Non finisce mai di stupire Orietta Berti, la cantante con oltre 16 milioni di dischi venduti in più di 50 anni di carriera. Icona nazionale, stella della tv capace di lanciare veri trend con i suoi personalissimi look e un'incredibile capacità di rinnovarsi, dai tempi in cui era "l'usignolo di Cavriago", dal nome del suo paese natale in provincia di Reggio Emilia, alla hit Mille con Fedez e Achille Lauro. E quando apre il suo cassetto di ricordi, le sorprese non finiscono mai.
Orietta Berti racconta (e canta) il tormentone 'Mille': "Io, Fedez, Achille Lauro e le prove d'abito su Instagram"
In tutto dieci ore di trasmissioni, dalle 14 alle 24, che ha disegnato con un'idea precisa. "Volevo partire dall'atmosfera della mia infanzia, quando a Cavriago si viveva come nei film di Don Camillo e Peppone. Io - racconta - lì vivevo praticamente in casa. Da una parte mamma Vittoria Anna, che aveva la Pesa pubblica, così comunista da cambiarsi il nome in Olga perché sembrasse più russo. Dall'altra papà, commerciante di foraggi, amico di tutti i preti delle parrocchie del paese. Quando li invitava a casa, mamma quasi lanciava i piatti nel metterli in tavola".
Da quel clima parte la sua domenica, con l'intervista di Giovannino Guareschi ("papà" di Don Camillo e Peppone) e Indro Montanelli e poi Fernandel con Raimondo Vianello e Gino Cervi al Musichiere. A celebrare la buona tavola emiliana è Ugo Tognazzi, poi la musica, sin da quella Canzonissima 1969 in cui la Berti si piazzò unica donna in finale con Domenico Modugno, Claudio Villa, Gianni Morandi, Al Bano, Massimo Ranieri.
"Mio zio era partigiano - racconta la cantante - Il suo nome in codice era Calò. Stava tra i boschi, sulle colline qui da noi. Erano ragazzi coraggiosi. Quando la guerra finì, fra partigiani formarono una cooperativa di calzolai. Mamma in quei mesi - prosegue - era andata tante volte a portare messaggi. A casa custodiva un baule chiuso a chiave, ma qualche volta lo dimenticava aperto. Con la mia amica Sofia sbirciando ci trovammo delle borse mimetiche con delle strane scritte, probabilmente in codice".
"Mamma - ricorda ancora l'artista - si è sempre spesa molto. Mi portava con sé, porta a porta, a dare le mimose per la Festa della donna e il garofano rosso per il Primo maggio. O a vendere il giornale Noi donne, un periodico francese che alcune giornaliste molto famose traducevano in italiano, aggiungendo alcuni articoli. Tante volte ci chiudevano la porta in faccia, ma adoravo seguirla, anche alle manifestazioni in piazza perché c'era sempre la banda".
Ma, come nei migliori racconti di Guareschi, "amavo anche le processioni con papà - sorride - A noi bimbe facevano spargere i petali di fiori e il prete era così stonato. E mamma, comunista convinta, addobbava comunque tutta la casa e sul balcone stendeva le coperte più belle e ricamate".