ROMA - E' il personaggio di questa prima settimana della Vuelta, Esteban Chaves. Dopo la vittoria nella seconda frazione, il colombiano si impone anche nella sesta, con arrivo a Sierra de Cazorla. Il piccolo colombiano, appena spodestato dalla vetta della generale dall'olandese Tom Dumoulin, aveva una voglia matta di cancellare l''onta'. Lo sì è capito dalla convinzione dello scatto decisivo, effettuato sulla salita finale: non un tentativo fine a se stesso, ma una rasoiata decisa, di quello che lasciano il segno. Mancavano 2300 metri al traguardo, sono tanti quando l'andatura ha una impennata. Gli avversari peraltro hanno avuto il modo di ragionare sul da farsi. Proprio Dumoulin, anch'egli in grande condizione, si è lanciato all'inseguimento, lasciando la compagnia dei big. L'unico a rinvenire su di lui uno adattissimo a finali del genere, l'irlandese Daniel Martin: forti entrambi, non tanto quanto Chaves però. Cinque secondi il margine, bastano e avanzano per tornare leader. Tornando ai big, attento controllo: bene Fabio Aru, che insieme a Mikel Landa (il luogotenente, almeno sulla carta, più affidabile) ha corso sempre nelle prime posizioni.
Si è trattato di una classica frazione da Vuelta, a lungo sonnolenta ma incendiata nel finale da una salita niente di che come pendenze -terza categoria- ma piazzata ad arte verso il traguardo. In precedenza c'era stato un tentativo portato avanti da sei uomini. Gautier (Europcar), Terpstra (uomo da classiche del nord, Etixx-Quick Step), Durasek (Lampre-Merida), Peter Velits (BMC, prima maglia rossa nella crono delle polemiche), Rubiano e Cummings (MTN-Qhubeka). Proprio quest'ultimo la sua storia personale l'aveva già scritta al Tour de France, primo rappresentante di una squadra africana a vincere una tappa. Cummings è anche il più tosto a resistere, con una azione prolungata e dispendiosa, specialmente in una giornata in cui il caldo si fa sentire. Chaves è il primo a riprenderlo, ma nessuno riprende Chaves..."E' qualcosa di incredibile, una tappa lunga e dura - analizza il vincitore-. Nel finale sapevo che ci sarebbero stati dei tratti particolarmente duri, ho scelto uno di questi per partire. Merito anche della squadra, faccio un esempio. Caleb Ewan ieri ha vinto la tappa ed oggi si è messo al servizio degli altri andando a prendere le borracce". Venerdì i distacchi in classifica generale dovrebbero farsi più marcati: la settima tappa arriverà a La Alpujarra dopo 191,1 km, duro epilogo in salita (prima categoria) sulle montagne della Sierra Navada.
Si è trattato di una classica frazione da Vuelta, a lungo sonnolenta ma incendiata nel finale da una salita niente di che come pendenze -terza categoria- ma piazzata ad arte verso il traguardo. In precedenza c'era stato un tentativo portato avanti da sei uomini. Gautier (Europcar), Terpstra (uomo da classiche del nord, Etixx-Quick Step), Durasek (Lampre-Merida), Peter Velits (BMC, prima maglia rossa nella crono delle polemiche), Rubiano e Cummings (MTN-Qhubeka). Proprio quest'ultimo la sua storia personale l'aveva già scritta al Tour de France, primo rappresentante di una squadra africana a vincere una tappa. Cummings è anche il più tosto a resistere, con una azione prolungata e dispendiosa, specialmente in una giornata in cui il caldo si fa sentire. Chaves è il primo a riprenderlo, ma nessuno riprende Chaves..."E' qualcosa di incredibile, una tappa lunga e dura - analizza il vincitore-. Nel finale sapevo che ci sarebbero stati dei tratti particolarmente duri, ho scelto uno di questi per partire. Merito anche della squadra, faccio un esempio. Caleb Ewan ieri ha vinto la tappa ed oggi si è messo al servizio degli altri andando a prendere le borracce". Venerdì i distacchi in classifica generale dovrebbero farsi più marcati: la settima tappa arriverà a La Alpujarra dopo 191,1 km, duro epilogo in salita (prima categoria) sulle montagne della Sierra Navada.