Centocelle senza freni! Il rinascimento gastronomico nella periferia che non ti aspetti
Paolo Campana
Menabò
Roma, l'apripista Mazzo ha chiuso i battenti, ma dalla pizza di "180g" alla musica e cocktail di "RU.De", passando per cucina veneta, pugliese e molto altro ancora, il quartiere vive il suo boom. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 5 minuti di lettura
Probabilmente non tutti sanno che nell’aprile del 1909, quasi centodieci anni fa, entrò ufficialmente in funzione il primo aeroporto italiano, quello romano di Centocelle, a testimoniare la clamorosa apertura fu addirittura Wilbur Wright il più grande dei due fratelli che, pochi anni prima, realizzarono il sogno di molti: costruire e volare su un aereoplano.
Le cronache raccontano del volo del leggendario Flyer quello che può essere considerato a tutti gli effetti il primo aereo al mondo: volarono su un quartiere, anzi, su una borgata che all’epoca era poco più di un ammasso di piccole baracche, ma fu l’inizio della vita per la zona. Con l’arrivo di quell’aeroporto (militare) e di continui voli, Centocelle si espanse fino a diventare uno dei quartieri più popolari e popolosi, e vide persino la visita della Regina Elisabetta negli anni Cinquanta.
Operai, tramvieri, piccoli commercianti e lavoratori sono da sempre la vera ossatura di questa zona. Centocelle è Roma nella sua accezione più pasoliniana (che infatti ci girò e ambientò parte di Accattone), ma è anche quella del primissimo Baglioni adolescente e di una storia mai facile. Ma qualcosa negli ultimi anni, con una ulteriore accelerazione negli ultimi mesi, si sta muovendo: sono tempi di rinascita, in controtendenza rispetto a molte zone della Capitale in cui fare impresa diventa sempre più difficile. Qui in tanti sottolineano il piccolo e faticoso miracolo economico che sta avvenendo, il paragone tra Centocelle e il vicino Pigneto è scattato subito, ma forse è una definizione esagerata e fuori luogo (in ogni senso), che chiama in ballo più le serate modaiole che il reale valore del fenomeno, ma è anche vero che del fermento c'è. Portato in larga parte da giovanissimi, ragazzi nati e cresciuti in zona, che dopo varie esperienze sono tornati nel quartiere per aprire le loro attività. A Roma oggi se vuoi mangiare qualcosa di nuovo in una zona ancora non troppo frequentata, la strada giusta è quella che incrocia via delle Acacie, via delle Rose e via Tor de Schiavi.
Abbiamo allora preso la macchina ed evitando qualche buca di troppo, abbiamo fatto un viaggio attraverso alcuni dei locali simbolo di questa rinascita, cercando di guardare il tutto con gli occhi della qualità e della novità, ma anche e soprattutto quelli della convivialità e del fattore umano.
Qui si parla di giovani coraggiosi, ragazzi imprenditori e talenti tra i fornelli che hanno sicuramente la voglia di cambiare le cose. E allora il viaggio non poteva che partire da una chiusura…
Mazzo
Sembrerà strano, ma il nostro tour parte da una piccola clamorosa eccellenza (venti metri quadrati) che ha chiuso a fine 2018. Francesca Barreca e Marco Baccanelli, creatori del locale, hanno deciso di prendersi una pausa studio, “convinti che è proprio nel momento migliore che le cose debbano cambiare” e hanno annunciato che torneranno nei modi e nei tempi loro. Una perdita probabilmente per tutta la zona, ma anche un segnale che si può essere giovani, talentuosi, vincenti e saper fare le scelte giuste. Speriamo tornino presto. Piatto preferito: Tutti (ma ha chiuso)
Proloco Dol Dol, tagliere
Siamo nella cucina di Vincenzo Mancino, dove DOL sta per Di Origine Laziale, un progetto nato cinque anni fa circa, che ha visto - e vede - al suo centro la promozione dei prodotti tipici, ma anche di una cultura del cibo fuori dal comune. I suoi piatti raccontano storie e Storia, la sua idea di cucina è nella ricerca, nella selezione e nella trasformazione dei prodotti del Lazio. Non serve aggiungere molto altro. Piatto preferito: qualsiasi formaggio (dipendenza vera)
180g (via Tor de' Schiavi, 53)180g
Un quartiere popolare che si rispetti vuole, desidera e deve, avere anche una pizzeria degna di tale nome, e così Jacopo Mercuro e Mirko Rizzo (già rispettivamente padri di Mani in Pasta e Pommidoro) si sono uniti per il rilancio della vera pizza romana. Parliamo di quella bassa e scrocchiarella rilanciata persino da un’intera giornata a lei dedicata. Qui si parla di pizza, di supplì al telefono (sapete cosa sono, vero?) di filetti di baccalà, di tradizione e di prezzi contenuti, come è giusto che sia. Ma anche di tanta innovazione, sperimentazione, materie prime di qualità e una attenzione notevole verso il futuro. Piatto preferito: Una delle pizze più innovative e il maritozzo come dolce (siamo pur sempre a Roma).
