TAMPERE - C'è un italiano che in Finlandia ha già vinto. Ha studiato da giovanissimo alla scuola di Lippi, ha stregato Di Canio e Monchi, per due anni ha vissuto a Turku, città a 160 chilometri a sud della Tampere che oggi attende gli azzurri. Fabrizio Piccareta, 54enne ligure con un passato da calciatore in Eccellenza, oggi allena l'U17 della Roma ma nel 2018 ha portato l'Inter Turku, squadra ispirata nei colori e nel nome ai nerazzurri di Conte, a vincere la coppa nazionale. Scoprendo che il calcio da quelle parti sta cambiando. Un avviso per Mancini: "La Finlandia non è più un deserto artico dove non cresce il talento. Pensavo di trovare un calcio da vichinghi, fatto di sportellate in mezzo al freddo, ma da qualche anno hanno scelto una strada diversa. C'è una forte presenza di allenatori spagnoli e portoghesi nelle categorie giovanili: hanno capito che il calciatore va formato, se gli affidi un 28enne non possono farne una specie di Iniesta. La strategia inizia a dare frutti e entro 10 anni produrrà almeno un giocatore importante. Anzi, ha già iniziato".
Un nome in testa Piccareta ce l'ha: "Mi piace Lappalainen, che il Bologna ha acquistato e girato in prestito al Montreal. La stella però è Pukki, la punta del Norwich, già 4 gol nelle prime 3 giornate di Premier. A 29 anni ha giocato con Celtic, Schalke, l'anno scorso fu capocannoniere in Championship. Ora è stato riconvocato Markkula, che era con me, poi Karjalainen, interessantissimo. Ma il livello si è alzato, giocano quasi tutti in tornei competitivi, Germania, Olanda, Svezia, Usa. E il tecnico Kanerva li ha impostati con un 4-4-2 molto lineare ma efficace".
Clima ideale per lavorare, a parte un attentato che lo ha toccato ("Ero a Helsinki con la squadra, mentre mia moglie con le mie figlie era in centro a Turku proprio mentre lì un pazzo accoltellò una donna uccidendola. Quando ce lo dissero passammo attimi di terrore"). Ma il Paese più felice del mondo è un Paese al contrario: "Si gioca a calcio da aprile a ottobre, prima ci si allena su campi indoor e per la preparazione si va a sud: io la mia squadra la portai a casa mia, in Liguria". In Finlandia è finito per caso: Paolo Di Canio, conosciuto a Coverciano, lo aveva scelto come vice, prima allo Swindon Town poi in Premier, al Sunderland. "Serviva la Licenza Uefa e mi iscrissero al primo corso disponibile. Dove ho conosciuto un allenatore finlandese, Shefki Kuqi, che nel 2016 mi propose di seguirlo all'Inter Turku. Dopo pochi mesi si dimise e la società lasciò la squadra a me". Al secondo anno, la Soumen Cup, la coppa nazionale, contro l'Hjk, "che è la Juve di Finlandia, da lì sono usciti Litmanen a Hyppia. Per il resto ci sono 4-5 squadre di un livello tecnico simile alla nostra B o a una buona Serie C. Le altre da noi giocherebbero in D". Difficoltà? "I finlandesi rifuggono ogni contatto fisico, la pacca sulla spalla o il buffetto sono un'aggressione. Manifestazioni fisiche neanche tra genitori e figli. Sono molto gelosi delle loro emozioni, se un giocatore è scontento lo devi capire altro. Lo sport nazionale poi è l'hockey: un calciatore di Serie A in Finlandia può guadagnare 6-7 mila euro al mese. Un hockeista ne guadagna 40 mila. Per strada vedi ragazzi girare con la mazza in spalla ed è come quando noi da ragazzi uscivamo col pallone sotto braccio: uguale". Ma al contrario.
Un nome in testa Piccareta ce l'ha: "Mi piace Lappalainen, che il Bologna ha acquistato e girato in prestito al Montreal. La stella però è Pukki, la punta del Norwich, già 4 gol nelle prime 3 giornate di Premier. A 29 anni ha giocato con Celtic, Schalke, l'anno scorso fu capocannoniere in Championship. Ora è stato riconvocato Markkula, che era con me, poi Karjalainen, interessantissimo. Ma il livello si è alzato, giocano quasi tutti in tornei competitivi, Germania, Olanda, Svezia, Usa. E il tecnico Kanerva li ha impostati con un 4-4-2 molto lineare ma efficace".
Clima ideale per lavorare, a parte un attentato che lo ha toccato ("Ero a Helsinki con la squadra, mentre mia moglie con le mie figlie era in centro a Turku proprio mentre lì un pazzo accoltellò una donna uccidendola. Quando ce lo dissero passammo attimi di terrore"). Ma il Paese più felice del mondo è un Paese al contrario: "Si gioca a calcio da aprile a ottobre, prima ci si allena su campi indoor e per la preparazione si va a sud: io la mia squadra la portai a casa mia, in Liguria". In Finlandia è finito per caso: Paolo Di Canio, conosciuto a Coverciano, lo aveva scelto come vice, prima allo Swindon Town poi in Premier, al Sunderland. "Serviva la Licenza Uefa e mi iscrissero al primo corso disponibile. Dove ho conosciuto un allenatore finlandese, Shefki Kuqi, che nel 2016 mi propose di seguirlo all'Inter Turku. Dopo pochi mesi si dimise e la società lasciò la squadra a me". Al secondo anno, la Soumen Cup, la coppa nazionale, contro l'Hjk, "che è la Juve di Finlandia, da lì sono usciti Litmanen a Hyppia. Per il resto ci sono 4-5 squadre di un livello tecnico simile alla nostra B o a una buona Serie C. Le altre da noi giocherebbero in D". Difficoltà? "I finlandesi rifuggono ogni contatto fisico, la pacca sulla spalla o il buffetto sono un'aggressione. Manifestazioni fisiche neanche tra genitori e figli. Sono molto gelosi delle loro emozioni, se un giocatore è scontento lo devi capire altro. Lo sport nazionale poi è l'hockey: un calciatore di Serie A in Finlandia può guadagnare 6-7 mila euro al mese. Un hockeista ne guadagna 40 mila. Per strada vedi ragazzi girare con la mazza in spalla ed è come quando noi da ragazzi uscivamo col pallone sotto braccio: uguale". Ma al contrario.