L'Osteria Francescana cambia volto: restyling nel segno dell'Arte
Carlo Gregori
Massimo Bottura (le foto del servizio sono di Diego Camola)
Le pareti del ristorante come quelle di un museo contemporaneo, tra fiori, colori e quadri. E la cena diventa un'esperienza estetica. Seguici anche su Facebook
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Un percorso di fiori abbozzati nel buio che in sala sbocciano ed esplodono, diventando un giardino con insetti che cercano il nettare nelle corolle. Sale colorate, piene di quadri dai colori vividi, installazioni, punti luce leggeri dalle luci calde. Tante opere d’arte. E poi ecco ad accoglierci l’inaspettata Rose, seduta all’ingresso del ristorante ritenuto il più importante del mondo che, con la sua aria un po’ svagata e sciatta, propone il suo mercatino delle pulci lasciando di stucco chi entra. Rose sembra viva. In realtà l’anziana signora è un blocco di bronzo da 250 chili rivestito da qualche diavoleria che sembra talmente una pelle che si cerca il suo sguardo, un suo piccolo movimento del collo. E invece è una scultura del maestro dell’iperrealismo americano Duane Hanson, morto nel 1996. "Volevo trasmettere solo un profondo bisogno di rinnovamento interiore. Dopo tanti anni di arredamento minimalista, era arrivato il momento di portare vita, colore, novità. Non solo per i nostri clienti ma per il personale. Perché loro qui ci lavorano, hanno bisogno di bellezza e freschezza. Sono orgoglioso del risultato ottenuto grazie all’impegno di straordinari artigiani e ditte modenesi, come quella di Massimo Morandi e tanti altri".
Osteria Francescana: il restyling del nuovo decennio
Massimo Bottura ci introduce con il suo tipico entusiasmo nella nuova veste interiore dell’Osteria Francescana, dopo un restyling come non si era mai visto. E ieri, terminati i lavori di realizzazione in tempi strettissimi sotto il controllo della moglie Lara Gilmore, l’ha mostrato in pubblico in occasione del “reopening” dell’Osteria Francescana (contemporaneo a quello di Villa Maria Luigia e della Franceschetta). Lo chef - conoscitore e appassionato di arte contemporanea - gira da una stanza all’altra e per i corridoi orgoglioso di mostrare questo giro sorprendente, per le sale di un ristorante che non è più solo un luogo di esposizione di opere d’arte o di arredamenti raffinati, ma un ambiente nel senso più pieno del termine: un involucro di fiori, farfalle e colori. Mentre in via Stella iniziano a radunarsi i fortunati che potranno pranzare scegliendo nel nuovo menù dedicato al “Ricordo del Po (in memoria di Mario Soldati)”, Bottura spiega opera per opera il significato di qualcosa che coinvolge persino bagni e sgabuzzini.
Dopo lo choc dell’incontro con Rose e il suo flea market ("Rose stessa - spiega Bottura - è il primo segno di rinnovamento: è la primavera, il tempo in cui in America la gente mette davanti a casa le cose vecchie da vendere"), ecco nell’ingresso due poltrone roccocò tutte di seta rosa con una farfalla enorme ricamata sul sedile: le ha prodotte Gucci per lui. L’incredibile rivestimento del pavimento - una simil-moquette realizzata in 3d dal celebre designer belga-olandese Marcel Wanders - avanza scuro fino alla sala dove esplode in mille colori. Ci sono lampade ad uccellino, la ruota multicolori di Damien Hirst ("È un’opera che ricalca un gioco da bambini e che Hirst ha voluto realizzate con un pedale su una piattaforma rotante sulla quale lanciava secchiate di vernice di colori predisposti prima. È il colore il centro di questa opera: un colore vitale, pieno di energia", spiega Bottura). Nel bagni, alle pareti, farfalle ovunque. Il corrioio, più oscuro, il piccione di Cattelan ha lasciato spazio a un’opera bizzarra che dice di aver rincorso per anni. È una tela di Dan Colen. Sembra un’imitazione di Pollock. In realtà i segni colorati sono chewing-gum masticati e attaccati. "È un’opera o la posso fare anch’io? La gente si ferma comunque a chiedersi cos’è. Per me è poesia". La sala ristrutturata dell'Osteria Francescana
In sala troviamo anche un artista modenese, Giuliano Della Casa: alle pareti sono esposti alcuni suoi acquerelli della serie “Cloud Nine” coi testi di Robert Crosson. "Della Casa l’ho scelto perché mi piace. Amo l’arte per l’arte; non amo un artista per il prezzo delle sue opere o perché è celebre. Questa scelta è un omaggio a un artista nostro concittadino che ha tanto lavorato coi poeti". Poi c’è un dittico dell’inglese Peter Halley dedicato alla città alienante e alla fuga salvifica nel colore; ci sono i piatti colorati di Alessandro Michele. Tanti Murakami pieni di farfalle. Se è vero che mangiare alla Francescana è un’esperienza estetica più che un pasto, da oggi lo è ancora di più.