Sarà una canzone che ci salverà? Sarebbe bello anche solo pensarlo, potrebbe arrivare come una crepa sentimentale che ci torca le budella, una melodia che ci obblighi ad arrenderci di fronte a un torrente di emozioni, un flusso di parole piene di senso e di vita, e non una macchinosa supercazzola di beat e autotune fuori controllo come sembrava diventato il mercato italiano della musica. Del resto con l’approssimarsi dell’IA c’è poco da scherzare. O ci si dà una svegliata, e ci si ricorda cosa sappiamo fare o ci condanneremo a una vertigine incontrollata di falsità. Di buoni maestri, volendo, ne abbiamo in abbondanza. I segni di rinascita non mancano.
Sono in tanti nei corridoi della musica a mormorare sommessi, quasi a vergognarsene: “Ma non sarà che forse sta tornando la canzone?”. Magari, verrebbe da dire, e se fossero belle canzoni ancora meglio. La classifica sanremese e la risultante class…
Sarà una canzone che ci salverà? Sarebbe bello anche solo pensarlo, potrebbe arrivare come una crepa sentimentale che ci torca le budella, una melodia che ci obblighi ad arrenderci di fronte a un torrente di emozioni, un flusso di parole piene di senso e di vita, e non una macchinosa supercazzola di beat e autotune fuori controllo come sembrava diventato il mercato italiano della musica. Del resto con l’approssimarsi dell’IA c’è poco da scherzare. O ci si dà una svegliata, e ci si ricorda cosa sappiamo fare o ci condanneremo a una vertigine incontrollata di falsità. Di buoni maestri, volendo, ne abbiamo in abbondanza. I segni di rinascita non mancano.
Sono in tanti nei corridoi della musica a mormorare sommessi, quasi a vergognarsene: “Ma non sarà che forse sta tornando la canzone?”. Magari, verrebbe da dire, e se fossero belle canzoni ancora meglio. La classifica sanremese e la risultante classifica discografica parlano una lingua melodica, a parte l’indecorosa maschilità delle prime posizioni, è un fatto che ci siano Lucio Corsi e Brunori Sas a presidiare un podio fatto di canzoni, del tutto imprevedibile fino a poco tempo fa, perfino quel mistero glorioso che è il televoto sembra improvvisamente attratto dai tentativi di uscita dalla palude della trap, che ha tutto il diritto di vivere e prosperare, sempre e solo a patto che non offenda le donne, ma se fosse l’unica lingua parlata dai ragazzi verrebbe da rivedere l’intero sistema scolastico.
Se l’Italia sembra essersi innamorata del piccolo Pierrot lunare con le patatine fritte nelle spalline vorrà pur dire qualcosa, ma in fondo anche Olly e Bresh fanno canzoni, Tony Effe e Achille Lauro sembrano diventati un branco di stilnovisti innamorati, su TikTok imperversa la versione di Bresh e Cristiano De André di Crêuza de mä, Giorgia e Noemi hanno dato lezioni di canto. Sembra un rifiorire di canzoni dopo una lunga carestia, belle o brutte che siano, ma comunque progetti, visioni appena un poco più lungimiranti della pesca a strascico degli ultimi tempi.
Oltretutto questi sono giorni che ricordano nascite importanti, Dalla e Battisti per dire, a ricordare che l’Italia è stata terra di maestri come nessun altro Paese al mondo, maestri che si schernivano quando gli si addossava troppa responsabilità, “i poeti che brutte creature, ogni volta che parlano è una truffa” ironizzava De Gregori, Bennato cantava che erano solo canzonette, De André diceva che la poesia era un’altra cosa, Guccini perentorio ammoniva che “a canzoni non si fan rivoluzioni” ma sapeva che non era vero. A canzoni le rivoluzioni si fanno eccome, e si possono fare tante altre meritorie cose. Pensiamo al ruolo delle canzoni al femminile nel difendere la libertà e l’indipendenza delle donne, da quando Mina sbatteva in faccia all’Italia bigotta l’orgoglio di un figlio nato fuori dal matrimonio, fino all’impegno di Fiorella Mannoia e le donne di Una nessuna centomila, e la sfrontata libertà che le donne chiedono attraverso la musica, il diritto di essere esattamente come vogliono, impegnate, libere, attraenti, seduttive. In questa battaglia la musica è strumento prezioso e insostituibile.
Se non si può cambiare il mondo, con le canzoni possiamo renderlo più bello e degno di essere vissuto, potremmo costruire una cornice di educazione sentimentale alla vita, guidare i ragazzi a credere nelle parole come segno di riconoscimento. E ricordare la lezione di quelli che attraverso le canzoni hanno inventato mondi da condividere. Lucio Dalla nel ‘92 era in vacanza alle Tremiti, lui abituato a guardare sempre verso il cielo, scoppiò la guerra in Bosnia e sentì gli aerei che andavano da quella parte. Fu un trauma, gli venne di scrivere la canzone che amava di più, Henna. Cominciava con un tenero grido che poteva essere di un bambino o di uno dei soldati sotto le bombe: “Adesso basta sangue, ma non vedi, non stiamo neanche più in piedi”, e finiva cercando una via di salvezza: “Ma io ti cercherò anche da così lontano ti telefonerò, in una sera buia sporca fredda, brutta come questa, forse ti chiamerò perché vedi, io credo che l’amore, è l’amore che ci salverà”. Anche lui, che inguaribile ottimista, eppure ci manca così tanto. Perché è bello pensare che a salvarci possa essere una canzone.