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Tour de France, Kittel fa tris al fotofinish: Froome resta in giallo

Il fotofinish tra Kittel e Boasson Hagen (ap)
Il tedesco si impone su Boasson Hagen per una questione di millimetri. Non cambia nulla in classifica generale alla vigilia di un week end di salite
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Bellezza e crudeltà di un arrivo al fotofinish. Da una parte la gioia liberatoria di chi centra un obbiettivo con sofferenza. Dall'altra l'assenza di un ingrediente chiave come l'esultanza, impossibile quando si è sospesi nel vuoto dell'incertezza. Sensazioni provate tutte insieme da Marcel Kittel: il tedescone per il suo tris, dopo le vittorie a Liegi e Troyes, recita il copione più complicato. Stavolta l'avversario di turno, Boasson Hagen, non sceglie la volata suicida del giorno precedente, quando si era palesato ai 500 metri. Il norvegese ha i tempi perfetti per la stoccata, al tedesco serve il classico colpo di reni per domarlo. Fotofinish complicatissimo, tanto che viene da chiedersi a quali diavolerie tecnologiche siano ricorsi i giudici per dirimere una questione di millimetri.  
 
Lo sprint, e per di più al fotofinish. In scena, un romanzo parallelo alle altre storie di tappa, con le sue urla, i suoi eccessi. Raramente come in questo Tour le volate sono state attese con questo senso di curiosità, vagamente morbosa. 'Merito' della faida Sagan-Cavendish, delle parolacce - poi solo parzialmente corrette - di Guarnieri, che si improvvisa portavoce della Fdj di Demare per scagliarsi contro Bouhanni. E merito anche del muso lungo dello stesso Bouhanni, che sembra non sia soddisfatto del lavoro di preparazione della sua squadra, la Cofidis. Comunque stavolta la volata scivola via senza strascichi particolari.  
 
Volata annunciata anche dalla sede di arrivo: Nuits- Saint Georges, in Borgogna, una delle massime patrie del vino. Il Tour non ci si è mai fermato, la Parigi-Nizza sì, un paio di volte. L'ultima con vittoria di Matthew Goss, la prima, nel lontano 1977, con Freddy Maertens. Il belga è stato un campione con la 'C' maiuscola: a parte un paio di campionati del mondo in cui beffò Moser e Saronni, nessuno - neanche Eddy Merckx o il Binda dei tempi eroici - riuscì a cannibalizzare come lui un grande giro, nella fattispecie la Vuelta, con 13 successi di tappa. Goos e Maertens, gente veloce come quella chiamata a dirimere la questione odierna.

La partenza di Troyes invece evoca colori italiani. L'ultima volta che il via fu dato da lì, 12 anni or sono, vinse Lorenzo Bernucci, il più bravo in una giornata dal tempo ingrato e dai tanti scivoloni. C'è Italia anche nei i battistrada senza speranza: quattro uomini tra i quali Manuele Mori. Una presenza, quella del toscano, che non deve però essere vista come una boccata di ossigeno per la truppa azzurra: Fabio Aru infatti, con la sua sfavillante maglia a pois, è sempre lì, a 14'' dal leader in giallo Chris Froome. Tutto come prima in classifica, attendendo il fine settimana in verticale che sconvolgerà parecchie gerarchie. Mori (in compagnia di Gene, Van Baarle e Bouet) è sempre tenuto sotto controllo dal gruppo, ma riesce comunque a lasciare un minino di traccia. Domina un traguardo volante: l'impresa del papà Primo, che vinse a Gap nel Tour del 1970, fu di altro spessore diverso, ma è sempre meglio di niente...
 
Il plotone, con più di un tocco di perfidia, lascia davanti i quattro per oltre 200 km, poi ricuce il margine. Chi invece pensa ad altro è lo sloveno Primoz Roglic: due volte per terra, impossibile trovare termine diverso da giornataccia. Torniamo alla volata, disputata su un rettilineo infinito. I treni stavolta incidono di più, ma si tratta sempre di un discorso relativo. La Quick Step Floors ad esempio lascia solo Kittel, che comunque riesce ancora una volta a fare da solo. Dodici successi in carriera al Tour, come un certo Erik Zabel, che proprio oggi fa quarantasette anni. "Ho raggiunto Erik, anche lui dodici volte primo al Tour: sono molto felice per questo traguardo ma soprattutto per il lavoro del mio team. Tornare qui e centrare tre vittorie è veramente un risultato incredibile. Non ero in buona posizione e mi sono messo nella ruota di Boasson Hagen. A meno di 100 metri dall'arrivo sono uscito dalla scia, andando a destra, per fortuna c'era spazio ed è andata bene".

ORDINE D'ARRIVO
1. Marcel Kittel             (Ger, Quick Step)     in 5h03'18"
2. Edvald Boasson Hagen      (Nor, Dimension Data)        s.t.
3. Michael Matthews          (Aus, Sunweb)                s.t.
4. Alexander Kristoff        (Nor)                        s.t.
5. John Degenkolb            (Ger)                        s.t.
6. Dylan Groenewegen         (Ola)                        s.t.
7. Rudiger Selig             (Ger)                        s.t.
8. Nacer Bouhanni            (Fra)                        s.t.
9. Andrè Greipel            (Ger)                        s.t.
10. Daniel McLay              (Gbr)                        s.t.
CLASSIFICA GENERALE
1. Christopher Froome       (Gbr, Sky)        in  28h47'51"
2. Geraint Thomas           (Gbr, Sky)         a      0'12"
3. Fabio Aru                (Ita, Astana)      a      0'14"
4. Daniel Martin            (Irl)              a      0'25"
5. Richie Porte             (Aus)              a      0'39"
6. Simon Yates              (Gbr)              a      0'43"
7. Romain Bardet            (Fra)              a      0'47"
8. Alberto Contador         (Esp)              a      0'52"
9. Nairo Quintana           (Col)              a      0'54"
10. Rafal Majka              (Pol)              a      1'01"



 
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