"Mi chiede se il black out di Google news in Spagna è un ricatto? Dico che è la reazione di un'azienda: non deve sorprendere. Però in ballo ci sono interessi pubblici: dobbiamo fare in modo che in Europa vengano tutelate non solo le aziende, piccole o grandi, ma anche chi produce contenuti". Parola di Andreas Schwab. Per alcuni è l'uomo che all'interno dell'europarlamento spinge per spaccare Google in due come una mela: il motore di ricerca in una fetta, i servizi commerciali nell'altra. Per altri, soprattutto americani, è l'europeo del conflitto d'interessi. Se fosse per lui, Schwab strapperebbe tutti e due questi ritratti.
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Il compagno di partito di Angela Merkel esce dall'invisibilità mediatica a cui spesso è condannata la vita dell'europarlamentare il giorno in cui con una pattuglia di colleghi propone a Strasburgo la risoluzione che fa rischiare al gigante del web il "break-up", ovvero lo "spezzatino". Vuole che a Bruxelles il messaggio arrivi chiaro: l'indagine dell'antitrust europeo su Google va avanti da anni e non arriva a conclusioni, bisogna essere incisivi. E' il Parlamento che lo chiede: e infatti, la risoluzione che porta la sua firma viene approvata. Lui finisce nell'occhio del ciclone: la cosa lo indigna e fa in modo di non nasconderlo. Il cristianodemocratico che trova sempre risposte pacate e misurate, in questo caso si infervora: "Il Parlamento ha sostenuto la mia proposta in modo chiaro. Dietro le quinte però, c'è chi ha giocato sporco: una campagna mediatica made in Usa mi accusa di conflitto d'interesse. Dicono che un collega di uno studio legale ha assistito l'editore Axel Springer. Come se a lei chiedessero di rispondere di cosa scrive il suo collega". "Tutte bugie, una storia messa in giro da Google": è questa la versione di Schwab.
Ma dove vuole arrivare l'uomo vicino ad Angela Merkel? "L'esecutivo europeo ha messo in agenda il mercato unico digitale. Jean-Claude Juncker sin dalla campagna elettorale è stato chiaro su questo punto. E allora Strasburgo non può stare con le mani in mano, dobbiamo preparare il campo perché in quel mercato la competizione sia equa. Uno degli aspetti è quello dei motori di ricerca. La proposta non dice di "spaccare" Google, dice di considerare tutte le opzioni e gli strumenti in mano alla Commissione. Il fatto è che solo se si può concorrere equamente, la parola 'digitale' si traduce in innovazione e crescita".
Dall'indagine antitrust al diritto all'oblio, passando per la questione della protezione dei dati, le battaglie europee - e le battaglie che coinvolgono Google - sono tante. C'è un nuovo protagonismo targato Ue? Schwab non si sbilancia, dice che tutte queste partite sono aperte da anni ormai. Ma il fatto che l'Unione stia concordando con gli Stati Uniti un trattato di libero scambio fa sì che Bruxelles e Strasburgo spingano il piede sull'acceleratore? "Dobbiamo pensare al mercato digitale europeo come a un mercato aperto, ma allora anche agli americani conviene che in quel mercato si giochi alla pari. E' così, che chi ha idee buone e innovative può trovare spazio". E in questo mercato, nell'era dopo Datagate, direbbe a un cittadino europeo che può sentirsi sicuro? "Mi faccia cercare le parole giuste. I rischi ci sono", ammette. "Ma non lo spaventerei, gli direi che Commissione e Parlamento d'Europa sono convinti che le regole europee possano rafforzare la posizione del consumatore nell'era digitale". Google permettendo.
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Il compagno di partito di Angela Merkel esce dall'invisibilità mediatica a cui spesso è condannata la vita dell'europarlamentare il giorno in cui con una pattuglia di colleghi propone a Strasburgo la risoluzione che fa rischiare al gigante del web il "break-up", ovvero lo "spezzatino". Vuole che a Bruxelles il messaggio arrivi chiaro: l'indagine dell'antitrust europeo su Google va avanti da anni e non arriva a conclusioni, bisogna essere incisivi. E' il Parlamento che lo chiede: e infatti, la risoluzione che porta la sua firma viene approvata. Lui finisce nell'occhio del ciclone: la cosa lo indigna e fa in modo di non nasconderlo. Il cristianodemocratico che trova sempre risposte pacate e misurate, in questo caso si infervora: "Il Parlamento ha sostenuto la mia proposta in modo chiaro. Dietro le quinte però, c'è chi ha giocato sporco: una campagna mediatica made in Usa mi accusa di conflitto d'interesse. Dicono che un collega di uno studio legale ha assistito l'editore Axel Springer. Come se a lei chiedessero di rispondere di cosa scrive il suo collega". "Tutte bugie, una storia messa in giro da Google": è questa la versione di Schwab.
Ma dove vuole arrivare l'uomo vicino ad Angela Merkel? "L'esecutivo europeo ha messo in agenda il mercato unico digitale. Jean-Claude Juncker sin dalla campagna elettorale è stato chiaro su questo punto. E allora Strasburgo non può stare con le mani in mano, dobbiamo preparare il campo perché in quel mercato la competizione sia equa. Uno degli aspetti è quello dei motori di ricerca. La proposta non dice di "spaccare" Google, dice di considerare tutte le opzioni e gli strumenti in mano alla Commissione. Il fatto è che solo se si può concorrere equamente, la parola 'digitale' si traduce in innovazione e crescita".
Dall'indagine antitrust al diritto all'oblio, passando per la questione della protezione dei dati, le battaglie europee - e le battaglie che coinvolgono Google - sono tante. C'è un nuovo protagonismo targato Ue? Schwab non si sbilancia, dice che tutte queste partite sono aperte da anni ormai. Ma il fatto che l'Unione stia concordando con gli Stati Uniti un trattato di libero scambio fa sì che Bruxelles e Strasburgo spingano il piede sull'acceleratore? "Dobbiamo pensare al mercato digitale europeo come a un mercato aperto, ma allora anche agli americani conviene che in quel mercato si giochi alla pari. E' così, che chi ha idee buone e innovative può trovare spazio". E in questo mercato, nell'era dopo Datagate, direbbe a un cittadino europeo che può sentirsi sicuro? "Mi faccia cercare le parole giuste. I rischi ci sono", ammette. "Ma non lo spaventerei, gli direi che Commissione e Parlamento d'Europa sono convinti che le regole europee possano rafforzare la posizione del consumatore nell'era digitale". Google permettendo.