Sono giornate di grave crisi televisiva ed è, riconosciamolo, oggettivamente difficile — magari funzionasse tutto come per quei programmi che, semplicemente, non andranno in onda per un po’. In questi giorni però le trasmissioni via di mezzo, quelle che nessuno ha mai capito esattamente cosa siano ma affastellano talk, canzonette, chiacchiere, collegamenti a caso, citazioni a pioggia, intrattenimento che, più vacuo è, meglio si sta tutti quanti, brancolano tutti nel bianco papale. Bisogna pur stabilire un benchmark e il tentativo ieri è stato con la puntata di BellaMa’, divertissement pomeridiano e quotidiano di Rai 2 con l’ineffabile Pierluigi Diaco.
Solitamente è un happening di quelli dove convivono sani giovani di sanissimi p…
Sono giornate di grave crisi televisiva ed è, riconosciamolo, oggettivamente difficile — magari funzionasse tutto come per quei programmi che, semplicemente, non andranno in onda per un po’. In questi giorni però le trasmissioni via di mezzo, quelle che nessuno ha mai capito esattamente cosa siano ma affastellano talk, canzonette, chiacchiere, collegamenti a caso, citazioni a pioggia, intrattenimento che, più vacuo è, meglio si sta tutti quanti, brancolano tutti nel bianco papale. Bisogna pur stabilire un benchmark e il tentativo ieri è stato con la puntata di BellaMa’, divertissement pomeridiano e quotidiano di Rai 2 con l’ineffabile Pierluigi Diaco.
Solitamente è un happening di quelli dove convivono sani giovani di sanissimi principi e Memo Remigi, in quanto ci si sfida tra generazione Z e Boomer. Ma se muore il Papa allora Diaco indossa un completo di circostanza, assume il tono della tristezza ragionata e scatena gli istinti resistenti anni 50 di un Paese che in qualche modo, prima o poi, le supera tutte.
Diaco ha la sua cifra, che non conosce remora alcuna. E passa anche una sorta di Zecchino d’oro di canzoni religiose inedite e poi via, a far parlare i giovani e la gente comune sul tema: io e Francesco. C’è il ragazzo che ricorda quando il Papa salutò la sua classe, c’è l’altro che “in questa fase della mia vita non sono credente, ma però”. Il clou: collegamento da piazza San Pietro, l’inviato dice: “C’è gente di ogni nazionalità, ma sentiamo che ci dice Lollo, che viene dai Colli Albani”. Finché sbuca un ragazzo argentino e si parla di calcio, lui è tifoso del San Lorenzo così come lo era Francesco, si ricorda la Coppa Libertadores vinta nel 2014 e la conclusione è: “Insomma, quella volta lei e il Papa siete stati felici”. Indimenticabile.
Diaco dallo studio è commosso vieppiù e rifila domande al primo Gen Z che viene a tiro: “Se questo mezzo freddo che è la televisione potesse invadere il territorio dove adesso si trova Papa Francesco, cosa gli diresti?”.
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Se il Conclave partirà davvero il 5 maggio sarà in assoluta contemporanea con la prima tv dell’omonimo lungometraggio su Sky. Uno spettacolo cruento e pieno di colpi bassi. Il film invece è piuttosto godibile.