Sport

Raspadori e l'esordio: "Ancora confuso. La pressione? Non mi spaventa"

Giacomo Raspadori (ansa)
L'attaccante ha debuttato in azzurro contro la Repubblica Ceca: "Devo prendere quello che mi sta succedendo come un punto di partenza". Toloi: "La forza della squadra è il gruppo"
1 minuti di lettura

Raspadori è l'ultimo arrivato in Nazionale ed era il più atteso: dopo l'esordio da bolognese, a Bologna, ha raccontato a Mediaset il suo stato d'animo: "Sono ancora confuso, Mancini mi ha dato una grande opportunità". Il ct, prima della partita con la Repubblica Ceca, aveva cercato di proteggerlo dall'eccesso di aspettative, per non creargli troppa pressione. Ma il ventunenne centravanti del Sassuolo non ha paura dell'ansia: basta non esaltarsi:  "E' stato un mese e mezzo intensissimo per me. Ma è giusto avere equilibrio e dare il giusto peso alle cose: devo prendere quello che mi sta succedendo come un punto di partenza. Mi ritengo un ragazzo tranquillo, penso sempre a migliorarmi. La pressione, se si vuole fare questo mestiere per anni e se si fa qualcosa che si ama, bisogna essere in grado di sopportarla". Il costante e impegnativo paragone con Paolo Rossi, dunque, non lo turba: "E' una cosa grande, ma io sono già orgoglioso di essere qui".

Il penultimo arrivato in Nazionale, invece, è l'oriundo brasiliano Rafael Toloi, che a 30 anni compiuti ha già chiarissimo il segreto degli azzurri per l'Europeo: non solo la tattica e la tecnica, ma il gruppo unito: "E' la forza della squadra, che ha davvero tutto per ottenere un grande risultato, perché questa unione e questo spirito di sacrificio si vedono sul campo. Se la difesa ha preso un solo gol nelle ultime 12 partite, in fondo, è principalmente per questo. La fase difensiva di una squadra è fatta di aiuto reciproco, della capacità e della voglia di sacrificarsi l'uno per l'altro. Lo posso dire soprattutto io, perché sono arrivato da poco eppure mi sono sentito subito a mio agio sia sul campo sia fuori".

La mini-colonia brasiliana c'era già, con Jorginho ed Emerson: "Sicuramente loro che erano già in Nazionale mi hanno aiutato molto in questo periodo. Ma è nel gruppo in generale che mi sono trovato bene. E' grazie all'Atalanta, se sono qui: è stato un riconoscimento del mio lavoro e del nostro modo di giocare nel club, che non è molto diverso da questo, col pressing alto e il gusto per il gioco. Sono fiero di essere qui: tanti altri potevano esserci, invece Mancini ha scelto me".  

I commenti dei lettori