Il Gusto

Polenta, vino e formaggi con la canicola? Sì, se siete al Rifugio Bertone

Polenta, vino e formaggi con la canicola? Sì, se siete al Rifugio Bertone
Questa oasi tra le vette del Monte Bianco permette di fuggire all'afa delle valli e delle città e perdersi nella bellezza e nei sapori di alta quota. Seguici anche su Facebook 
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Un paio di settimane fa vi ho portato a mangiare in riva al Mediterraneo – ah, che meraviglia la Trattoria Pina a Vulcano –, questa invece andiamo sulle vette, per la precisione a 1996 metri sul livello del mare. Appena arriva la bella stagione non perdo occasione per mangiare fuori, ove per “fuori” intendo proprio all’aperto, sotto il cielo azzurro o le stelle. Il problema è che in pianura in questi giorni il sole incenerisce, così per godersi il dehors bisogna dirigere verso luoghi che promettano un poco di refrigerio. Il rifugio Bertone è uno di questi.

Si arriva a Courmayeur – celeberrima località montana valdostana, di quelle che d’estate più che d’alpinisti si riempiono di famiglie e anziani griffatissimi – e di qui con una passeggiata in val Sapin di 2h 15min teorici si giunge a una casetta incastonata tra le montagne (c’è un sentiero più morbido dalla Val Ferret). La mia signora ed io non siamo esattamente Rossana Podestà e Walter Bonatti ma con fatica, sudore e lingua a penzoloni (veniamo superati persino da un’eroica bambina di cinque anni) riusciamo a
guadagnare la vetta. E appena la fatica finisce, il cuore si spalanca: i prati, il Massiccio del Monte Bianco, i ghiacciai che lassù che volgono al blu. Sedutici alle panche sotto il pergolato di questa casetta di legno, dopo le coeur si squaderna anche lo stomaco.
Le osmize, il regno dei salumi in alta quota
Le osmize, il regno dei salumi in alta quota 

È il giorno giusto: oggi è la “Festa dei rifugi” – hanno appena aperto – e un menu fisso da 17 euro ci propone: un misto di salumi valdostani – l’immancabile mocetta, coppa, prosciutto alla brace, speck (squisito) –, la polenta con lo spezzatino, una torta cioccolato e pere fatta in casa, un quarto di vino. Molto bene. Mia moglie, che è filologica, sostituisce il suo “main course” con una polenta valdostana, cioè con i formaggi: comincia ora il periodo degli alpeggi e se la fontina “nuova” arriverà solo a fine estate (ha bisogno di tre mesi di stagionatura) già si affacciano nei caseifici tome che san di fiori e di erba. Bevendo vino e acqua di fonte, con poco più di trenta euro mangiamo felici e appagati. E per un’ora ci godiamo il panorama cancellando tutte le preoccupazioni. Soprattutto quella di dover ridiscendere a valle.