La Scala 2013

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La Scala, una Traviata senza cliché per la grande serata della lirica

Per la prima volta Violetta è la protagonista dell'inaugurazione della stagione scaligera. Una regia creativa, un direttore milanese e un cast esperto. Il personaggio diventa credibile e attuale, primo piano sui sentimenti e la psicologia dei personaggi. Al termine della serata, grande cena in omaggio a Verdi, con trionfo di culatello

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MILANO - La prima volta di Violetta come protagonista del 7 dicembre, la grande serata della lirica a Milano. Sulle spalle fragili dell'eroina di Traviata grava il compito multiplo di aprire la stagione scaligera, di farlo per la prima volta nella lunga storia dell'opera, e di chiudere le celebrazioni per il bicentenario verdiano; a favore del successo, giocano una regia di sperimentata vena creativa, un direttore milanese (che rischiava di diventarne il direttore musicale) e un cast esperto. A cominciare proprio dalla soprano Diana Damrau: tedesca, 42enne, nei panni della protagonista solo quest'anno è già entrata due volte (al Metropolitan di New York e a Zurigo), e dopo il 7 dicembre li indosserà ancora a Londra e a Parigi. Gioioso coronamento di una passione che la abita fin dall'infanzia ("Avevo 12 anni e ho visto il film di Traviata diretto da Zeffirelli"), e che adesso le permetterà, a ragion veduta e artisticamente vissuta, di interpretare una Violetta moderna, contemporanea, che parli il linguaggio degli uomini di oggi, in un capolavoro, dice, "ripulito dai cliché". In più, la Damrau è un po' un simbolo di rinascita, avendo cantato alla Scala in occasione della sua riapertura (nel 2004, con Muti).
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L'opera di Verdi, ispirata a La signora delle camelie (romanzo di Alexandre Dumas figlio), fu censurata a causa del tema un po' scabroso per l'epoca, che le valse anche fischi e insuccessi al debutto (6 marzo 1853) e un difficile percorso di avvicinamento al palco scaligero. La trama parla di un tema eterno, l'amore insidiato dalle convenzioni sociali, perché Violetta è una donna di mondo e Alfredo è un giovane perbene, il cui padre si oppone alla loro relazione. Lei, minata dalla tisi, morirà tra le braccia di lui. Il regista, il russo Dmitri Tcherniakov, il direttore Daniele Gatti e la stessa Damrau lavoreranno, concordi, per presentare un personaggio credibile e attuale, la cui malattia, prima che del fisico, è dell'anima, rivela il disagio prima derivato dalla paura dell'amore, poi dal dolore di perderlo.

Dell'ambientazione parigina resterà poco, e così dell'epoca: i primi piani sono sui sentimenti, sulla psicologia dei personaggi. Il ruolo di Alfredo è affidato a Piotr Beczala, solido tenore polacco, già visto alla Scala e già diretto da Gatti. Suo padre Giorgio è il baritono serbo Zeljko Lucic. Flora è Giuseppina Piunti, Annina è Mara Zampieri. Insieme faranno rivivere arie celebri nel mondo e nei secoli, da "Amami Alfredo" a "Libiam ne' lieti calici" e a "Parigi, o cara".

Venerdì sera, dopo la rappresentazione, una sontuosa cena di gala offerta dagli sponsor a 450 ospiti (il cast, la sovrintendenza, i politici) si svolgerà nei saloni dorati e fiabeschi della Società del Giardino, addobbati con decori floreali sui toni del viola (Violetta) e del bianco (La Signora delle Camelie), con stoviglie pregiate e coppette di cristallo decorate d'oro zecchino. Rigorosamente d'ispirazione verdiana il menu; compito, questa volta, relativamente semplice per gli organizzatori, la società Caffè Scala, dato che Verdi era un vero gourmet e nei suoi carteggi come nelle memorie dei contemporanei abbondano ricette e riferimenti: tra i tanti piatti che saranno serviti da camerieri in guanti bianchi, anolini al culatello e parmigiano, risotto con pasta di strolghino, petto di faraona avvolto in culatello.