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Telecom, ecco perché la stangata

L'ex operatore di Stato multato per aver abusato, secondo l'Antitrust, del doppio ruolo di proprietario della rete (e quindi di soggetto che tecnicamente attiva i clienti anche altrui) e di operatore commerciale. Con i consumatori a pagare in termini di tempo e denaro. E lo scorporo appare l'unica via d'uscita di ALESSANDRO LONGO
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Ci ha messo tre anni l'Antitrust ma alla fine ha stabilito che, sì, Telecom Italia ha boicottato gli operatori concorrenti; almeno, l'ha fatto negli anni passati. In due modi, uno tecnico e l'altro commerciale: ha bloccato le attivazioni degli utenti e ha adottato politiche di prezzo che strozzano i margini sulla clientela business. La sentenza - che nasce da una denuncia di Wind e di Fastweb - è notevole non solo per la multa record di 103,794 milioni di euro (da pagare entro 90 giorni, ma Telecom ha già annunciato ricorso); ma anche perché arriva in un contesto di massima attenzione per il futuro della rete di Telecom Italia. Sembra sempre più vicina la sua separazione, evento che avrebbe tra l'altro il vantaggio di togliere all'ex monopolista ogni possibilità (pratica o teorica) di abusare della posizione dominante.

Dei due motivi per cui Telecom è stata multata, è il primo quello di gran lunga più interessante per i consumatori ed è anche quello che vale il grosso della sanzione (88 milioni di euro). Va premesso che l'Antitrust ha analizzato i casi dal 2009 al 2011 e non ci sono evidenze che Telecom abbia insistito con queste pratiche; anzi, l'Autorità ha pure riconosciuto, tra le attenuanti, un certo miglioramento delle procedure di attivazione negli ultimi anni.

Ma nella sentenza di oggi molti utenti possono ritrovarsi. Sono i casi in cui si chiede la linea di un altro operatore e poi si aspetta tanto tempo, invano, per l'attivazione. E magari poi si rinuncia e si preferisce restare con Telecom Italia. Succedeva così, infatti, secondo quanto appurato dall'inchiesta Antitrust: l'utente chiedeva di passare a Wind (l'operatore che ha denunciato questa pratica in particolare) abbandonando Telecom oppure di attivare una nuova linea con l'operatore alternativo, ma Telecom bloccava l'attivazione. E lo faceva presentando motivazioni tecniche o burocratiche che poi, a una successiva analisi di Wind- ora confermata dall'Autorità-, in molti casi si sarebbero rivelate ingiustificate. Per esempio, "cliente irreperibile", "rinuncia da parte del cliente" o un generico "ko tecnico" (attivazione impossibile per motivi tecnici). Wind contattava però il cliente, per verificare la motivazione Telecom e scopriva che non era vero niente. Non aveva cambiato idea e, in certi casi, addirittura Telecom l'aveva contattato per convincerlo a non cambiare.

"E' una pratica vecchia e risaputa, Telecom ha sfruttato la propria posizione dominante, in quanto proprietario della rete, per ostacolare i concorrenti", dice a Repubblica.it Franco Morganti, classe 1931, uno dei padri delle tlc italiane e tra i primissimi a sostenere la necessità di uno scorporo della rete Telecom. Un passato nei consigli di amministrazione di Enel, di Wind e vicepresidente dell'International Institute of Communications con sede a Londra. Avrebbe abusato, insomma, di questo doppio ruolo di proprietario della rete (e quindi di soggetto che tecnicamente attiva i clienti anche altrui) e di operatore commerciale.

Telecom smentisce con forza, oggi, con una nota. Dice di "aver sempre assicurato agli operatori alternativi la piena parità di trattamento nell'accesso alla sua rete, nel rispetto delle normative vigenti grazie anche all'implementazione volontaria del modello 'Open Access e degli impegni assunti', considerato una best practice a livello europeo e come tale riconosciuto dall'Unione Europea e dal BEREC (l'organismo europeo che sovrintende alla regolamentazione)". Annuncia che presenterà un ricorso al Tar e argomenta così le proprie ragioni. Primo, c'è stata una continua crescita delle quote di mercato dei concorrenti a danno di quelle Telecom. Le quali però- va aggiunto- sono ancora da record, in Europa.

