LA LEGGENDA vuole che Bill Gates abbia sempre voluto diventare come Steve Jobs. Che questo sia vero è da dimostrare, ma di certo le ultime notizie portano a pensare che forse, per la prima volta nella sua vita, Bill Gates vedrà la sua avventura professionale arrivare ad una svolta simile, quasi uguale, a quella che venne imposta a Steve Jobs negli anni Ottanta, ovvero lasciare il consiglio d'amministrazione dell'azienda da lui fondata. Si, pare proprio che gli azionisti di Microsoft abbiano deciso che la presenza di Bill nel consiglio d'amministrazione non sia più gradita, e sembra abbiano pensato di defenestrarlo.
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Tre dei principali investitori nella Microsoft Corp, una ventina in tutto, stanno facendo pressioni sul board per far lasciare a Gates il posto da Presidente dell'azienda che lui stesso ha fondato trentotto anni fa. I tre, che hanno circa il 5% della società, e i cui nomi non sono stati resi noti, credono che la presenza di Gates sia oggi di ostacolo al cambiamento dell'azienda, e che possa limitare il potere del nuovo Ceo, quello che tra qualche mese dovrebbe prendere il posto del dimissionario Steve Ballmer, esercitando un potere sulla Microsoft sproporzionato rispetto alla sua reale forza. Gates, che aveva il 49% delle azioni di Microsoft, oggi ne ha solo il 4.5%, ma anche così rappresenta il principale azionista dell'azienda. In effetti Gates sta giocando un ruolo importante nel comitato speciale che si sta muovendo alla ricerca del successore di Ballmer. Va detto, comunque, che il fondatore dell'azienda di Redmond vende annualmente, secondo un accordo pregresso, circa 80 milioni di azioni di Microsoft all'anno, il che lo porterà fuori dall'azionariato nel 2018, e che il suo ruolo è stato già molto ridimensionato nel 2000, quando ha lasciato le redini a Steve Ballmer, e ancor di più nel 2008, quando ha deciso di concentrare la sua attenzione alla fondazione creata con la moglie Melinda, una fondazione benefica attraverso la quale ha già donato circa 28 miliardi di dollari del suo patrimonio personale.
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Certo è che se davvero Gates fosse costretto a lasciare la sua azienda contro la sua volontà e anzitempo rispetto alle sue previsioni sarebbe veramente la fine di un'epoca, la simbolica e definitiva chiusura dell'era del computer. E la somiglianza con la vicenda di Jobs, estromesso dalla Apple nel 1985, renderebbe la vicenda ancor più straordinaria e singolare. Qualcuno, soprattutto gli innumerevoli detrattori di Gates, potrebbero salutare con gioia l'evento, ma noi non saremmo tra quelli. Gates è stato un personaggio fondamentale nello sviluppo e soprattutto nella diffusione delle tecnologie nel nostro tempo, i prodotti realizzati dalla Microsoft, pur tra alti e bassi, pur tra mille polemiche, hanno contribuito a scolpire in maniera indelebile non solo il nostro mondo ma anche il nostro pensiero, il modo di lavorare, di giocare, di comunicare. C'è chi dice che senza "l'impero del male" di Microsoft forse avremmo avuto un mondo migliore, ma non abbiamo prove per poter affermare che sarebbe andata davvero così.
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Di certo, comunque, resta il fatto che Bill Gates, e sua moglie Melinda, siano oggi i più grandi benefattori del mondo, dotando la fondazione di una somma di 28 miliardi di dollari, investiti in la cultura, istruzione, prevenzione e la lotta a malattie, dall'epatite B al morbillo, dalla febbre gialla alla poliomelite, finanziando la ricerca medica e sostenendo innumerevoli progetti di intervento diretto in aree disagiate. Gates è il teorico del "capitalismo creativo", che come riporta Wikipedia è "un nuovo approccio che le aziende dovrebbero adottare per sfruttare tecnologie e prodotti non solo in base alla logica del profitto, ma anche per migliorare la qualità della vita dell'uomo e per portare sviluppo e benessere non solo nelle aree più ricche del mondo, come è avvenuto finora, ma anche nelle aree più povere e svantaggiate del mondo". Gates è il fondatore assieme a Warren Buffett di The Giving Pledge, quello straordinario club di ultraricchi che hanno sottoscritto un patto per far si che metà del loro patrimonio personale sia devoluto in filantropia, ed ha convinto fino ad oggi 57 miliardari americani a donare metà del patrimonio in beneficenza, personaggi come Mark Zuckerberg, Steve Casem Paul Allen, Larry Ellison, Michael Bloomberg.
