persa la crescita dei miei figli e non sono mai andata a un colloquio con gli insegnanti, o a una recita scolastica. Non potevo permettermi di fermarmi, mai, ho sempre lavorato e messo l’azienda davanti ogni cosa”. Anche a sé stessa, persino nei momenti in cui bisognava “resistere agli urti della vita”, che a un certo punto si sente autorizzata a presentarle il conto. Quel nodulo al seno, avvertito poco dopo aver terminato l’allattamento della secondogenita Marianna, la costringe a confrontarsi con un problema che da risolvere con urgenza.



“Volevano che mi operassi subito, dicevano che non potevo aspettare. Ma io non li ho ascoltati. Capirai, eravamo in dicembre, uno dei momenti peggiori per allontanarsi dall’azienda, perché è proprio a Natale che si realizza un ottimo fatturato, tra regalistica e altro, e io a quel tempo non potevo permettermi di soprassedere. Non è sempre stato facile, all’inizio c’erano momenti in cui avevo difficoltà con i pagamenti di collaboratori e fornitori, per questo dovevo impegnarmi al massimo per onorare i miei impegni e così ho fatto. E i fornitori che ho adesso sono gli stessi di quando ho iniziato, perché hanno creduto in me, dandomi fiducia anche quando annaspavo”. L’intervento viene rimandato a febbraio, a ridosso del Vinitaly, la principale manifestazione italiana dedicata al mondo del vino alla quale Angela decide comunque di partecipare “imbustata tra garze e cerotti, perché allora le operazioni erano più invasive e si badava poco al risultato in termini estetici”.
 


Intanto l’azienda Velenosi cresce, aumenta il fatturato e di conseguenza aumentano gli impegni, i viaggi e le responsabilità. “Persino io credevo che a un certo punto mi sarei potuta permettere di rallentare, ma non è stato così. Negli anni sono molto cambiata, mi sono rafforzata, ho lavorato e mi sono spesa tantissimo. Ho studiato il mercato e lo studio tuttora, e sono diventata un’esperta nell’utilizzo dei social, che sono uno strumento prezioso in questo senso”. Su Facebook ad esempio il suo account è seguitissimo e sono centinaia le persone che ogni giorno regalano un like ai suoi post in italiano e inglese, ammirando le foto in cui sorride da ogni angolo del globo. Ma non solo, perché Angela ha scelto di svelare nei social anche qualcosa del suo privato “perché bisogna essere disposti a raccontare sé stessi. Per questo nel 2016 ho scelto di postare la foto di me ricoverata al policlinico Gemelli di Roma, poco prima dell’intervento in cui ho subito l’asportazione dell’utero. Il male era tornato, io stavolta avevo paura di affrontarlo e perdere la mia femminilità, invece sono stata letteralmente riportata alla vita dal professor Giovanni Scambia grazie al quale sono rinata, dopo cinque ore e mezzo di sala operatoria”. La ripete per ben cinque volte, la parola “rinata”, e il sollievo glielo si legge negli occhi perfettamente truccati, in tono con una mise dallo scollo a “V” nella quale si mostra a suo grande agio. “Non ho mai nascosto il mio essere donna, e non vedo perché lo dovrei fare. Mi piaccio come sono, ma ho imparato a darmi regole ferree per evitare che chiunque si senta autorizzato a prendersi delle libertà. La sera non faccio mai tardi, non mi intrattengo a tavola con persone che bevendo potrebbero perdere il controllo, e non permetto mai a uomini che non conosco di accompagnarmi a casa”.
 

In una vita che la vede protagonista e felice accanto al compagno Costantino, un cruccio c’è. “La mia azienda è Angela dipendente. So bene che in ogni circostanza la mia presenza fa la differenza e questo ha dei contro. Ho sempre il timore di non riuscire a seguirla a dovere, devo cominciare a dosare le forze, anche per questo ho smesso di guidare. Sogno che la Velenosi abbia una continuità familiare, che i miei figli Matteo e Marianna si formino e facciano la loro vita, realizzandosi nelle posizioni per le quali hanno studiato, ma approfitto di questa intervista per lanciare un messaggio che faccia capire che la loro mamma sogna di vederli entrare in azienda”.