L'ansia da mutazione che spaventa l'atletica: ''Così si perdono dignità e identità''
di ENRICO SISTI
Luigi D'Onofrio
Il nuovo progetto della Diamond League, un programma sempre più schiacciato, gli ''streets event'. Luigi D'Onofrio, direttore ''artistico'' del Golden Gala, lancia l'allarme: ''La Iaaf si è fatta prendere la mano"
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ROMA - Nel pc di Luigi D'Onofrio, direttore "artistico" del Golden Gala, ci sono i nomi di così tanti velocisti, mezzofondisti e saltatori di livello che c'è da chiedersi come sia possibile che l'oggetto rimanga fermo sulla scrivania e non venga sballottato da una parte e dall'altra dalla potenza fisica degli illustri personaggi che contiene. La vita dell'organizzatore del più grande evento dell'atletica italiana è scandita da ingaggi e rinunce: "Sono come gli allenatori di calcio, ogni gara è una squadra da allestire". Assemblare i nomi per rendere ogni "event" spettacolare tenendo sempre dritta la barra dei costi, ossia senza farsi mai prendere la mano dalla voglia pazza di mettere insieme cast stellari senza la dovuta copertura finanziaria. Quando c'era Bolt, molto del budget veniva investito sul giamaicano, che da solo funzionava da catalizzatore (con il rischio inevitabile di oscurare gli altri protagonisti). Senza Bolt si può ragionare distribuendo compensi così da ottenere un gruppo solido, in grado di competere con le altre tappe della Diamond League. Per la 38ª edizione in programma giovedì 31 maggio, D'Onofrio aveva una preoccupazione: i 200 femminili. "Mi si è staccata all'ultimo momento la Felix, che ha corso a Eugene la sua prima gara dell'anno all'aperto. La posso capire. Meno male che c'è la Ta Lou, l'ivoriana capofila stagionale nei 100. Per le azzurre un posto solo, e c'è Irene Siragusa, d'altra parte ho degli obblighi verso la direzione della Diamond League, c'è la possibilità di una sola corsia per gli atleti locali a meno che non vi siano italiani alti nel ranking. Diverso il discorso per le gare "additional", che non fanno parte del programma per vincere il diamante della manifestazione e noi ne abbiamo tre, 3000 siepi uomini, i 400 donne e i 400 hs donne: lì c'è più spazio di manovra".
Altre defezioni importanti?
"Bosse, il francese campione del mondo degli 800, ma non è che mi strappo i capelli, con tutto il rispetto, Bosse è un grande atleta ma non ha mai avuto lo "shining" per vincere le gare, anzi il più delle volte ha impersonato il perdente, coraggioso ma tatticamente poco evoluto". La gara di cui è più orgoglioso?
"A parte i 100 maschili? Direi l'alto femminile, ci sono tutte, dalla Lasitskene alle nostre Trost e Vallortigara, tranne l'inglese Morgan Lake". Ampliando il discorso, che idea s'è fatto dell'atletica su cui si sta pesantemente mettendo mano in termini di riorganizzazione dei calendari, dei formati e degli approcci culturali?
"Da dove vogliamo partire?" Partiamo dalla Diamond League che nel 2020 cambierà aspetto...
"C'è un progetto della Iaaf, che in teoria sarebbe volto a favorire i meeting, ma lo vedo ancora molto fumoso. Se ne parla ma si rimanda continuamente. Il grosso del cambiamento sarebbe di concentrare le tappe della Diamond League a un periodo precedente l'evento importante della stagione, possano essere le Olimpiadi, i Mondiali o gli Europei".
Gatlin (primo da destra) in gara a Osaka (afp) Non ci sarebbe più la coda di settembre...
"No. Stagione anticipata e dopo solo "street athletics" e tutto quello che chiamano atletica innovativa". Il tutto sembrerebbe costruito sull'esempio di altri sport come il tennis, che ha un finale di stagione pieno di esibizioni facoltative.
"Però c'è un ostacolo. A quanto so l'audience delle ultime tappe di Diamond League e in particolare dei due meeting che fungono da "finali", a Zurigo e a Bruxelles, era molto alto e così il gradimento. Hanno riscontri televisivi eccellenti, e questo da sempre, ossia da quanto esiste la Diamond League (otto anni, ndr), quindi mi chiedo se ha senso togliere quell'ossigeno". E della restrizione del calendario?
"Un rischio, non è semplice né per gli atleti né per gli organizzatori, ci sono poche date su cui lavorare, con l'inevitabile accorpamento dei grandi meeting in poco più di tre mesi. E nel 2020 le Olimpiadi si terranno a Tokyo alla fine di luglio e ad agosto ci saranno gli Europei...". Ma quindi che progetto è? Sembra che contenga dell'autolesionismo...
