Sono le donne protagoniste del battaglione francese che arriva sulla Croisette, e delle annesse polemiche. "La curiosità per i film di Maïwenn, Corsini e Breillat è tanta, anche perché hanno già tutte incominciato a far parlare di loro" spiega l'inviata di cinema del Parisien, Catherine Balle. "Sono registe che dividono e costringono a uscire da stereotipi e politicamente corretto" aggiunge Aureliano Tonet, giornalista a Le Monde. Jeanne du Barry di Maïwenn, presentato in apertura del festival, provoca l'ira delle femministe per aver diretto un maestoso ritorno di Johnny Depp nei panni di Luigi XV dopo il duplice processo per violenze contro l'ex moglie Amber Heard.
Le retour di Catherine Corsini, prima sospeso e poi invece confermato in concorso da Thierry Frémaux, è stato preceduto da accuse di presunti maltrattamenti e irregolarità per una scena di sesso con una minorenne durante le riprese in Corsica. La produzione ha risposto punto per punto, ma una certa tensione resta intorno alla regista che aveva diretto Valeria Bruni Tedeschi ne La fracture, presentato a Cannes nel 2021. Come la regista italo-francese, al centro di un altro caso per Les amandiers (Forever young), Corsini sarà forse costretta a difendersi sul tappeto rosso.
Tra i critici francesi, molti scommettono sul clima incandescente di L'été dernier di Catherine Breillat, veterana delle registe d'Oltralpe, che racconta la storia di una quarantenne con il suo figliastro minorenne. Breillat torna a Cannes, dopo aver avuto problemi di salute e un lungo processo in cui era vittima di truffa. "È un film che farà scandalo. Breillat sa dividere", nota Didier Péron, storica firma di Libération, il giornale che ha pubblicato articoli sulle accuse fatte a Corsini. Breillat, 74 anni, si era chiamata fuori dal movimento #MeToo, schierandosi contro Asia Argento e sostenendo che Harvey Weinstein non era "tra i peggiori".
Nella terzina dei film che ha più voglia di scoprire Tonet di Le Monde mette Le livre des solutions, ritorno di Michel Gondry dopo quasi otto anni di assenza, e Le procès Goldman di Cédric Kahn, a proposito del processo contro Pierre Goldman, intellettuale ebreo di estrema sinistra che venne ucciso nel 1979 in circostanze mai del tutto chiarite. "È un caso che ha segnato la gauche - spiega Tonet - uno dei tanti misteri francesi irrisolti". Nel film presentato nella Quinzaine des Cinéastes, il regista Arthur Hariri interpreta Georges Kiejman, principe del foro impegnato in tanti grandi processi, morto qualche giorno fa.
Altro film di processo è Anatomy of a Fall di Justine Triet, selezionato in concorso. La storia di una scrittrice accusata di aver ucciso il marito, ritrovato morto dopo una caduta dal loro chalet nelle Alpi. "Triet è per me una delle più grandi cineaste francesi" commenta il critico di Libération. Sandra Hüller, presente anche nel film di Jonathan Glazer, è tra le favorite per un premio all'interpretazione. Il film di Triet mette in primo piano un genere cinematografico poco frequentato Oltralpe. "Rispetto all'America, la Francia non ha mai avuto una tradizione di film di processi giudiziari" osserva Tonet. "Forse è Saint Omer di Alice Diop, premiato a Venezia, che ha lanciato un movimento" prosegue il giornalista di Le Monde.
E sempre di coppia parla L'amour et les forêts, nuovo fim di Valérie Donzelli con Virginie Efira, apparsa in copertina di Télérama con il pancione, ostentando la sua gravidanza a 46 anni. "Un thriller sentimentale che rischia di scuotere per il suo valore di denuncia della violenza psicologica di un marito" osserva l'inviata del Parisien. La sceneggiatura è firmata anche da Audrey Diwan, regista de L'evènement, Leone d'Oro a Venezia. Il film di Donzelli è presentato a Cannes Première, che l'anno scorso ha lanciato La nuit du 12 e As bestas, diventati successi a sorpresa in sala Oltralpe. "È una sezione da tenere d'occhio, offre grande visibilità senza essere esposti alla violenza della competizione" dice il critico di Libération che nella sua terzina di film da vedere mette Le règne animal di Thomas Cailley e Salem di Jean-Noel Berlin. Il critico di Libération è però impaziante di andare a scovare qualche nuova perla nelle sezioni collateralo. "In redazione e il nostro motto tra gli inviati di cinema non è 'andate e figliate' ma 'andate e portate nuovi figli belli'. E quasi sempre a Cannes c'è qualche battesimo inaspettato".