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BlackBerry, troppo tempo perso....

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BlackBerry addio. Dopo la conferma che l’azienda canadese sta valutando ogni possibile strategia per il futuro, compreso l’abbandono del mercato azionario, la ricerca di partner e anche la vendita, a seguito dei risultati di vendita degli ultimi mesi (l’ultima “classifica” vede BlackBerry nel mucchio degli “altri”, quindi con una percentuale di mercato assai bassa), è difficile immaginare quale futuro la ex Research in Motion possa avere.

È un mercato assai singolare quello della comunicazione digitale, estremamente veloce, dove il cambiamento e l’innovazione pagano assai, dove la “coolness” conta quanto la tecnologia, dove rallentare o fermarsi è praticamente un modo per mettere fine al proprio successo. BlackBerry di tempo ne ha perso troppo, quando sicura del proprio successo, ottenuto prima degli altri, con una tecnologia proprietaria che garantiva un sistema di messaggistica indipendente, con dei cellulari dotati di una piccola ed efficiente tastiera, ha ritenuto di potersi interessare marginalmente dell’avvento del touch, degli smartphone, della “rivoluzione” causata dall’arrivo dell’iPhone. Certo, all’inizio lo “snobismo” aveva pagato, BlackBerry era diverso, era nelle mani di manager e imprenditori, professionisti e popstar, era una sorta di “club” in cui possedere un BlackBerry era anche uno status symbol, ma in breve tempo la stategia “consumer” dei concorrenti e la conversione al touch di tutto il mondo, avevano messo in crisi l’azienda, che poi aveva dovuto subire nel 2011 un duro colpo quando avvenne un clamoroso blackout della propria rete di comunicazione.

Certo, dal 2011 i canadesi non sono certo stati fermi, hanno rinnovato completamente il loro parco macchine, hanno mandato a casa i due fondatori, Mark Lazaridis e Jim Balsillie, hanno sviluppato una nuova (ed ottima) tecnologia, hanno addirittura cambiato nome eliminando Rim e scegliendo definitivamente BlackBerry, e puntato tutto sull’innovazione. Ma i consumatori non sono sembrati interessati, i risultati non sono arrivati e BlackBerry 10, nonostante le ottime reazioni degli esperti e degli appassionati, non ha conquistato il mercato.

Ora i vertici dell’azienda hanno deciso che da soli non ce la possono fare, che c’è bisogno di un partner, o che addirittura BlackBerry può essere venduta. E’ già accaduto a Motorola, che un tempo regnava nel mondo dei cellulari e ora è una divisione di Google, è accaduto a Nokia, che ha dovuto allearsi con Microsoft per provare a sfidare con successo Apple e gli altri, resistono Lg, Huawei, Htc, perché come Htc hanno scelto decisamente Android, che nel mercato continua a crescere, o perché hanno mercati come quello cinese nel caso di Huawei, o perché producono anche altro come Lg.

BlackBerry è da sola, e anche se BlackBerry 10 ha delle grandi possibilità, non riesce ad uscire dall’ombra. I motivi sono diversi: da una parte, come già detto, il molto tempo perso ad adattarsi alla nuova realtà touch e al nuovo mercato, dall’altra l’abbandono della propria specificità (quella della tastiera fisica) che li rende più “simili” agli altri e quindi meno originali, e non ultima la perdita della “coolness”, il non essere più un oggetto del desiderio né per i manager né per i ragazzi. Ed è questa terza causa ad essere la più difficile da affrontare e quella che sta trasformandosi nel problema più grande da risolvere per l’azienda canadese, che oggi avrebbe sulla carta tutte le carte in regola per competere in termini di macchine e tecnologie con gli avversari.

BlackBerry poi è per molti sinonimo di “telefonino con tastiera”, un oggetto del passato, di un era ormai finita, di un modo di comunicare che oggi viene preso in considerazione solo su macchine che costano poco e che hanno poche funzioni. Il touch ha sconfitto BlackBerry che oggi cerca di offrire al miglior offerente non tanto un marchio, del quale nessuno sembra aver bisogno, ma della tecnologia che, invece, non è affatto datata o sconfitta, e di cui molti potrebbero avere bisogno per poter continuare la battaglia contro Apple e Google. Basta pensare, tanto per fare un’ipotesi fantascientifica, ad Amazon e ai suoi Kindle….