"La bozza prevederebbe un calendario a fasce: i cross, le indoor, le outdoor, i grandi eventi, la street athletics, e nella Diamond League si vorrebbe razionalizzare accorpando i meeting dei vari continenti, prima Asia, poi America, poi Europa". Ma cosa spinge la Iaaf?
"E' un fatto che si dovesse lavorare su un nuovo calendario. La Iaaf possiede una quota consistente dell'azienda proprietaria della Diamond League e ha un parere vincolante. La mia impressione è che per la Iaaf la cosa più importante siano Mondiali e Olimpiadi e tutto deve ruotar loro attorno. Lo dimostra anche l'introduzione del ranking, che si basa sul risultato e sull'importanza del meeting in cui viene ottenuto, ma così si spacca l'atletica, il grande e il basso, il top e tutta la marmaglia di realtà secondarie. Senza tenere conto che così si va contro la politica delle federazioni, molte delle quali si sentiranno sminuite. Penso soprattutto a tutte quelle federazioni che basano la loro esistenza anche finanziaria sui "trials", e non è poca cosa, e comunque sui campionati nazionali. Va tutto pensato meglio. Così vorrebbe dire che se Tortu fa 10"03 a Savona fa tot punti, se lo fa a Roma vale di più. I grandi sono assicurati, hanno accesso ai grandi meeting, ma i piccoli quando diventeranno grandi se lo spazio non c'è e se quando ottengono un buon risultati nelle gare di seconda o terza fascia prendono pochi punti?". Ma il piano cosa prevede in concreto?
"Le tappe della Diamond League scenderanno a 12, teoricamente a partire dall'entrata in vigore del nuovo contratto, e cioè dal 2020. E sparirà l'attuale circuito dei meeting Iaaf Challenge, che sarà assorbito dai circuiti continentali". Ma chi decide quali saranno le due tappe della Diamond League sacrificate, ora sono 14?
"Non si capiscono ancora i criteri di selezione e tenga presente che nella prima bozza di ristrutturazione la Diamond League si sarebbe dovuta restringere a soli otto meeting". Ma lei crede che tutto avverrà nel 2020?
"No, non credo".
Filippo Tortu Lo schiacciamento del programma non sarà rigettato dagli atleti?
"E' un problema irrisolvibile, ogni atleta ha una sua idea e un suo modo di programmarsi. Col nuovo sistema i top saranno più stimolati o no? Il ranking li costringerà a fare più calcoli?". Secondo lei c'è la paura che dopo Bolt l'atletica non possa sopravvivere nella sua attuale forma?
"Forse, ma io sono contrario agli "street events", nel sistema globale l'atletica cosiddetta di strada è limitata ad alcune discipline, il 60 a Piazza del Popolo, la pista srotolata a Copacabana o nel centro di Manchester, quindi non solo è limitata ma è anche fortemente limitante". Tutto iniziò con il lancio del peso nella "Hauptbanhof" di Zurigo...
"Sì ma al suo allargamento ci credo poco, la Iaaf si è fatta prendere la mano da quest'ansia di mutazione, si ricorda i Nitro Games australiani, donne e uomini insieme? Bello o assurdo? Io dico assurdo. Che ci si guadagna? Niente. Chi ci guadagna? Nessuno. Se discoboli e discobole lanciano uno dopo l'altro si evidenzia soltanto la differenza, che nessuno eliminerà, fra uomini e donne. Si perdono solo posti per iscrivere più atleti. E ottieni solo atleti imbestialiti. I Nitro Games hanno avuto risonanza solo perché c'era Bolt. Un 150 a Manchester può andare bene, ma la codificazione della "street athletics" come atletica vera e propria, come il futuro dell'atletica, ebbene ciò mi terrorizza, incluso il fatto che si stia cercando di cambiare anche le regole delle gare, riducendo per esempio il numero dei salti o le norme specifiche dell'asta. Si violenta l'aspetto tecnico di una gara. Non ha senso, non si può dare pari dignità all'atletica nello stadio e alla "street atheltics". E' come giocare a pallone al Circo Massimo o al Colosseo. O cambiare le modalità di aggregazione. Costruiamo le squadre per città! Roma contro Londra. Ma così facciamo giochi senza frontiere, così roviniamo l'atletica. Con quale spirito si partecipa a un evento simile? Una fiera, una festa, un carnevale. Non è atletica oppure è solo un'atletica senza dignità e senza identità. L'atletica si fa in uno stadio con certe regole. Il resto può essere promozionale, non la chiave di volta". E la street athletics non ha oltretutto mai prodotto guadagni. Non è questo il futuro auspicabile...
"O se lo sarà io dico: peccato. Ma io non ci sto".