L'estate dei festival è all'inizio e, per gli appassionati, è sempre più difficile scegliere in un'offerta che si è fatta sempre più ricca, variegata e soddisfacente, in tutta Europa. Ma se è vero che molti festival non hanno una vera e propria identità, i loro cartelloni offrono tutto per tutti i gusti, senza un orientamento preciso, senza un'anima in fin dei conti, ci sono anche appuntamenti che, invece, proprio sul profilo hanno costruito il loro successo. Questo è il caso del Primavera Sound, che da quattordici anni cattura il cuore di Barcellona e lo fa pulsare a suon di musica. Un profilo davvero unico perché, per tener fede al proprio nome, il festival catalano offre ogni anno spazio alla primavera della musica, ovvero alle proposte musicali che meglio rappresentano non solo la contemporaneità ma, ancor di più, le ipotesi sul domani.
Primavera musicale, dunque, e per questo particolarmente affascinante, salutata da un crescente successo che ha portato il festival a diventare uno dei principali eventi europei, raggiungendo lo scorso anno il ragguardevole traguardo delle 170.000 presenze, ragazzi arrivati in Spagna da oltre venti nazioni diverse. Appuntamento internazionale, dunque - dal 28 al 31, anche se il Festival regala poi una lunga coda di concerti il primo giugno - che vale la pena frequentare proprio per capire meglio cosa la musica oggi abbia da offrire, anche in termini di ipotesi per il futuro. Non contano dunque soltanto le star, che pur sono presenti in cartellone, ma la curiosità di un pubblico che arriva a Barcellona per scoprire cose che non conosce, per ascoltare artisti che non ha mai visto dal vivo, in una girandola di concerti che iniziano al mattino e terminano nella notte inoltrata.
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Non è un festival identitario, dunque, non è fatto per confermare certezze: al contrario il Primavera Sound ha fatto dell'arte della sorpresa e della scoperta il suo cuore, mescolando generi e stili diversi, portando gli ascoltatori ad abbattere preconcetti e sicurezze, per immergersi completamente in un mare di musica, con diverse centinaia di concerti in tre giorni. Nato nel 2001, come piccolo festival di un solo giorno nello spazio di un museo, oggi il Primavera Sound si svolge nella grande area del Parc del Forum. Ed è così anche quest'anno, con una serie di grandi nomi, dai National agli Arcade Fire, dai Queens of the Stone Age ai Pixies, da St. Vincent a Caetano Veloso, dai Nine Inche Nails ai Godspeed You! Black Emperor, dai Mogwai agli Slowdive, Drive By Trucker e Foals, Julian Cope e Jonathan Wilson, e moltissime ed eccellenti nuove realtà, dai Cloud Nothing alle Dum Dum Girls, da Julia Holter a Kendrick Lamar, dai War on Drugs a Stromae, ma l'elenco è talmente lungo da rendere impossibile ogni ragionevole sintesi.
È un festival che è pensato per chi ama la musica, per chi vuole respirare per tre giorni solo e soltanto musica, non per chi insegue idoli o semplice divertimento, non per chi pensa che la musica sia un simpatico passatempo. Anche se, come ovvio c'è spazio soprattutto per il divertimento, per il godimento sonoro e fisico, tenuto insieme da un'organizzazione perfetta che è cresciuta negli anni assieme al successo del festival e ha saputo gestire la crescita con intelligenza e professionalità, con sei palchi all'aperto e un'auditorium per ospitare formazioni che arrivano da tutto il mondo, Italia compresa, rappresentata da quattro band della nuova scena, C+C=Maxigross, Junkfood, LNRipley e The Vickers.
I tre giorni di Barcellona sono un ottimo modo per ricordare che la musica, al di la della straordinaria crisi del mercato un tempo discografico e oggi digitale, è assolutamente viva e che la creatività, la voglia di raccontare il mondo attraverso i suoni e le melodie, è tutt'altro che assopita. Basta avere un po' di curiosità per scoprire gruppi, musicisti, realtà affascinanti e originali.
Primavera musicale, dunque, e per questo particolarmente affascinante, salutata da un crescente successo che ha portato il festival a diventare uno dei principali eventi europei, raggiungendo lo scorso anno il ragguardevole traguardo delle 170.000 presenze, ragazzi arrivati in Spagna da oltre venti nazioni diverse. Appuntamento internazionale, dunque - dal 28 al 31, anche se il Festival regala poi una lunga coda di concerti il primo giugno - che vale la pena frequentare proprio per capire meglio cosa la musica oggi abbia da offrire, anche in termini di ipotesi per il futuro. Non contano dunque soltanto le star, che pur sono presenti in cartellone, ma la curiosità di un pubblico che arriva a Barcellona per scoprire cose che non conosce, per ascoltare artisti che non ha mai visto dal vivo, in una girandola di concerti che iniziano al mattino e terminano nella notte inoltrata.
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Non è un festival identitario, dunque, non è fatto per confermare certezze: al contrario il Primavera Sound ha fatto dell'arte della sorpresa e della scoperta il suo cuore, mescolando generi e stili diversi, portando gli ascoltatori ad abbattere preconcetti e sicurezze, per immergersi completamente in un mare di musica, con diverse centinaia di concerti in tre giorni. Nato nel 2001, come piccolo festival di un solo giorno nello spazio di un museo, oggi il Primavera Sound si svolge nella grande area del Parc del Forum. Ed è così anche quest'anno, con una serie di grandi nomi, dai National agli Arcade Fire, dai Queens of the Stone Age ai Pixies, da St. Vincent a Caetano Veloso, dai Nine Inche Nails ai Godspeed You! Black Emperor, dai Mogwai agli Slowdive, Drive By Trucker e Foals, Julian Cope e Jonathan Wilson, e moltissime ed eccellenti nuove realtà, dai Cloud Nothing alle Dum Dum Girls, da Julia Holter a Kendrick Lamar, dai War on Drugs a Stromae, ma l'elenco è talmente lungo da rendere impossibile ogni ragionevole sintesi.
È un festival che è pensato per chi ama la musica, per chi vuole respirare per tre giorni solo e soltanto musica, non per chi insegue idoli o semplice divertimento, non per chi pensa che la musica sia un simpatico passatempo. Anche se, come ovvio c'è spazio soprattutto per il divertimento, per il godimento sonoro e fisico, tenuto insieme da un'organizzazione perfetta che è cresciuta negli anni assieme al successo del festival e ha saputo gestire la crescita con intelligenza e professionalità, con sei palchi all'aperto e un'auditorium per ospitare formazioni che arrivano da tutto il mondo, Italia compresa, rappresentata da quattro band della nuova scena, C+C=Maxigross, Junkfood, LNRipley e The Vickers.
I tre giorni di Barcellona sono un ottimo modo per ricordare che la musica, al di la della straordinaria crisi del mercato un tempo discografico e oggi digitale, è assolutamente viva e che la creatività, la voglia di raccontare il mondo attraverso i suoni e le melodie, è tutt'altro che assopita. Basta avere un po' di curiosità per scoprire gruppi, musicisti, realtà affascinanti e originali.