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Insomma, tra pregi e difetti sarà difficile dire addio a Bill Gates. E forse non ce ne sarà nemmeno bisogno. Perché se è vero che il "pallino" di Gates è quello di non essere mai diventato Steve Jobs, il passo successivo alla sua defenestrazione potrebbe essere, come è stato nel caso del fondatore di Apple, quello della realizzazione di un nuovo progetto. Per Jobs fu la Pixar, superarlo sarà, ancora una volta, difficile.
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Tre dei principali investitori nella Microsoft Corp, una ventina in tutto, stanno facendo pressioni sul board per far lasciare a Gates il posto da Presidente dell'azienda che lui stesso ha fondato trentotto anni fa. I tre, che hanno circa il 5% della società, e i cui nomi non sono stati resi noti, credono che la presenza di Gates sia oggi di ostacolo al cambiamento dell'azienda, e che possa limitare il potere del nuovo Ceo, quello che tra qualche mese dovrebbe prendere il posto del dimissionario Steve Ballmer, esercitando un potere sulla Microsoft sproporzionato rispetto alla sua reale forza. Gates, che aveva il 49% delle azioni di Microsoft, oggi ne ha solo il 4.5%, ma anche così rappresenta il principale azionista dell'azienda. In effetti Gates sta giocando un ruolo importante nel comitato speciale che si sta muovendo alla ricerca del successore di Ballmer. Va detto, comunque, che il fondatore dell'azienda di Redmond vende annualmente, secondo un accordo pregresso, circa 80 milioni di azioni di Microsoft all'anno, il che lo porterà fuori dall'azionariato nel 2018, e che il suo ruolo è stato già molto ridimensionato nel 2000, quando ha lasciato le redini a Steve Ballmer, e ancor di più nel 2008, quando ha deciso di concentrare la sua attenzione alla fondazione creata con la moglie Melinda, una fondazione benefica attraverso la quale ha già donato circa 28 miliardi di dollari del suo patrimonio personale.
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Certo è che se davvero Gates fosse costretto a lasciare la sua azienda contro la sua volontà e anzitempo rispetto alle sue previsioni sarebbe veramente la fine di un'epoca, la simbolica e definitiva chiusura dell'era del computer. E la somiglianza con la vicenda di Jobs, estromesso dalla Apple nel 1985, renderebbe la vicenda ancor più straordinaria e singolare. Qualcuno, soprattutto gli innumerevoli detrattori di Gates, potrebbero salutare con gioia l'evento, ma noi non saremmo tra quelli. Gates è stato un personaggio fondamentale nello sviluppo e soprattutto nella diffusione delle tecnologie nel nostro tempo, i prodotti realizzati dalla Microsoft, pur tra alti e bassi, pur tra mille polemiche, hanno contribuito a scolpire in maniera indelebile non solo il nostro mondo ma anche il nostro pensiero, il modo di lavorare, di giocare, di comunicare. C'è chi dice che senza "l'impero del male" di Microsoft forse avremmo avuto un mondo migliore, ma non abbiamo prove per poter affermare che sarebbe andata davvero così.
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Di certo, comunque, resta il fatto che Bill Gates, e sua moglie Melinda, siano oggi i più grandi benefattori del mondo, dotando la fondazione di una somma di 28 miliardi di dollari, investiti in la cultura, istruzione, prevenzione e la lotta a malattie, dall'epatite B al morbillo, dalla febbre gialla alla poliomelite, finanziando la ricerca medica e sostenendo innumerevoli progetti di intervento diretto in aree disagiate. Gates è il teorico del "capitalismo creativo", che come riporta Wikipedia è "un nuovo approccio che le aziende dovrebbero adottare per sfruttare tecnologie e prodotti non solo in base alla logica del profitto, ma anche per migliorare la qualità della vita dell'uomo e per portare sviluppo e benessere non solo nelle aree più ricche del mondo, come è avvenuto finora, ma anche nelle aree più povere e svantaggiate del mondo". Gates è il fondatore assieme a Warren Buffett di The Giving Pledge, quello straordinario club di ultraricchi che hanno sottoscritto un patto per far si che metà del loro patrimonio personale sia devoluto in filantropia, ed ha convinto fino ad oggi 57 miliardari americani a donare metà del patrimonio in beneficenza, personaggi come Mark Zuckerberg, Steve Casem Paul Allen, Larry Ellison, Michael Bloomberg.
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Insomma, tra pregi e difetti sarà difficile dire addio a Bill Gates. E forse non ce ne sarà nemmeno bisogno. Perché se è vero che il "pallino" di Gates è quello di non essere mai diventato Steve Jobs, il passo successivo alla sua defenestrazione potrebbe essere, come è stato nel caso del fondatore di Apple, quello della realizzazione di un nuovo progetto. Per Jobs fu la Pixar, superarlo sarà, ancora una volta, difficile.