Italian Tech

Quel prototipo, nel 1998, al Mit di Boston

Il ricordo di un incontro con un oggetto insolito, tanti anni fa. Il progenitore di quella macchina hi-tech che potrebbe cambiare, ancora una volta, la nostra vita. Ecco come di ERNESTO ASSANTE
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ERA il 1998 quando io e Vittorio Zambardino andammo al Media Lab del Mit a Boston, allora diretto da Nicholas Negroponte. Vedemmo molte cose meravigliose e futuribili, il sistema musicale di Tod Machover, la straordinaria Brain Opera, il progetto di Michael Bove che prevedeva la possibilità di acquistare prodotti direttamente dal televisore mentre un programma era in onda, l'electronic ink di Joe Jacobson, che oggi è il cuore dei Kindle di Amazon.

E poi c'era un ragazzo, capelli mediamente lunghi, un berretto in testa, che aveva stabilmente davanti all'occhio destro una piccola macchina. Quel ricercatore aveva indosso l'antenato dei Google Glass, un device che si interfacciava con il computer, permetteva di vedere una realtà aumentata, ottenendo informazioni da Internet. Lo indossava Bradley Rhodes e, se devo essere sincero, non fu la cosa che in quei giorni al Media Lab mi entusiasmò di più. Non perché non funzionasse, anzi, il prototipo era già abbastanza avanzato in termini assoluti, il lavoro che al Mit si stava facendo sui "wearables", quello che faceva Patti Maes sulle "interfacce fluide", era già molto ricco, vedemmo con Vittorio altri tipi di device indossabili, ognuna con una sua funzione specifica. Ma erano, parliamo di quindici anni fa, ancora troppo complicati, ingombranti, complessi, si potevano indossare ma sembravano ancora lontanissimi dal poter diventare degli oggetti adatti al mondo dell'elettronica di consumo.

Sono passati quindici anni e molti di quelli che lavoravano ai progetti del Media Lab, in particolare Thad Starner, oggi sono alla testa del progetto dei Google Glass. La distanza tra il device sperimentale del 1998 e i Glass odierni è abissale, sono due macchine profondamente diverse, così come il mondo stesso è stato completamente rivoluzionato nello stesso tempo dalla diffusione di Internet, del Web, del digitale in tutte le sue declinazioni. E poi, tanto per tagliare corto, quelli indossati da Rhodes nel 1998 erano un'ipotesi, quelli realizzati da Google sono una realtà.

Realtà che potrebbe risultare completamente rivoluzionaria. Si, perché i Glass, ancor di più di quanto non l'abbiamo già fatto Internet, il Web, i telefoni cellulari, gli smartphone, i tablet, cambieranno il nostro modo di percepire la realtà e di vedere le cose. Perché ci metteranno, e non è un semplice gioco di parole, in una prospettiva diversa, faranno in modo di, molto più di quanto non sia vero oggi attraverso l'uso smodato di smartphone e tablet, tenerci collegati alla rete più o meno costantemente, faranno di noi degli esseri umani diversi. No, non dovete pensare che sia un'esagerazione, concentratevi su quello che è accaduto nella storia, con l'avvento di tecnologie come quella degli occhiali, o quanto gli esseri umani siano cambiati da quando esiste l'automobile, o come la nostra percezione della realtà si sia modificata da quando esiste la stampa, il telefono, la televisione, o qualsiasi altra tecnologia entrata a far parte della nostra vita quotidiana. I Glass faranno altrettanto.

Anzi, potrebbero fare altrettanto. Perché per adesso, così come sono, in una fase di infanzia tecnologica, lasciano solo supporre quali potrebbero essere gli usi di un simile strumento indossabile. Cosa manca? Una "killer application", che trasformi i Google Glass da oggetto in strumento, per una o più azioni specifiche, in grado di risolvere uno o molti problemi diversi. Accadrà? Non c'è dubbio, quando i Glass saranno davvero di pubblico dominio, arriveranno gli sviluppatori, a immaginare software, app, altro, che trasformeranno gli occhiali digitali in qualcosa della quale avremo bisogno, qualcosa che sarà utile, della quale sentiremo la necessità. E della quale non riusciremo poi a fare a meno.

I Google Glass aprono un'era nuova ed è per questo che sono importanti. Potrebbero non essere la macchina definitiva, del resto se pensate ai primi cellulari multifunzione e come sono poi stati scavalcati da macchine diverse e migliori non è difficile immaginare che possa accadere lo stesso al device che oggi Google porta nel mondo. E' possibile che il progetto fallisca, che non trovi un pubblico numeroso ed interessato? Ovviamente si, se si limiteranno ad essere un gadget per maniaci, o potrebbero avere un uso limitato se saranno uno strumento professionale, ad esempio, per giornalisti di nuova generazione. Ma ne dubitiamo, la strada aperta dai Google Glass, quella già percorsa, sempre in maniera iniziale, dal Gear di Samsung, è quella di macchine che indosseremo, che saranno collegate alla rete e che non porteremo più in tasca. Noi saremo la rete, e questo cambierà ancora una volta tutto.  

E non c'è bisogno di storcere il naso, pensando al fatto che vanno indossati, che chi li porta oggi sembra un alieno, o un fanatico di Terminator, perché quello che oggi ci sembra strano, e lo sembra soprattutto a chi ha superato una certa età, tra breve tempo potrebbe essere normalissimo. Provate a chiedere a un bambino se trova interessanti o strani quegli occhiali tecnologici da mettere indosso...