Gyllenhaal in giuria: “Parliamo di cinema in un mondo in emergenza. Poche donne? Problema sistemico”

Gyllenhaal in giuria: “Parliamo di cinema in un mondo in emergenza. Poche donne? Problema sistemico”
(agf)

L'attrice e regista, presidente della giuria di Venezia 83, risponde sulle tematiche della Mostra: la politica, la presenza di poche registe in concorso

2 minuti di lettura

Venezia – La giuria del concorso principale guidata da Maggie Gyllenhaal e composta da Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To, ha incontrato la stampa al Lido. Dopo un piccolo giallo sul fatto che questo tradizionale incontro fosse stato annullato (“problemi di conflitti di programma”) la conferenza è stata ripristinata e la prima domanda alla regista di La sposa! e La figlia oscura riguarda proprio l’impatto che le questioni globali, dalle guerre alle tensioni internazionali, avrà sulla Mostra.

“Ne parlerò più approfonditamente stasera, ma potremmo chiederci come sia possibile parlare di film proprio ora, mentre il mondo è in stato di emergenza; per me, la risposta ha a che fare con l'empatia. Penso che il cinema offra l'opportunità di trovare empatia dentro di noi. Personalmente, non credo che esistano argomenti che un regista non debba affrontare; penso che possiamo sfidare noi stessi ad ascoltare storie sulle persone più corrotte o perverse, perché ciò apre alla possibilità di provare empatia per loro e persino di osservare come anche noi potremmo celare un piccolo ’cattivo’, un po' di perversione o di corruzione dentro di noi, e combatterli”.

La giuria di Venezia 83 con la presidente Maggie Gyllenhaal, Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti,  Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat  e Johnnie To
La giuria di Venezia 83 con la presidente Maggie Gyllenhaal, Kaouther Ben Hania, Daniel Blumberg, Francesco Casetti, Xavier Giannoli, Shahrbanoo Sadat e Johnnie To (reuters)

Sulla questione che riguarda il basso numero di donne registe in concorso - alla regista danese May el-Toukhy si è poi aggiunta la coregista di Naza, Rachel Szor - Gyllenhall prima fa una battuta: “Immagino che alla fine sia emersa l'idea che gli uomini facciano film migliori. Ti risponderò seriamente dicendo che esiste ovviamente un problema sistemico; penso che per le donne sia molto più difficile ottenere finanziamenti per i propri film. Inoltre, è possibile che i temi su cui le donne — forti di un'esperienza di vita diversa — vogliono realizzare film non vengano sempre considerati "alta arte". Chi decide cosa è bello? Chi decide cosa ha valore? Vorrei anche aggiungere — seduta accanto a una delle persone che prendono queste decisioni — che mi trovo in un panel con moltissime donne e che ho anche una squadra femminile incredibile”.

La regista in chiusura dell’incontro sceglie poi di aggiungere qualcosa sul tema: “Credo che ci sia una certa confusione su cosa vale e cosa no, è da così poco tempo che le donne hanno l’occasione di fare film e lo fanno in modo diverso dagli uomini. Sul tema delle poche donne in gara quest’anno credo che il fatto che Barbera e la Mostra abbiano chiesto a me di essere presidente di giuria dopo i due film che ho fatto sia molto importante da considerare”.

L’attrice di Secretary e Il cavaliere oscuro si concede anche una riflessione personale sul suo percorso artistico: “Sul set di Secretary ero così giovane… avevo 22 anni e probabilmente dentro di me ero già una regista. Purtroppo però non vedevo intorno a me nessuna donna fare regia tranne Agnes Varda che faceva quello che avrei voluto fare io. Ammiravo delle attrici con un punto di vista artistico chiaro e un impatto creativo, che in qualche modo diventavano delle coautrici. Penso a Gena Rowlands nei film con il marito John Cassavetes, o Ingrid Bergman con Rossellini. Fare l’attrice non era il lavoro giusto per me e anche in quel primo film Secretary mi sono sentita come avessi un limite nel potermi esprimere”.

I commenti dei lettori