ROMA - Italiani, inutili geni. Anche quest'anno abbiamo inzeppato l'Ufficio brevetti con una sfilza di invenzioni da far impallidire Leonardo Da Vinci. Qualche esempio? L'amaca che si appende a un solo albero, tanto per cominciare. E il dispositivo che prevede le cadute degli anziani. E il robot miniaturizzato che asporta tumori gastrointestinali. E la valigia che si trasforma in sedia. Ancora: il quaderno che agevola la scrittura per gli ipovedenti, il procedimento per rendere l'acqua di mare utilizzabile in cucina, il tacco anti-rottura per scarpe da signora. Potremmo andare avanti per ore, scorrendo le seimila domande depositate dall'inizio dell'anno, ma l'interrogativo sarà sempre il solito: quante saranno realizzate e messe in commercio? Poche, pochissime. Una su cento. Forse meno.
I PAESI PIU' CREATIVI - LE REGIONI PIU' CREATIVE - LE PROVINCE PIU' CREATIVE
Eppure abbiamo creatività da vendere. "L'Italia è l'ottavo Stato al mondo per numero di brevetti", spiega il sociologo Domenico De Masi. Sul podio ci sono Giappone, Stati Uniti e Cina. Noi ci collochiamo dopo la Germania e prima della Francia. Del resto, dice Elserino Piol, il fondatore del venture capital italiano, "l'inventiva è scritta nel nostro Dna". Niente di nuovo: siamo stati sempre così. Popolo di fantasiosi e di creatori. "Sono calati l'orgoglio e la fiducia nazionali - ragiona Piol - Il Paese è depresso e gli investitori, nonostante abbiano le tasche piene, hanno le braccia corte".
Rari i colpi di fortuna. "In vent'anni di "carriera", mi hanno riconosciuto sei o sette brevetti. Ma non ho mai trovato nessuno che versasse un centesimo", racconta il commerciante sessantasettenne Domenico Tricarico. Quest'anno, sul modulo presentato all'Ufficio del ministero dello Sviluppo Economico, accanto al suo nome si legge "bevanda analcolica o alcolica a base di olive". E lui chiarisce: "L'olio contiene anti-ossidanti naturali, ma non possiamo berne più di un cucchiaino al giorno". Allora ha pensato di utilizzare il succo delle olive, che di solito viene gettato ma che è ricco di principi attivi, e ne ha ricavato uno sciroppo e un amaro. "In paese, però, nessuno vuole investire. D'altronde, ha successo solo chi ha abbastanza soldi per fare da solo".
LE IDEE PIU' CREATIVE
E pure il "collega" Roberto Padovano rimpiange ancora la sua grande invenzione mancata. "Quindici anni fa iniziai a lavorare al bike sharing - ricorda - e ci dedicai ogni attimo libero. Tuttavia non trovai una sola persona disposta ad aiutarmi e dovetti rinunciare". Qualcun altro, invece, con quell'idea ci ha fatto i soldi. Nel 2013 Padovano ci ha riprovato, con un navigatore satellitare dotato di una telecamera e di un sistema di lettura di codici a barre o Qr. "Non si digiterà più la destinazione: basterà avvicinare il codice alla lente", afferma. E se questa volta la sua creazione diventerà realtà, non rischieremo più di andare a sbattere mentre litighiamo con il touch screen dello schermo.
Il Paese, dunque, ha bisogno di ritrovare fiducia. Ognuno ha la sua ricetta: "Puntiamo sulla formazione", suggerisce Piol. "Sì - concede De Masi - però i brevetti non devono essere solo fantasiosi, ma anche concreti e utili". Se ai tempi di Piol il collegamento tra i migliori cervelli e la catena di montaggio era assicurato dalle scuole di formazione di aziende come Ibm e Olivetti, oggi ci provano le università. Nell'Istituto di Biorobotica della Scuola Sant'Anna di Pisa, per esempio, stanno sviluppando un sistema per rendere i tablet "trisensoriali", ossia per permetterci di comunicare non soltanto sentendo e vedendo l'altra persona, ma trasmettendo anche sensazioni tattili. Apple e Samsung potrebbero essere interessatissime. "Lavoriamo su richiesta delle imprese - spiegano alla Sant'Anna - oppure concediamo loro una nostra invenzione in licenza, o creiamo noi delle start-up. Il segreto per il successo, però, è sempre lo stesso: non pensare a come sarà il domani, bensì a come sarà il futuro tra 10 o 15 anni". Il dispositivo per far aprire il portafoglio agli investitori, invece, non è stato ancora inventato.
