Parte con lentezza mediterranea la ripresa caprese. Abituata da secoli a ritrovarsi senza grandi sforzi piena di forestieri e di prenotazioni da primavera a ottobre, sigillata ermeticamente per tre mesi, traumatizzata dal Covid-19 e dalla necessità di mettersi a correre per recuperare il tempo e il denaro perduti, la macchina turistica girerà bene per i primi di luglio, quando avranno riaperto alberghi, ristoranti, boutique, locali e localini. Un debutto con un profilo insolitamente e sorprendentemente basso, che vede di nuovo protagoniste aziende a carattere strettamente familiare. Nonostante i dobloni che negli ultimi tre-quattro anni hanno riempito i forzieri di tanti Paperoni Isolani, anche qui trionfa - per fortuna - la logica e la forza dei clan casalinghi allargati.
Capri in slowmotion: l'isola blu alla prova della ripartenza post Covid
Mentre i primi grandi yacht ancorano tra Marina Grande e Marina Piccola, facendo sognare sbarchi e guadagni d'antan, ci piace raccontare le prime tavole che abbiamo potuto visitare, con un rassicurante profumo d'antico. Intendiamoci, i Capresi nel corso dei secoli hanno conquistato una fama meritatissima per la capacità di accoglienza, anche se col tempo la gentilezza si è talvolta rivelata una fragile patina di sorrisi che coprivano un desiderio che troppo spesso si rivelava ingordigia. Son diventati cortesi anche i buttadentro, alla disperata ricerca di nuovi avventori, e si trova posto persino negli stabilimenti dove se non eri russo, americano o italiano tanto danaroso quanto pirla, senza la prenotazione oliata di un concierge complice, la lista d'attesa si rivelava senza speranze.
Mi piace raccontare tre tavole dove il valore umano è un elemento prezioso: i Bagni di Tiberio, dove mangi pieds-dans-l'eau; da Tonino, dove mangi in un angolo superstite di campagna sopra l'Arco Naturale; e la Capannina, nel cuore del paese.
A Palazzo a mare, i bambini imparano a nuotare lanciando gridolini gioiosi e impauriti, su una spiaggetta di piccoli ciottoli protetta dai resti del porto romano che fu costruito per proteggere le triremi della flotta imperiale. I mezzi più veloci dell'epoca, pronti a partire h24, sia per mettere in salvo lontano l'Augusto nel caso in cui si paventasse un attacco, sia per trasportare ordini e notabili di alto rango. Assieme al verde, l''Opus reticolatum" tiene da secoli la montagna imbrigliata e sembra essere stato incastonato lì da pochi mesi. Guardo la terra battuta e riempita di sassi puntuti, arrossata dal sole che scende dietro Ischia e, come facevo da piccolo, dal cestino del pane strappo mollica da gettare ai mille pesci che si affollano famelici ai piedi della palafitta sulla quale poggia il ristorante. Mi perdo nella luce rifratta, finchè non mi scuote la voce di Salvatore, che recita il menu. Premessa. Attenzione, Capri non è un'isola per gourmet: quelli è meglio che vadano in Costiera, tra Vico e Nerano. A Capri c'è solo una indicazione elementare da seguire: piatti semplici e classici. Come dice un mio amico americano: "Stick to the f...ing basics!". Quindi la scelta è facile: una spettacolare impepata di cozze, un assaggio di ravioli indigeni (con filetto di pomodoro) e una ricciola viva, che divido con i miei commensali. La stessa ricetta vale per i vini, bianchi e campani, giovani e freschi. Se non mangiate troppo, godurioso tuffarsi, sognando di incrociare qualcuna delle Sirene che tentarono invano di sedurre col loro canto sensuale Ulisse. La chiave prima di un qualsiasi soggiorno isolano è quella di rilassarsi, fino al limite dell'oblio: ci sarà sempre lo squillo di un cellulare indiscreto a riportarvi all'ordine!
Seconda tappa. Capri Paese, esterno sera, temperatura 24/27°, l'ideale per un aperitivo in Piazza. Gli habituè si dividono per bar, dal Tiberio al Piccolo (e dal Caso al Gran Caffè quando riapriranno). Di giorno purtroppo gli è consentito di servire - in precario equilibrio sui tavolinetti - pizze gommose, meglio venire al tramonto per un cocktail o due e godersi lo spettacolo dello struscio. Per la verità a ranghi ridotti, visto il numero ristretto di ospiti arrivati da fuori.
Gradevole dover scegliere un posto per la cena. Ai pigri non resta che coprire cento metri per arrivare al primo arco medievale di Via le Botteghe, dove in un tripudio di foto ricche di celebrità vi attende Antonio, col veloce figlio Francesco, impeccabili padroni di casa della Capannina. Anche se aprì come Trattoria Savoia nel 1931, il tempo sembra essersi fermato ai gloriosi tempi della Dolce Vita, dalla divisa sbarazzina dei camerieri al menu, nostalgia tra i Sessanta ai Novanta, col grande vantaggio di un servizio curato e una offerta che difficilmente delude: in ogni stagione, una zuppa fresca, verdure e legumi di stagione; linguine al sugo di scorfano, calamaretti ripieni. Eccellente torta di mandorle e cioccolato. Che sollievo, sapere con certezza che ciò che ti appresti a ordinare, al momento dell'assaggio si rivelerà proprio quello che aspetti.
Per i meno pigri, e per i più curiosi, una piacevole passeggiata verso l'Arco Naturale vi trasporterà in una zona meno frequentata e meno contaminata dell'isola. Puntate verso la piccola antica edicola votiva dedicata alla Madonna di Matermania, che la notte si accende di una psichedelica corona al neon, e al bivio a destra camminate tre minuti verso il Piano delle Noci.