ROMA - Gli ultimi due scudetti di Modena (2002 e 2016, in bacheca ce ne sono dodici totali), nonostante siano distanti la bellezza di quattordici anni, hanno lo stesso condottiero: Angelo Lorenzetti. Un allenatore nato a Fano ma innamorato della città fino al punto da trasferirsi in Emilia in pianta stabile e far crescere la sua famiglia a Modena. E a guardare il palmares di Lorenzetti la via Emilia porta bene: il terzo scudetto della sua prestigiosa carriera lo ha vinto nel 2009 a Piacenza. Nell'ultimo periodo gialloblù ci sono da segnalare anche due coppe Italia, la Supercoppa. Insomma una striscia vincente che mancava da un po' di tempo. E per chiudere l'addio anticipato annunciato con naturalezza durante la fase finale della stagione.
Lorenzetti, un finale commuovente e ricco di soddisfazioni.
"Oltre alla vittoria nello sport non puoi fare di più. Per giunta vincere a Modena ha un valore ancora più grande. La felicità è colma. E' una gioia intensa come tutte le cose che succedono in questa città. Modena non ha mezzi toni, sia nel bene che nel male, tutto si vive in maniera intensa. E per fortuna adesso si respira una grande gioia in tutta la città. Sono contento per quello che abbiamo fatto".
Dopo il successo in gara due, è stato chiamato in causa l'ambiente.
"Proprio per le considerazioni fatte prima, capivo che nella terza partita avevamo una grande opportunità. Però bisognava calcolare i rischi di una finale scudetto. E prima che l'ambiente si svegliasse con una secchiata d'acqua gelata in faccia e fare pensieri catastrofici ho chiesto all'ambiente di restarci vicini. Per fortuna è finita presto"
Una stagione da incorniciare con una sola nota stonata.
"Eravamo partiti con l'obiettivo di arrivare in finale in tutte le competizioni alle quali partecipavamo, oltre alla Supercoppa dove eravamo già in finale. L'obiettivo importante era proprio giocarsi l'ultimo atto, poi in una serie o partita secca può succedere di tutto si perde o si vince. Ma l'importante era esserci sempre perché significava aver completato un percorso. Ci è dispiaciuto per la Champions league. Siamo stati messi fuori da una squadra competitiva (Halkbank Ankara, ndr). Ma il nostro compito era di andare avanti perché avevamo altri traguardi da raggiungere, ne abbiamo parlato tra di noi e ne siamo usciti presto".
C'è stato un periodo difficile. Come lo avete superato?
"Sfortuna e fortuna nell'arco di un'annata sportiva alla fine si bilanciano. Quando c'erano diversi giocatori fermi per infortunio forse è stato il calendario, abbastanza tranquillo in quel periodo e senza sfide al vertice, a darci una mano. Poi durante i playoff, a piccoli passi, ho ritrovato la squadra al completo, escluso Piano che si è operato, e siamo cresciuti di nuovo".
Modena ha confermato di essere un gruppo sempre "sorridente".
"Ogni anno in questo gruppo sono stati fatti inserimenti mirati, senza stravolgere lo stile. Anzi lo stile è cambiato, ma migliorandolo. Tra i ragazzi si è creato un feeling migliore. Prima erano degli ottimi amici, ma quello che conta è il feeling raggiunto in campo. Quest'anno proprio è aumentata la fiducia reciproca proprio sotto rete".
Un gruppo con tante stelle...
"Ho avuto la fortuna di avere una squadra fenomenale anche dal punto di vista tecnico. E ancora di più ho avuto la fortuna di avere un grande palleggiatore, dalle enormi potenzialità. E' riuscito a far girare la squadra senza nessun problema. A turno ha chiamato in causa tutti tra schiacciatori e centrali. Quando uno di loro non girava capiva subito che era il momento di cambiare. E grazie all'empatia che si è creata tra di loro nessuno si sentiva escluso. Abbiamo avuto un grande progetto di gioco".
Lorenzetti ha un rapporto speciale con la città.
"E' stato il primo approdo quando sono venuto via da Fano. E visto che a Carpi, a pochi passi, viveva pure mia sorella allora ho ricostruito l'ambiente familiare che avevo a Fano e ho creato una nuova famiglia. Mi sento molto legato a Modena, al di là della pallavolo è un centro in cui si vive benissimo e c'è molta attenzione per i cittadini".
Ha già salutato in anticipo, nessun ripensamento?
"Quando ho preso la decisione di chiudere questa esperienza è stato fatto in maniera ponderata. Era qualcosa che covavo da tempo e dopo aver riunito la famiglia e i miei collaboratori ho capito che era ora di mettere la parola fine. E' chiaro che sono cosciente di lasciare una cosa bella e comoda, abito a ottocento metri dal palazzetto, ma quando si lavora la comodità non c'entra".
C'è qualcosa in vista per il futuro?
"Sono alla finestra. Ho ben chiara la situazione degli allenatori e mi pare che al momento tutte le panchine siano occupate. Mi aspetta un periodo di assenza durante il quale ne approfitterò per studiare".
Si chiude un quadriennio facile oppure difficile?
