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Cracco e la nostalgia di MasterChef: "Lo guardo, ma che cattivo gusto mettere in scena il mio funerale"

Cracco e la nostalgia di MasterChef: "Lo guardo, ma che cattivo gusto mettere in scena il mio funerale"
In un'intervista in edicola domani, lo chef milanese parla del programma che l'ha reso un volto noto al grande pubblico, del rapporto con i suoi colleghi e della sua filosofia in cucina. Seguici anche su Facebook
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La nuova edizione di Masterchef, la prima senza Carlo Cracco, è quasi giunta alla fine e per lo chef è tempo di bilanci e precisazioni. Precisazioni sugli affetti, su questi anno senza lo show di Sky e su molto altro. Lo chef milanese, sull'ultimo numero di Spy in edicola, intervistato da Carlo Mondonico, trova il tempo di parlare dei suoi progetti, il nuovo ristorante in Galleria ma non solo, della sua idea di cucina e alimentazione, e dell'affetto che ancora lo lega ai suoi ex colleghi giudici. Nonostante tutto. 
"Guardo ancora Masterchef, Bruno Barbieri, Joe Bastianich e Antonino Cannavacciuolo sono i miei fratelli, i miei 'figli'. Non potrei mai parlare male di loro". Tra le righe dell'intervista lo chef e volto televisivo infatti coglie l'occasione per tornare su un argomento legato al programma televisivo di Sky, che non riesce a superare nonostante amicizia e affetto che lo legano a quelli che sono stati suoi compagni di viaggio. "Nella prima puntata hanno inscenato il mio funerale, non ne sapevo nulla. Ero a casa, stavamo cenando e non guardavo la tv. A un certo punto hanno cominciato a chiamarmi al telefono".

Amici, conoscenti, persone preoccupate che "volevano sapere se ero morto davvero. L'ho trovato un po' kitsch, di cattivo gusto. Anche perché non si è mai fatta una cosa del genere in televisione. Al Festival di Sanremo non ho mai visto fare il funerale al conduttore precedente".

Una sottolineatura che dimostra quanto lo chef abbia mal digerito quella particolare scena del programma, ma che lascia spazio a delle piccole giustificazioni, per quanto amare. "Però è anche vero che la televisione per fare audience è disposta a tutto: a vendere la mamma, la nonna, la suocera, la nuora e a vendere la pelle dell'orso ancora prima di averla cacciata. E quindi anche a fare il funerale a Cracco".
Tra gli impegni pubblici che restano presenti nella sua vita, la famiglia e i suoi ristoranti, lo chef guarda al futuro con decisione e nuovi obiettivi. Non solo l'apertura del nuovo Cracco in galleria o la gestione delle cucine di Garage Italia  e Carlo e Camilla in segheria, ma anche qualcosa di più profondo. Cracco si dice profondamente impegnato "verso una nuova frontiera, quella del mangiare bene per stare bene". Un impegno affatto recente, in quanto il suo obiettivo è sempre stato "quello di diffondere la cultura del cibo", soprattutto in un tempo in cui il rapporto con il cibo può essere falsato. "Adesso va di moda il deliveroo. Vedo tantissimi ragazzi in giro per le città in bicicletta a consegnare cibo nelle case lavorando in certe condizioni e sottopagati, la gente è convinta che sia una figata. Ma perchè farsi portare una pizza che da quando esce dal forno a quando arriva a casa è fredda e non è più buona?". "Quel servizio non è cultura del cibo", bensì veicola "un concetto sbagliato" che porta a un progressivo e inesorabile, secondo Chef Cracco, "abbassamento della qualità". "È la classica via di mezzo, piuttosto esci e vai al ristorante, oppure stai a casa e te lo prepari tu".