Secondo, "tutti i parametri confermati dalle verifiche dell'Organo di Vigilanza (di Agcom), indicano che c'è sempre stata piena parità di trattamento nei confronti degli operatori sia in fase di attivazione dei servizi sia nell'assistenza tecnica". La colpa dei ko tecnici sarebbe quindi dei concorrenti: hanno mandato richieste non corrette. "La percentuale di ordinativi rigettati oscilla tra meno del 10% per gli Olo (operatori concorrenti) che inviano richieste più corrette ad oltre il 60% per quelli che inviano richieste con più errori".
 
"Nell'assistenza tecnica, l'assenza di qualsiasi comportamento discriminatorio è confermata da tutti i dati certificati per il 2012 che indicano una totale parità di trattamento tra le divisioni commerciali di Telecom Italia e gli operatori alternativi nei tempi medi di riparazione, nella percentuale di guasti riparati entro il secondo giorno, nella disponibilità complessiva". "Questi indicatori dimostrano che gli operatori alternativi hanno potuto beneficiare di prestazioni in linea, se non addirittura migliori, rispetto alle divisioni commerciali di Telecom Italia", conclude la nota.

La multa è però solo l'ultimo tassello nel travagliato rapporto tra concorrenza e rete Telecom. Uno scenario che ha un peccato originale: il fatto che l'Italia, caso rarissimo in Europa e nel mondo, ha solo una rete fissa nazionale, quella di Telecom Italia, poiché non abbiamo quella su cavo coassiale ("cable tv"). Non essendoci alternative, è quindi molto importante che la concorrenza sia protetta sull'unica rete disponibile. Tra le ultime vicende c'è una legge voluta dal Pdl l'anno scorso, per liberalizzare i servizi di manutenzione su rete Telecom. Chiedeva ad Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) di stabilire nuove regole per consentire agli operatori di scegliere proprie aziende di manutenzione, quando affittano da Telecom la linea. Il costo di manutenzione finora è stato tutt'uno con quello di affitto nel doppino, costituendo il totale di quello di unbundling (affitto della linea), pagato dagli operatori a Telecom.

Nel nuovo scenario, invece, gli operatori non sarebbero più costretti ad affidare a Telecom la manutenzione, ma potrebbero pagare proprie aziende di fiducia. In teoria, questo creerebbe un'inedita concorrenza sui servizi di manutenzione (finora gestita da Telecom con aziende da lei scelte) e forse contribuirebbe a ridurre i costi in capo agli operatori e quindi agli utenti. Costi che sono cresciuti negli ultimi anni. Ma è tutto finito con un nulla di fatto, anche perché l'Europa ha aperto una procedura d'infrazione contro l'Italia per questa legge, accusandola di scavalcare il ruolo di Agcom.
La multa Antitrust dimostra però che c'è ancora forte attenzione sui diritti dei concorrenti nella rete Telecom. Ed è forse un ulteriore punto a favore dello scorporo, che Telecom valuterà nel consiglio di amministrazione del 23 maggio.

Una rete scorporata, anche se a maggioranza Telecom, in teoria dovrebbe dare maggiore garanzia di equità di trattamento a tutti gli operatori (reale e non solo teorica). Il presidente esecutivo di Telecom, Franco Bernabè, proprio ieri in una conference call con gli analisti ha esaltato l'utilità dello scorporo. Per tanti motivi. Tra gli altri, proprio la possibilità di avere regole e obblighi più leggeri nei confronti dei concorrenti. Maggiore flessibilità nel fare offerte commerciali e meno grattacapi in genere. Compresi quelli che vengono dall'Antitrust, come si vede.