Due giocatori, uno ucraino, l'altro russo. La cornice del campionato italiano di uno sport come il volley in cui il fair play è uno dei valori fondanti. Eppure, le tensioni della guerra in Ucraina arrivano anche su questi campi. E a un russo come Maksim Sapozhkov, opposto di Verona che mai si è schierato a favore di Putin e dell'invasione, lo schiacciatore ucraino di Perugia Oleh Plotnytskyi non stringe la mano. Non è successo una, ma ben tre volte durante la stagione, in tre partite per un totale di sei gesti di protesta distribuiti tra i saluti a inizio e fine gara.
In queste occasioni Plotnytskyi ha ignorato Sapozhkov, nelle due partite della regular season e in quella di sabato del play off per il quinto posto. Ripetendo a distanza di mesi un gesto che fa intuire quale potrebbe essere il clima ora che il Cio ha raccomandato il rientro degli atleti russi e bielorussi nelle qualificazioni olimpiche per Parigi 2024. Una situazione che non potrebbe riproporsi per i due pallavolisti, perché il via libera del Cio è stato concesso solo per atleti individuali e non per le squadre. Ma in molti sport potrebbero ripetersi scene del genere se gli ucraini si trovassero nella stessa situazione (e non è detto che rinuncino in partenza ad eventi cui partecipino i russi, come ordinato dal governo di Kiev).
Il divieto ai russi non vale per le squadre di club, dal calcio al volley i professionisti continuano a giocare. Ma questo non impedisce che ci possano essere attriti come quello tra Sapozhkov e Plotnytskyi, divisi solo dalla guerra, ma in maniera definitiva.