Il Gusto

Per le pizze "fast casual" di Massimiliano Alajmo è iniziato il conto alla rovescia

Eccezionale, la pizza dolce. (foto Brambilla Serrani)
Eccezionale, la pizza dolce. (foto Brambilla Serrani) 
Milano, sta per aprire i battenti "Amor", il nuovo locale dei fratelli de Le Calandre. Raffele Alajmo: "Pronti a stupire tutti". Seguici anche su Facebook
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Se i cuochi sono figure del passato, anche gli chef sembrano sbiadire. Adesso ci sono i brand, che si applicano a tutte le possibili iniziative di un singolo, una famiglia, un’impresa di ristorazione. Certo, solo quelli che se lo possono permettere, forti di un successo indiscutibile. Come gli Alajmo, che da Rubano (Padova), con tre stelle alla casa-madre, Le Calandre, sono andati nel mondo (in tutto dieci locali e cinque stelle). E adesso arrivano a Milano con Amor, che offrirà pizze speciali ed è stato progettato da Philippe Starck.

Per ora, sulle vetrine oscurate, c’è una maschera a metà tra il medico del Carnevale di Venezia e V per Vendetta. Ne parla Raffaele Alajmo, ad del gruppo e fratello di Massimiliano, lo chef.

Finalmente aprite, il 10 aprile. Corso Como, come si sapeva già da tempo: una lunga gestazione.
"No, direi normale. Solo che si è cominciato a parlarne troppo presto. La posizione, nel complesso di Carla Sozzani, ha creato molta curiosità. E a breve si potrà vedere tutto. Le nostre vetrine danno sulla strada".

Amor farà pizze. Sappiamo che sono uniche, addirittura brevettate. Ma magari ci si aspettava un ristorante, un bistrot, qualcosa con la cucina.
"Il progetto per Milano è nato proprio così, come primo atto del percorso di questo prodotto, che prevede una cottura in tre tempi dell’impasto e rende il carboidrato qualcosa di leggero, digeribilissimo, molto sano. Da consumare velocemente, a pranzo, o per il takeaway, ma di qualità altissima; una nuova formula che definiamo fast casual, rivolta a un nuovo segmento di mercato, perfetta per Milano. Abbiamo fondato una nuova società dedicata a questo progetto. Abbiamo creato stoviglie con il nostro brand".

Tra i soci c’è Leeu, marchio sudafricano che nasce in India, con cui avete progetti anche in Sudarica e in Marocco. Avete anche un bistrot a Parigi e ne avevate uno a Tokyo. Vi ispirate a modelli come Ducasse, che ha venti ristoranti in giro per il pianeta?
"A Tokyo il locale andava bene, ma abbiamo dovuto chiudere per problemi totalmente personali del nostro socio locale. Da allora abbiamo deciso di fare le cose basandoci solo sulle nostre forze. Alain (Ducasse) è bravissimo e lo ammiriamo, ma non tutte le sue imprese le gestisce in prima persona, cosa che invece vorremmo fare noi".

Come mai adesso avete scelto Milano?
"Perché è la vera metropoli italiana, un mercato magnifico per un imprenditore, una bella palestra dove verificare la validità delle iniziative: se funzionano qui, possono affrontare il resto del mondo".
Acciughe e Chorizo. (foto Brambilla Serrani)
Acciughe e Chorizo. (foto Brambilla Serrani)  

Philippe Starck, già coinvolto per il vostro Stern a Parigi, è un creativo straordinario che passa molto tempo nei dintorni di Venezia. Questo si vedrà, nel locale di corso Como?
"Sì, a partire dal logo che ha creato (realizzato da Polpetta, la divisione grafica del nostro gruppo), è una maschera veneziana un po’ modificata. E dentro ci saranno elementi che richiamano Venezia, sarà molto luminoso, avrà degli elementi di vetro. Ma soprattutto sarà un nuovo concetto nel rapporto tra pubblico e personale. Qualcosa che si avvicina all’idea degli Apple Store: gli addetti sono nella sala, al di qua del banco, per accogliere la gente e consigliarla, muovendosi con loro nello stesso spazio; dietro il banco stanno solo quelli che preparano il cibo. Tutto a vista. Aperto da colazione a cena. Servizio al tavolo solo la sera. Niente soft drink industriali, le bevande sono tutte preparate sul posto, a partire dalle basi che crea Massimiliano a Padova e vengono portate qui. Idem per i cocktail. Avremo tre birre, di Baladin, e tre vini. Fine".

Bello, innovativo. Ma, di nuovo, perché la scelta di non fare un locale gourmet?
"Non ho detto che non vogliamo farlo. Questo progetto è nato così. Poi, del resto si può parlare in seguito. Non ho nulla di concreto, eh, ma certo non escludo la possibilità".
La vegana. (foto Brambilla Serrani)
La vegana. (foto Brambilla Serrani) 

Secondo lei perché Milano non ha un tre stelle?
"Non deve chiederlo a me. Lo chieda alla Michelin".