Judith Hill: “La mia fragilità superata solo grazie a Prince”
di Carlo MorettiUn palmares di collaborazioni senza eguali: Michael Jackson, Prince, Stevie Wonder, Rod Stewart. Prima di diventare una cantautrice di successo, Judith Hill è stata una delle voci più richieste. Poi l’incontro con Prince che le ha prodotto il disco di debutto, Back in time. In questi giorni, in attesa di pubblicare il suo prossimo disco, la cantautrice americana arriva in concerto in Italia, il 2 novembre al Blue Note di Milano, il 4 all’Auditorium Parco della musica per il Roma Jazz Festival e il 5 a Bologna al Bravo Caffè.
Ha da poco pubblicato un nuovo brano, "Runaway train”, in cui dice di sentirsi come un treno in fuga, perché?
“Facciamo per anni tour in giro per il mondo e se da un lato è molto eccitante perché visiti città e sali su palchi diversi, a un certo punto ti rendi conto che ciò che vivi non è più soltanto una carriera ma uno stile di vita. La musica ha una serie di conseguenze e sacrifici, io ho perso il senso di comunità che avevo quando vivevo a casa mia”.
Il brano p…
Un palmares di collaborazioni senza eguali: Michael Jackson, Prince, Stevie Wonder, Rod Stewart. Prima di diventare una cantautrice di successo, Judith Hill è stata una delle voci più richieste. Poi l’incontro con Prince che le ha prodotto il disco di debutto, Back in time. In questi giorni, in attesa di pubblicare il suo prossimo disco, la cantautrice americana arriva in concerto in Italia, il 2 novembre al Blue Note di Milano, il 4 all’Auditorium Parco della musica per il Roma Jazz Festival e il 5 a Bologna al Bravo Caffè.
Ha da poco pubblicato un nuovo brano, "Runaway train”, in cui dice di sentirsi come un treno in fuga, perché?
“Facciamo per anni tour in giro per il mondo e se da un lato è molto eccitante perché visiti città e sali su palchi diversi, a un certo punto ti rendi conto che ciò che vivi non è più soltanto una carriera ma uno stile di vita. La musica ha una serie di conseguenze e sacrifici, io ho perso il senso di comunità che avevo quando vivevo a casa mia”.
Il brano parla anche di come una donna deve difendersi in un ambiente come questo.
“La musica nel mondo occidentale è associata all’idea della celebrità, per cui devi vendere molti dischi e biglietti, devi essere famoso. Non devi essere Beyoncé per avere un impatto importante con la tua musica. Che suonino su un palco piccolo o su un grande palco, gli artisti sono tutti importanti allo stesso modo, il mondo ne ha bisogno”.
Il nuovo album tratterà gli stessi temi?
“Nel disco vado ancora più a fondo, esperienze vissute in questi anni, parlo di identità, di cosa significa essere una donna della mia età nel music business. Ho cominciato 15 anni fa, nel frattempo quasi tutte le mie amiche si sono sposate e hanno avuto figli, non ci si riesce a vedere nemmeno tra artisti, tutti sono continuamente in tour”.
Nel 2009, pochi mesi prima di morire, Michael Jackson la scelse per il tour “This is it”.
“Mi presentò un mio amico musicista e dopo un’audizione Michael mi volle per cantare in duetto con lui I just can’t stop loving you nei concerti di Londra. Facemmo alcune prove e la cantammo insieme allo Staples Center di Los Angeles. Fu un’esperienza potente e di grande ispirazione per me poter osservare la sua energia”.
Qualche mese dopo lei cantò "Heal the world” nel concerto di commemorazione.
“Fu molto emozionante ma anche difficile da realizzare perché le prove con lui erano finite da appena due settimane”.
Nel 2015 l’incontro con Prince: la invitò a registrare il suo disco di debutto "Back in Time” al Paisley Park di Minneapolis.
“Produsse lui le mie canzoni, io osservavo e imparavo. Paisley Park era un posto nel mezzo del nulla, eppure sembrava di stare nel centro del mondo: era Prince a renderlo speciale grazie alla sua chiarezza e purezza di mente. In quel momento io ero dentro il music business, stavo per firmare con la Sony ma sarebbe stato un disastro: ne uscii mentalmente grazie a Prince, per ritrovarmi in qualcosa di autentico in mezzo al caos”.
Prince e Michael Jackson, entrambi grandi artisti, alla fine si sono rivelati fragili.
“Credo fossero artisti connessi con l’energia dell’universo ma ogni volta che porti qualcosa di grande e di intenso al pubblico ne soffri le conseguenze. La loro visione così grande e il loro messaggio così importante significano impiegare un’energia enorme, come una stella che brucia intensamente. C’erano forze nel mondo che si opponevano, che volevano silenziarle, e alla fine ci sono riuscite”.
Nel 2013 ha partecipato a The Voice Usa ma è stata eliminata nonostante un’esibizione mozzafiato. Che esperienza è stata?
“Lì ho capito chi sono per l’America. Nei talent hanno bisogno di segnali semplici, diretti, di capire in quale casella posizionarti e in che modo raccontarti, se sei come me, cioè per metà nera e per metà giapponese e per giunta fai soul, risulti troppo ingombrante. In certi casi un talent vale come un corso di sociologia”.