Tuffi

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Daley, il play boy della piattaforma

L'ex ragazzo prodigio inglese rischia di rimanere vittima della sua vanità (la Kournikova e stata una sua ex): "Non mi dispiace piacere, ma qui voglio l'oro. Temo il cinese ma ho qualche trucco per distrarlo..."

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LONDRA - River Phoenix, David Beckham, uno dei Take That? No, Tom Daley. Il tuffatore precoce che a Pechino, quando a soli 14 anni già rappresentava un intero paese dopo essersi qualificato due anni prima per i Giochi del Commonwealth e solo dopo si resero conto che non era possibile fare gareggiare un bambino (12 anni). Non ancora uomo ma già abbastanza ragazzo per nascondersi dietro la carta d'identità, Tom avrebbe aperto altri boccaporti proprio ai Giochi del 2008: dov'è il confine fra ragazzata e professionismo. La Korbut, la Comaneci. Lui. E quando si buttava giù non si capiva migliaia di mamme, dalla natìa Plymouth alle Ebridi, non si capiva se fossero più preoccupate, per via dell'età, o più affascinate per via di quei muscoli già definiti, per quella motivazione che mai andrebbe sviluppata a tal punto in un ragazzino, per la forza, il coraggio, la sventatezza. Migliaia di fratelli immaginari che davanti alla televisione si massacravano a morsi le unghie perché avrebbero voluto essere lì a posto suo con le sue qualità: un po' lo invidiavano e un po' lo veneravano. Sembrava impossibile che Tom Daley durasse.

Non ha vinto, in Cina, è arrivato settimo (ottavo nel sincronizzato), ma sta durando. Un anno dopo è diventato campione del mondo a Roma, entrando in acqua come una freccia dai dieci metri, nello scenario che più lo ha colpito e che più gli resterà nella memoria (salvo un secondo prima di tuffarsi perché "in quel momento la testa è vuota"): lo scenario del Foro Italico: "Non credo sia possibile costruire una piscina più bella, a meno di non trasformare il mare in una piscina e una roccia nella piattaforma", ebbe a dire. I media britannici se lo stanno mangiando da cinque anni. Nel 2007 fu nominato dalla Bbc il giovane sportivo dell'anno. La precocità può danneggiare? "L'ho sempre pensato, il mio allenatore ne è convinto, in giro non fanno altro che ripetermi: guarda che tu finisce presto". Quindi bisogna far presto. Tom ha 18 anni. Può votare, bere, guidare. Domani Thomas Robert Daley, Tom The Bomb, Diver Boy, campioncino di judo a tempo perso, allenato da Andy Banks e dal cino-britannico Li Peng, salirà alle cinque in piattaforma per il sincronizzato dai 10 metri col suo compagno d'aria e d'acqua Peter Waterfield, che ha 31 anni, due figli e una medaglia d'argento nel sincronizzato ad Atene (la prima medaglia nei tuffi britannici dopo quella di Brain Phelps a Roma nel '60). Otto squadre di due, sei salti e undici giudici che devono dire se gli piaci o no.

Ma Alexei Evangulov, il russo direttore artistico della squadra britannica dei tuffi, quello che ha raccontato di avere iniziato a buttarsi in acqua dal trampolino di casa ascoltando i dischi dei Beatles che in Russia costavano 60 rubli, ce l'ha un po' con lui: "E' diventato un po' troppo vanitoso". Vanitoso e ribelle. Lo prese di petto per stimolarlo. Era maggio. Daley se l'è un po' legata al dito ma con affetto: "I complimenti fanno piacere a tutti". Ha avuto un sacco di fidanzate. Dicono anche che una sera sia stato sedotto da Anna Kournikova. Evangulov ha colto la palla al balzo: "Se non sta attento farà proprio la fine della Kournikova, che per star dietro alle copertine e ai fotografi ha smesso di giocare a tennis molto prima di quando avrebbe dovuto. Tom ha grande personalità ma una grande personalità non basta per diventare grandi atleti".

La preoccupazione di Tom rimane comunque un 'altra: Qiu Bo, il cinese è il principale indiziato per la vittoria della prova individuale e ogni tanto, se Tom si distrae, fa paura soltanto a nominarlo. "Ho un vantaggio: lui non ha mai gareggiato ad un'Olimpiade". Tom conta sulla scarsa attitudine a gestire la pressione del pur fortissimo avversario. Tom sostiene che nei tuffi esista una specie di invisibile tattica psicologica per smontare il nemico, per quanto tecnicamente superiore. "Passargli accanto, sfiorarlo per sbaglio, guardarlo negli occhi se ti incontri sotto la doccia". Più o meno quello che fanno i portieri all'avversario cha sta per calciare un rigore. La tecnica, certo, ma anche certi trucchi da biscazziere dei tuffi possono far girare la storia e andare a caccia di una medaglia