"E' una domanda alla quale non so rispondere con precisione. Un percorso così lungo è fatto non solo della parte tecnica ma anche di relazioni interpersonali e sotto questo profilo non nascondo che qualche volta ci sono stati problemi, sempre superati. Per quanto riguarda la parte sportiva i bassi vengono compensati dagli alti prolungati. Se tiriamo le somme, alla fine, i momenti positivi superano le difficoltà. Possiamo sorridere".
Lorenzetti, un finale commuovente e ricco di soddisfazioni.
"Oltre alla vittoria nello sport non puoi fare di più. Per giunta vincere a Modena ha un valore ancora più grande. La felicità è colma. E' una gioia intensa come tutte le cose che succedono in questa città. Modena non ha mezzi toni, sia nel bene che nel male, tutto si vive in maniera intensa. E per fortuna adesso si respira una grande gioia in tutta la città. Sono contento per quello che abbiamo fatto".
Dopo il successo in gara due, è stato chiamato in causa l'ambiente.
"Proprio per le considerazioni fatte prima, capivo che nella terza partita avevamo una grande opportunità. Però bisognava calcolare i rischi di una finale scudetto. E prima che l'ambiente si svegliasse con una secchiata d'acqua gelata in faccia e fare pensieri catastrofici ho chiesto all'ambiente di restarci vicini. Per fortuna è finita presto"
Una stagione da incorniciare con una sola nota stonata.
"Eravamo partiti con l'obiettivo di arrivare in finale in tutte le competizioni alle quali partecipavamo, oltre alla Supercoppa dove eravamo già in finale. L'obiettivo importante era proprio giocarsi l'ultimo atto, poi in una serie o partita secca può succedere di tutto si perde o si vince. Ma l'importante era esserci sempre perché significava aver completato un percorso. Ci è dispiaciuto per la Champions league. Siamo stati messi fuori da una squadra competitiva (Halkbank Ankara, ndr). Ma il nostro compito era di andare avanti perché avevamo altri traguardi da raggiungere, ne abbiamo parlato tra di noi e ne siamo usciti presto".
C'è stato un periodo difficile. Come lo avete superato?
"Sfortuna e fortuna nell'arco di un'annata sportiva alla fine si bilanciano. Quando c'erano diversi giocatori fermi per infortunio forse è stato il calendario, abbastanza tranquillo in quel periodo e senza sfide al vertice, a darci una mano. Poi durante i playoff, a piccoli passi, ho ritrovato la squadra al completo, escluso Piano che si è operato, e siamo cresciuti di nuovo".
Modena ha confermato di essere un gruppo sempre "sorridente".
"Ogni anno in questo gruppo sono stati fatti inserimenti mirati, senza stravolgere lo stile. Anzi lo stile è cambiato, ma migliorandolo. Tra i ragazzi si è creato un feeling migliore. Prima erano degli ottimi amici, ma quello che conta è il feeling raggiunto in campo. Quest'anno proprio è aumentata la fiducia reciproca proprio sotto rete".
Un gruppo con tante stelle...
"Ho avuto la fortuna di avere una squadra fenomenale anche dal punto di vista tecnico. E ancora di più ho avuto la fortuna di avere un grande palleggiatore, dalle enormi potenzialità. E' riuscito a far girare la squadra senza nessun problema. A turno ha chiamato in causa tutti tra schiacciatori e centrali. Quando uno di loro non girava capiva subito che era il momento di cambiare. E grazie all'empatia che si è creata tra di loro nessuno si sentiva escluso. Abbiamo avuto un grande progetto di gioco".
Lorenzetti ha un rapporto speciale con la città.
"E' stato il primo approdo quando sono venuto via da Fano. E visto che a Carpi, a pochi passi, viveva pure mia sorella allora ho ricostruito l'ambiente familiare che avevo a Fano e ho creato una nuova famiglia. Mi sento molto legato a Modena, al di là della pallavolo è un centro in cui si vive benissimo e c'è molta attenzione per i cittadini".
Ha già salutato in anticipo, nessun ripensamento?
"Quando ho preso la decisione di chiudere questa esperienza è stato fatto in maniera ponderata. Era qualcosa che covavo da tempo e dopo aver riunito la famiglia e i miei collaboratori ho capito che era ora di mettere la parola fine. E' chiaro che sono cosciente di lasciare una cosa bella e comoda, abito a ottocento metri dal palazzetto, ma quando si lavora la comodità non c'entra".
C'è qualcosa in vista per il futuro?
"Sono alla finestra. Ho ben chiara la situazione degli allenatori e mi pare che al momento tutte le panchine siano occupate. Mi aspetta un periodo di assenza durante il quale ne approfitterò per studiare".
Si chiude un quadriennio facile oppure difficile?
"E' una domanda alla quale non so rispondere con precisione. Un percorso così lungo è fatto non solo della parte tecnica ma anche di relazioni interpersonali e sotto questo profilo non nascondo che qualche volta ci sono stati problemi, sempre superati. Per quanto riguarda la parte sportiva i bassi vengono compensati dagli alti prolungati. Se tiriamo le somme, alla fine, i momenti positivi superano le difficoltà. Possiamo sorridere".