Venezia 2014

IL PERSONAGGIO

Venezia 71, la battaglia di Carlo Verdone: per gli italiani, e per sfuggire ai selfie

L'attore e regista fa un bilancio della sua esperienza da giurato del concorso. "Munzi e Martone hanno fatto due opere importanti, ma andando avanti nelle discussioni la giuria ha virato sul film di Saverio Costanzo". I colleghi, il pubblico, i fan. "Non sapevo come evitare a quelli che si volevano fare una foto con me"

1 minuti di lettura
VENEZIA - Il giurato Carlo Verdone spiega i premi dati, o mancati, ai tre italiani in concorso e sembra uno studente a un esame universitario: "Ho lottato per Hungry Hearts, Il giovane favoloso, Anime nere, perché erano buoni film, non perché erano italiani. Munzi e Martone hanno fatto due opere importanti. Ma, andando avanti nelle discussioni la giuria ha virato sul film di Saverio Costanzo e gli altri sono stati lasciati indietro. Hungry Hearts ci aveva emozionato di più, per la regia e la prova degli attori. È un film piccolo, angusto, claustrofobico, difficile. 'Due camere e cucina', ma con una tensione che sale e che è stata grande argomento di discussione. Quanto agli altri premi, posso solo sottolineare che tutte le scelte fatte sono di grande qualità. È una giuria molto intellettuale".
[[ge:rep-locali:repubblica:95165042]]
Il regista misura le parole. L'aveva detto fin dall'inizio, "mi batterò se trovo un film che valga la pena, lo ha fatto quello di Costanzo. Finalmente libero dal fardello, il regista chiude col sorriso due tragicomiche settimane alla Mostra che lo ha visto mattatore. Il momento più commovente, il premio Premio Bresson: lo ha dedicato piangendo al padre Mario, "il migliore dei Verdone". La sorpresa: su uno schermo alla Biennale Architettura l'emigrante pugliese di Bianco Rosso e Verdone, non lontano dalle immagini di Truffaut. E poi la cena con il presidente Napolitano, a cui ha anticipato il suo nuovo film.

L'entusiasmo dei fan, pari solo a quello per Al Pacino, lo ha costretto a una vita da recluso, sigarette fumate di nascosto. In spiaggia, di notte, un gruppo di ragazzotti ha preteso l'autoscatto al buio. Di giorno due signore se lo sono preso a braccetto e non mollavano. "Non ce la faccio più, sono distrutto. Mi trovano dappertutto", si sfogava tra le risate dei colleghi giurati (qualche selfie lo hanno voluto anche loro). Gettonate le sue imitazioni perfette di Philiph Groening al telefono alle riunioni, e quella del sorriso angelico di Jessica Hausner.

L'intellettuale presidente Desplat gli ha fatto uno scherzo, piombato alle spalle con l'ipad "Selfie". E poi, una scena, che sembra uscita da Hungry Hearts: Verdone va in bagno durante una proiezione. Al momento di uscire gli resta la maniglia in mano. Inizia a chiamare aiuto. Minuti di panico, poi gli apre un signore cinese. Che lo scruta, il volto pallido e provato e gli chiede in inglese: "Posso fare un selfie?".