I PAESI PIU' CREATIVI - LE REGIONI PIU' CREATIVE - LE PROVINCE PIU' CREATIVE
Eppure abbiamo creatività da vendere. "L'Italia è l'ottavo Stato al mondo per numero di brevetti", spiega il sociologo Domenico De Masi. Sul podio ci sono Giappone, Stati Uniti e Cina. Noi ci collochiamo dopo la Germania e prima della Francia. Del resto, dice Elserino Piol, il fondatore del venture capital italiano, "l'inventiva è scritta nel nostro Dna". Niente di nuovo: siamo stati sempre così. Popolo di fantasiosi e di creatori. "Sono calati l'orgoglio e la fiducia nazionali - ragiona Piol - Il Paese è depresso e gli investitori, nonostante abbiano le tasche piene, hanno le braccia corte".
Rari i colpi di fortuna. "In vent'anni di "carriera", mi hanno riconosciuto sei o sette brevetti. Ma non ho mai trovato nessuno che versasse un centesimo", racconta il commerciante sessantasettenne Domenico Tricarico. Quest'anno, sul modulo presentato all'Ufficio del ministero dello Sviluppo Economico, accanto al suo nome si legge "bevanda analcolica o alcolica a base di olive". E lui chiarisce: "L'olio contiene anti-ossidanti naturali, ma non possiamo berne più di un cucchiaino al giorno". Allora ha pensato di utilizzare il succo delle olive, che di solito viene gettato ma che è ricco di principi attivi, e ne ha ricavato uno sciroppo e un amaro. "In paese, però, nessuno vuole investire. D'altronde, ha successo solo chi ha abbastanza soldi per fare da solo".
LE IDEE PIU' CREATIVE
E pure il "collega" Roberto Padovano rimpiange ancora la sua grande invenzione mancata. "Quindici anni fa iniziai a lavorare al bike sharing - ricorda - e ci dedicai ogni attimo libero. Tuttavia non trovai una sola persona disposta ad aiutarmi e dovetti rinunciare". Qualcun altro, invece, con quell'idea ci ha fatto i soldi. Nel 2013 Padovano ci ha riprovato, con un navigatore satellitare dotato di una telecamera e di un sistema di lettura di codici a barre o Qr. "Non si digiterà più la destinazione: basterà avvicinare il codice alla lente", afferma. E se questa volta la sua creazione diventerà realtà, non rischieremo più di andare a sbattere mentre litighiamo con il touch screen dello schermo.
Il Paese, dunque, ha bisogno di ritrovare fiducia. Ognuno ha la sua ricetta: "Puntiamo sulla formazione", suggerisce Piol. "Sì - concede De Masi - però i brevetti non devono essere solo fantasiosi, ma anche concreti e utili". Se ai tempi di Piol il collegamento tra i migliori cervelli e la catena di montaggio era assicurato dalle scuole di formazione di aziende come Ibm e Olivetti, oggi ci provano le università. Nell'Istituto di Biorobotica della Scuola Sant'Anna di Pisa, per esempio, stanno sviluppando un sistema per rendere i tablet "trisensoriali", ossia per permetterci di comunicare non soltanto sentendo e vedendo l'altra persona, ma trasmettendo anche sensazioni tattili. Apple e Samsung potrebbero essere interessatissime. "Lavoriamo su richiesta delle imprese - spiegano alla Sant'Anna - oppure concediamo loro una nostra invenzione in licenza, o creiamo noi delle start-up. Il segreto per il successo, però, è sempre lo stesso: non pensare a come sarà il domani, bensì a come sarà il futuro tra 10 o 15 anni". Il dispositivo per far aprire il portafoglio agli investitori, invece, non è stato ancora inventato.