Il Gusto

Milano: dalla stella di Iyo agli spazi sartoriali di Ichi Station

Milano: dalla stella di Iyo agli spazi sartoriali di Ichi Station
Il nuovo regno di Haruo Ichikawa. Formula omakase e pesce freschissimo per un'esperienza per pochi: i posti sono solo otto. Seguici anche su Facebook
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Finalmente ha aperto, e i suoi fan non saranno delusi. Haruo Ichikawa è noto da anni ai gourmet milanesi, ma è diventato famoso per la stella conquistata in coppia con Lorenzo Lavezzari al ristorante Iyo (novembre 2014): era il primo ristorante etnico in Italia gratificato da una stella Michelin, un traguardo storico. Quando ha lasciato Iyo, ha fatto diverse consulenze, fluttuando qua e là (è ancora in corso quella nel meraviglioso giardino del Four Seasons di Firenze, dove affianca Vito Mollica nel bistrot asiatico Magnolia). A Milano ha aperto di recente anche un piccolo sushi point, Ichi Station. Lunedì 9 e 16 animerà due serate di fusion giappo-argentina per i vent’anni del ristorante Don Juan, ma questo è proprio il suo posto, e i soci Paolo Peri e Giorgio Capelli (insieme hanno una pizzeria molto quotata a Barcellona, La Sedici) e Stefano Legnani gli lasciano ovviamente carta bianca.

Aperto da pochissimo, per ora serve solo al banco, e vale la pena andarci. Dopo la saletta, dietro la parete di scaffali si consuma un rito antico, dai ritmi lenti, che fa ritrovare una dimensione dimenticata. Il banco è costruito intorno allo spazio necessario alle preparazioni di crudo, un palco su cui si muove il protagonista, Haruo Ichikawa, attore unico dello spettacolo.
Dietro le quinte si intravede la cucina, a vista sì, ma solo attraverso una porta, dove altri personaggi lavorano, silenziosi. Il silenzio (la musica è bassissima, quasi impercettibile) è la cosa che colpisce di più: non siamo abituati, viviamo nel frastuono anche nelle sale della maggior parte dei ristoranti, dove dovremmo cercare invece pace e quiete, che conciliano la convivilità. La cerimonia è per sole otto persone, sedute dall’altra parte del banco angolare, spettatori e consumatori, tra quattro pareti di nipponica sobrietà. Una situazione casalinga, intima, perfetta per osservare i gesti precisi di Ichilawa, gli spostamenti pacati e per gustare meglio il cibo.

La formula è omakase, menu unico per tutti, cinque o sei portate, che soddisfano per qualità e quantità: "Meglio dare di più, così nessuno ai lamenterà per aver mangiato poco", ride lo chef. Tra i piatti ci può essere un sashimi o un sushi fatti sotto i vostri occhi (Ichikaza estrae da un cassetto di legno crostacei, frutti di mare, filetti dalle squame lucide e dai colori sgargianti, riposti in modo ordinato, come gioielli), un piatto composto da assaggi di mare (superlativa la moeca fritta al tè verde), verdure, pasta, carne wagyu o un delizioso nimono, sapide verdure cotte in brodo di alghe. Si termina, in genere, con la frutta.

Che cosa bere? Sorpresa, la carta dei vini è firnata da Sandra Ciciriello (la ex socia di Alice), che a sua volta ha appena inaugurato un locale, il 142 Restaurant. Ma non perdetevi invitanti tipi di sake, i raffinati junmai e le birre artigianali. Un omakase costa 90 euro e per ora Ichikawa (in via Lazzaro Papi 18) è aperto solo la sera.