LONDRA - Doccia fredda in arrivo sul bitcoin in Europa. L'Autorità bancaria europea che regolamenta il settore, l'Eba, mette in guardia gli utilizzatori della valuta virtuale, e avverte che, in caso di perdite, non saranno tutelati. In precedenza anche la Banca di Francia e quella centrale cinese aveva lanciato warning simili. "Attualmente - si legge in un comunicato dell'Eba - non esiste nell'Unione europea nessuna protezione specifica per salvaguardare i consumatori da perdite finanziarie nel caso in cui una piattaforma che scambia o detiene valute virtuali fallisca o chiuda".
I bitcoin non vengono emessi da banche centrali e il loro valore dipende dalla fiducia che i consumatori hanno in questo strumento. "Ci sono stati riportati casi - prosegue la nota dell'Eba - di consumatori che hanno perso significativi quantitativi di monete virtuali , con poche prospettive di venire rimborsati. Inoltre, usando valute virtuali per le transazioni commerciali, i consumatori non sono protetti da nessuna legge Ue sui rimborsi". L'Eba ha studiato per tre mesi le monete virtuali e sta valutando la possibilità di regolarle. L'Autorità ha il potere di vietarne la circolazione, anche se non è ancora chiaro come il divieto possa essere messo in pratica. Ci sono almeno 100 valute virtuali in circolazione e tra queste il bitcoin è la più conosciuta. Oggi l'Eba pubblicherà un documento in cui mette in guardia dai rischi di "violente fluttuazioni delle valute elettroniche", così come dal pericolo che "i portafogli digitali" in cui si registra la proprietà questi titoli possano esser preda di hacker e pirati informatici.
Poco evidenti stamattina le reazioni sul mercati digitali della pseudo valuta: sulla piattaforma giapponese Mt Gox il bitcoin si attesta a 962,87 dollari, non distante dai valori di ieri, posto che continua a mostrare quella spiccata tendenza alle oscillazioni (solo stamattina ha spaziato da 990 a 839 dollari) che adesso preoccupa anche la European Banking Authority.
E il monito dell'Eba segue quello lanciato nei giorni scorsi dalla banca centrale della Cina, che è stata anche più drastica nel mettere in guardia il pubblico dal bitcoin, affermando chiaro e tondo che "non si tratta di una moneta" e che deve essere consentito di usarla come tale, ma relegata nella categoria di semplice prodotto finanziario digitale. Meno ostili erano invece apparse in precedenza le posizioni dalle autorità Usa, in particolare della Federal reserve che avevano parlato di una possibile utilità di queste pseudo valute. E proprio la linea di apertura degli Usa aveva innescato una impennata delle quotazioni del bitcoin nelle scorse settimane, fino a fargli superare 1.200 dollari a fine novembre.
Anche il ministero delle Finanze tedesco condivide l'allarme dell'autorità europea Eba: "La volatilità è alta e il suo utilizzo è associato all'incertezza" spiega alla Bloomberg il portavoce del ministero delle finanze di Berlino secondo cui non vi è una minaccia alla stabilità del mercato finanziario visto che le dimensioni del fenomeno sono "insignificanti" ma vi sono rischi per chi la utilizza. In Norvegia inoltre le autorità fiscali hanno deciso di sottoporre il Bitcoin alla tassazione sulle plusvalenze di capitali e trattarla così come uno strumento finanziario e non una vera moneta.