LOSAIL - Una bandiera portoghese, una svizzera. Una Union Jack. E poi, cappellini e magliette di Valentino. Perché i millecinquecento spettatori che domenica sera hanno assistito al gp del Qatar dalla tribuna che s'affaccia su traguardo - il massimo consentito, in tempi di pandemìa - erano praticamente tutti per lui, il Doc. Così come accade in ogni circuito del mondo, dove Rossi resta la grande attrazione. Però, questa volta che delusione. Dodicesimo a 10 secondi e 742 millesimi dal Vinales, che ha vinto correndo con una M1 identica alla sua. "Sì, ma lui e Quartararo devono avere trovato l'assetto giusto: perché sono andati subito forte. Io, invece. La gomma dietro ha cominciato a degradarsi dopo pochi giri. Che fatica". Le stesse parole le aveva pronunciate nelle ultime gare della stagione passata, arrivando - curiosamente - sempre 12°: Valencia, Portimao. E prima di quegli appuntamenti era reduce da 6 corse a 0 punti, tra infortuni e il Covid che per settimane lo aveva imprigionato in casa, a Tavullia. Insomma: negli ultimi 6 mesi il 9 volte campione del mondo ha messo insieme 12 punticini in classifica. Tristezza. Quando era ancora nella squadra ufficiale della Yamaha, giustificava gli insuccessi sostenendo che alla Petronas riuscivano ad azzeccare sempre il setting. Adesso che è stato retrocesso nel team B per fare posto a Quartararo, dice che sono gli altri a fare le cose per bene. Ahi, Valentino. E allora oggi in molti, anche tra i suoi fedelissimi, si chiedono: ha senso continuare così?
Valentino e il suo "giorno dello marmotta"
Tagliato il traguardo, si è chiuso nel box con i suoi per una lunga riunione tecnica: "Dobbiamo trovare alla svelta una soluzione, perché domenica corriamo di nuovo su questa pista", ha spiegato. Però aveva lo sguardo smarrito di chi è ancora lontano, dall'aver almeno intuito una risposta. "E' tutto così strano". Lo ha ripetuto, ed era sincero. Anche perché venerdì le cose erano andate per il meglio: col 9° tempo nella prima giornata di libere dell'anno, si era di fatto assicurato il passaggio diretto alle Q2. "Ho guidato bene, abbiamo trovato un grande equilibrio, mi sono divertito: ho abbassato il crono rispetto ai test dell'inizio del mese". Sembrava felice. "E poi mi sono allenato da matti durante l'inverno, l'ambiente nel box è buono: riesco ad entrare bene in curva, guido meglio che in passato". Solo una piccola preoccupazione per il meteo. "Dicono che ci sarà un forte vento, potrebbe creare problemi". E il sabato pomeriggio delle qualifiche, bello carico: nella prima parte è stato lui davanti a Bagnaia, poi Pecco ha cominciato a spingere - record della pista, pole - e il Doc ne ha sfruttato la scia. "Sono stato fortunato, a trovarmi lì. Peccato per qualche errorino, altrimenti potevo persino partire dalla prima fila". Addirittura. Sembrava tutto cambiato, rispetto alla deludente stagione passata. Macché. Ieri sera è stato il suo giorno della marmotta: condannato ad un loop negativo, il grip che non c'è. Fino a quando?
E per Morbidelli una partenza da incubo
"Voglio correre quest'anno e il prossimo", ha confessato a Repubblica alla vigilia di questo mondiale. "Però è chiaro che dipenderà dai risultati: ho un contratto solo per il 2021, se le cose non dovessero andare bene Yamaha e Petronas avrebbero tutto il diritto di puntare su qualcuno di più giovane. E anche io: non avrebbe senso, fare tutti questi sacrifici". I risultati, dunque. "Devo essere competitivo. Che vuol dire? Provare a vincere, a salire sempre sul podio. A restare tra i top 5". Salvate il campione: Yamaha ufficiali, Suzuki e almeno tre Ducati in questo momento gli sembrano superiori, poi si potrebbe aggiungere l'Aprilia di Aleix Espargarò. E Marc Marquez, naturalmente, che quando tornerà saranno dolori per tutti. Così sono già 9. Poi c'è allievo prediletto, il "nipote": Franco Morbidelli ieri praticamente non ha corso, penalizzato da una partenza da incubo: l'hole shot device - il sistema inventato da Ducati per abbassare la moto al via in modo da renderla più aerodinamica - si attivava da solo, e l'ammortizzatore posteriore si sgonfiava lentamente. "Ho deciso di partire lo stesso, per rispetto della squadra e anche per studiare il problema: ma c'era qualcosa che non andava, ed era già accaduto nelle prove libere", ha raccontato il Morbido. Per uno che punta al titolo mondiale, non poteva esserci esordio peggiore. Anche per lui, come per Valentino, la gara di domenica prossima è quasi un appello dopo una condanna di primo grado.