Chissà se Lisa Gilbee, giovane enologa australiana, si sia innamorata prima dei vecchi alberelli di Primitivo di Manduria oppure prima di Gaetano Morella, il vignaiolo pugliese con cui ha costruito una casa in mezzo a una distesa di vigne a tre chilometri dal mare.
“Mai figli, mai sposarsi, mai con un italiano”, si era sempre promessa fino a quel momento della sua vita. Chissà se quel mare di viti basse, piantate senza sostegno tra le rocce calcaree affioranti nella terra rossa le abbia subito regalato una riconnessione con se stessa, che dopo aver girato il mondo per tre lustri non sapeva più chi era. Magari ricordandole uno sconfinato bush australiano, ma sotto un cielo del Sud, “che schiaccia ogni cosa, e in cui un albero finisce per non esser più alto di un filo d’erba”, come ha scritto Vittorio Bodini . O se – trovato l’amore, un sogno e un compagno insieme a cui realizzarlo – abbia deciso che doveva essere proprio quello il posto giusto per mettere radici.
Era l’alba del millennio e nel Primitivo non ci credeva ancora quasi nessuno quando i due, passeggiando per le campagne del Salento tarantino, assistevano attoniti all’olocausto del patrimonio genetico del vigneto pugliese. Il mare di viti basse stava prosciugandosi velocemente, i finanziamenti per l’estirpazione rappresentavano una boccata di ossigeno per gli asfissiati coltivatori della zona rimasti senza fantasia, e i due non poterono resistere al richiamo del gene del salmone.
Salvare e valorizzare gli alberelli fu allora dapprima una scelta etica, a partire dalla scelta del regime biodinamico nella coltivazione: “Sapevamo fin dall’inizio che in mezzo a quelle vigne ci avremmo vissuto noi e i nostri figli”.
Ed è da un vigneto di questi che sono partiti, arrivando pian piano a salvarne 13 ettari, acquisendoli da 22 proprietari diversi. Due sono dei veri e propri cru, divisi da un sentiero di soli 60 centimetri, da cui si ottengono vini fratelli ma diversi fra loro. Il primo è Old Vines, ottenuto dalle vigne più vecchie: 90 anni di vita e rese che non superano i 25 quintali per ettaro: austero, superbo ma non muscolare, mai piacione. Il secondo è La Signora: elegante, fiero, ma più morbido. A dividerli solo un sentiero e un palo dell’elettricità.
Questo insegna questa coppia di produttori: la biodiversità, in vigneto come nel resto del mondo vegetale, non è roba per radical chic o wine nerd. È il principale strumento di espressione di un vino inteso come autentica espressione del territorio a cui è legato. Tanto quanto è l’unicità di ogni individuo a rendere speciale chiunque calpesti il mondo.