Il Gusto

Bye Bye Blues a Palermo, il ristorante che scaccia la tristezza

Bye Bye Blues a Palermo, il ristorante che scaccia la tristezza
A Mondello, la chef Patrizia Di Benedetto, prima donna stellata in Sicilia, valorizza con classe spirito e ingredienti del Mediterraneo. Seguici anche su Facebook
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Che dolce il sorriso della chef Patrizia Di Benedetto. Accoglie ogni ospite all'ingresso, per un saluto, come per dire "eccomi qua". Poi sparisce in cucina, da dove parla attraverso i suoi piatti, e non torna che a fine serata.
E che bello vedere che ai fornelli la dolcezza di quel saluto lascia il posto alla grinta: in cucina nessuna distrazione, attenzione maniacale a cotture e proporzioni tra gli ingredienti, per valorizzare al massimo i prodotti siciliani, i soli che vuole mettere nel piatto.

Per questo mangiare al Bye Bye Blues pare riconciliare col mondo e soprattutto col mediterraneo, che per Patrizia è "l'essenza del nostro essere".
Non a caso ha scelto questo nome per il suo locale, meta prediletta per i palermitani dal 1991: "Addio malumore", questo è il luogo del benessere, in tutti i sensi: "per me - dice la chef - mangiare bene coincide col mangiare in modo salutare, utilizzo solo prodotti del mio territorio di produttori con cui ho un rapporto di fiducia, soltanto prodotti stagionali, con garanzia di qualità e freschezza delle materie prime".

Se i primi tempi la voglia di sperimentare in cucina non le ha dato vita facile ("ho dovuto faticare parecchio"), non sono tardate le soddisfazioni, da dividere con il marito, il sommelier Antonio Barraco, da parte della clientela e della critica. Nel 2011 arriva qui nel cuore di Mondello-Valdesi la stella Michelin, la prima per una donna chef in Sicilia e la prima a Palermo dopo venti anni di assenza.

Si parte con un piccolo manifesto di sicilianità: il mini sfincione di impasto fragrante, profumato di pomodoro e cipolla, la tartina di pesce su una delicata brisee e il bocconcino di pesce bianco su salsa di piselli e cipolla caramellata. Poi ecco dalla carta un tuffo nel mediterraneo, di terra e di mare. Oltre ai crudi da manuale, che - a proposito di territorio - si sposano magistralmente con un metodo classico siciliano, il 700 s.l.m. di Cusumano Winery,  arrivano cotti alla meraviglia gli scampi grigliati al carbone su verdurine e zuppetta di ricotta alla curcuma; poio il delicato e insieme intenso il pomodoro cotto sottovuoto ripieno di melanzane viola, immerso in un suadente brodetto di latte di mandorla.

Tra i primi (disponibili anche con pasta gluten free), imperdibili nella loro schietta semplicità gli spaghetti alle uova di cernia, con un tocco di maggiorana. La sensibilità per le cotture si rivela in tutta la sua altezza nella ricciola in crosta di mandorle in un brodetto di miso.
Ecco, a proposito, qua e la spuntare qualche nota nipponica, passione della chef che non ha caso ha molti clienti dal Giappone, dove la chiamano spesso per lezioni e consulenze. E dove è diventata ambasciatrice della cultura gastronomica dell'Isola.

Per dolce, emblematico di tanta classe legata alle proprie radici, l'elegante cagliata di gelsomino e gelo di anguria con meringhe alla cannella.
Il conto? Menu degustazione a 65 euro, più o meno lo stesso alla carta.