Non diventerà mai campione del mondo Leonard Bundu. Troppi fattori hanno giocato contro di lui, che pure per parecchio tempo ha dominato e domina ancora in Europa. Il primo, probabilmente decisivo, è la fioritura tardiva del talento nato in Sierra Leone e maturato pugilisticamente a Firenze. Il secondo è la scarsa forza economica, e conseguenzialmente organizzativa, della boxe italiana, che lo ha costrettro e cercare - e spesso trovare - imprese lontano dai confini. Il terzo è la categoria dei pesi welter, ricchissima di talenti come probabilmente nessun'altra nel panorama mondiale. Bundu, che la sua chance principale se l'era giocata con dignità contro Keith Thurman nel dicembbre del 2014 (onorevole sconfitta ai punti), ha probabilmente osato troppo contro Errol Spence jr. A Coney Island (New York) il pugile italiano viene sconfitto pesantemente per ko alla sesta ripresa: in palio c'era il diritto a sfidare il detentore del titolo Kell Brook, che il prossimo 10 settembre prossimo affronterà una sfida terribile per il mondiale dei medi contro il demolitore kazako Gennady Golovkin.
Bundu viene sconfitto dall'età (a novembre saranno 42 contro i 26 dello statunitense) e da un avversario oggettivamente fuori portata. Più alto, Spence sfodera un jab destro che non funge solo da sbarramento ma crea danni ancora prima di essere doppiato dal sinistro. Il fiorentino intuisce i rischi, ma l'orgoglio ha la meglio: non si accettano sfide del genere senza provare a vincere. E' così che dopo tre round di supremazia di Spence, se la gioca a viso aperto, usando il montante al bersaglio grosso ed una serie di ganci corti. Il quarto è indubbiamente il suo miglior round, il quinto è di transizione, del sesto non udirà il gong finale. Spence picchia duro con ambo le mani. Un sinistro mette Bundu al tappeto, l'arbitro erroneamente lo valuta come spinta e non procede al conteggio, ma è il segno che marchia il match. Spence investe Bundu con una serie di colpi: tremendo il gancio destro che spegne la luce e consegna lo statunitense (21esima vittoria, 18 prima del limite) a orizzonti mondiali ben definiti.
Brutto ko, per fortuna le prime notizie (a parte la Tac di prassi in questi casi) escludono danni neurologici. Bundu ora dovrà riflettere sul da farsi, anche se è chiaro che l'alternativa alla chiusura della carriera è un ridimensionamento drastico degli scenari. Resta comunque l'immagine di un vero pugile, che varca l'oceano accettando la sfida impossibile, che antepone il coraggio alla razionalità e forse proprio per quello perde rovinosamente. Un esempio da mostrare alla truppa azzurra all'Olimpiade: tante parole (spesso fuori luogo), pochi pugni all'insegna del 'tocca e scappa' e soprattutto zero risultati.
Bundu viene sconfitto dall'età (a novembre saranno 42 contro i 26 dello statunitense) e da un avversario oggettivamente fuori portata. Più alto, Spence sfodera un jab destro che non funge solo da sbarramento ma crea danni ancora prima di essere doppiato dal sinistro. Il fiorentino intuisce i rischi, ma l'orgoglio ha la meglio: non si accettano sfide del genere senza provare a vincere. E' così che dopo tre round di supremazia di Spence, se la gioca a viso aperto, usando il montante al bersaglio grosso ed una serie di ganci corti. Il quarto è indubbiamente il suo miglior round, il quinto è di transizione, del sesto non udirà il gong finale. Spence picchia duro con ambo le mani. Un sinistro mette Bundu al tappeto, l'arbitro erroneamente lo valuta come spinta e non procede al conteggio, ma è il segno che marchia il match. Spence investe Bundu con una serie di colpi: tremendo il gancio destro che spegne la luce e consegna lo statunitense (21esima vittoria, 18 prima del limite) a orizzonti mondiali ben definiti.
Brutto ko, per fortuna le prime notizie (a parte la Tac di prassi in questi casi) escludono danni neurologici. Bundu ora dovrà riflettere sul da farsi, anche se è chiaro che l'alternativa alla chiusura della carriera è un ridimensionamento drastico degli scenari. Resta comunque l'immagine di un vero pugile, che varca l'oceano accettando la sfida impossibile, che antepone il coraggio alla razionalità e forse proprio per quello perde rovinosamente. Un esempio da mostrare alla truppa azzurra all'Olimpiade: tante parole (spesso fuori luogo), pochi pugni all'insegna del 'tocca e scappa' e soprattutto zero risultati.