Acacie e Pepe
Nemmeno a dirlo, il nome gioca tra la Cacio e pepe e il nome della via, cuore pulsante del quartiere. Qui siamo con Edoardo e Valerio, la loro cucina e i loro cicchetti, aperto di recente ma già un piccolo caso culinario. Informalità e tradizione la fanno da padrona, sentirsi in un posto familiare anche senza esserci mai stati prima. Bravi. Piatto preferito: Pallocchette di cicoria su salsa cacio e pepe
RU.DE
Probabilmente l’ultimo in ordine di novità, come locale: qui siamo nel campionato dello street Bar e di due giovani classe 1983, si parla di drink e musica. Cristian Ricci, con notevole esperienza da barman e mixologist, sta dietro al bancone e il socio Marco Zampilli, figlio di maestri pasticceri e una vita spesa tra caffè e cappuccini, ora si dedica con il sorriso all’accoglienza. Amici nati e cresciuti nel quartiere dove (giustamente) dopo aver girato e rigirato tra locali ed esperienze, sono tornati, e dove si deve anche poter bere bene. Cocktail preferito: il solito. Ovvero un Negroni ben fatto
Menabò
Si parlava di bere bene e allora ecco che da un anno a questa parte Paolo e Daniele Camponeschi hanno messo in piedi quest’enoteca con cucina davvero notevole. Si potrebbe chiamare enosteria, dove comprare vini di qualità (tanta) ma anche mangiare quello che con attenzione mettono in tavola i due fratelli. Paolo con la passione per il pane e i formaggi, Daniele con un passato da pasticcere, ma con una forte devozione verso il ruolo di Oste. Poche e curate le opzioni in carta, perché la filosofia è quella del lavoro stagionale e bio, ma davvero e non per moda, il tutto in un ambiente casalingo nella miglior accezione possibile. Piatto preferito: Baccalà in pasta di ceci
Cento Gourmet
Probabilmente il quartiere non si aspettava di trovare la parola Gourmet nell’offerta ristorativa, ma Davide Lombardi e Valerio Chiacchierini hanno le idee chiare, tanto in cucina quanto in sala, una forte gavetta alle spalle (Convivio Troiani e Mugariz) e tanta voglia di stupire. Cucina a vista e arte alle pareti nel colorato locale. Un menù che si diverte a giocare con la fantasia e (più seriamente) con le materie prime. Piatto preferito: Polp Fiction
TheBirreria The Birreria
In questa primavera centocelliana (si può dire, vero?) non poteva mancare una birreria stile Ottocento, ma in universo steampunk. L’idea di Davide di Clemente e Gian Marco Saolini è quella di un pub vecchio stile, forse un po’ fuori contesto nel popolare quartiere romano, ma sappiamo anche Saolini è provocatore (troll del web) di professione e allora perché non provocare anche nella ristorazione e nel beverage? Appuntamento fisso di alcune webstar (Le Coliche ecc.) convinte più di tutti che davvero siamo nel nuovo Pigneto.
Mun – Sushi bar
In questa nuova ondata di locali, non poteva certo mancare un sushi bar. Roma sta rapidamente diventando una piccola succursale orientale di qualità e il Mun (traduzione letterale dell’ideogramma che rappresenta la luna) non fa certo eccezione. Dietro al progetto ancora una volta due ragazzi, Fabrizio Necci ed Eros Tongli. In carta nulla di strano che non abbiate assaggiato o che già conoscete, ma forse l’idea vincente stavolta è tutta li: portare la qualità e la semplicità anche in periferia. Attenzione quasi maniacale alla provenienza delle materie prime, quindi verdura del mercato rionale e pesce rigorosamente abbattuto in barca. Ambiente minimal orientale caldo ed accogliente. Piatto preferito: Sashimi
Stazione Camelie Stazione Camelie
Questa è la storia originale di un bistrot-cocktail bar che prende vita in una piccola palazzina, costruita appositamente dove prima c’éra un distributore di benzina. È la storia in cui Katia Scappa e Luca Catarinozzi hanno creduto negli ultimi anni, comprando il terreno e costruendo il loro locale davvero su misura. Sala grande, salottino e terrazza sono il frutto della cura per il dettaglio, anche a tavola si respira la stessa energia e volontà. Dal pesce alla pizza fritta, siamo di fronte ad un menù vario, familiare e in grado di accontentare un po’ tutti senza lasciare indietro la qualità. Piatto preferito: Pizza fritta con alici di Cetara
Kiami Tapulias Kiami
Cosa ci fa un piccolo ma sfizioso ristorantino pugliese in una zona popolare e periferica della Capitale? La cucina regionale non poteva mancare all’appello e quindi ecco taglieri, fritti, zuppe e sfizi serviti in un ambiente ben arredato e con un forte richiamo mediterraneo. Non potete sfuggire all’aperitivo in stile tap(uli)as e per tuttii curiosi, Kiami in dialetto vuol dire stammi a sentire. Piatto preferito: il polpo
L’Ombralonga Ombralonga
Il nostro viaggio tra le vie di Centocelle si conclude in Veneto, a quello che forse è uno dei primissimi ad aver pensato che nel quartiere si poteva anche cambiare qualcosa: un Bacaro a Roma. Cicchetti, Spritz, allegria e giovialità, il veneziano (così lo conoscono un po’ tutti in zona) si è recentemente spostato da via delle Palme e via Delpino senza perdere un solo cliente, anzi. Il consiglio è quello di prenotare per tempo se volete godervi i loro cicchetti.
Come raccontavamo, Centocelle diventa un quartiere popolare e lavoratore sin da subito, non può non far piacere constatare che molti giovani di zona abbiamo riportato a casa l’esperienza fatta e avuta in altri ambiti lavorativi. Ma fa anche molto piacere sapere che esiste un quartiere che, aldilà delle facili etichette, si muove intorno alla ristorazione che spazia dalla tradizione all’etnico e dal regionale al moderno, senza lasciare mai indietro idee, qualità e creatività.