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Accesso libero agli atti della PA, ora c'è un disegno di legge

Accesso libero agli atti della PA, ora c'è un disegno di legge
Si chiama Freedom of Information Act ed è già adottato da oltre 90 paesi democratici. Si tratta di una norma che prevede che ogni cittadino possa consultare senza impedimenti i documenti della pubblica amministrazione. In Italia ancora non c'è. Ma ora un ddl potrebbe rimetterci in pari con il resto del mondo
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UNA NORMA per garantire accesso a tutti, o quasi, gli atti della pubblica amministrazione. In totale libertà. Conosciuta nel mondo con l'acronimo di Foia, Freedom of Information Act, e già adottata da oltre 90 paesi democratici, in Italia ancora non c'è. Ora un disegno di legge, presentato in Senato il 12 marzo e appena pubblicato, fa propria la domanda di trenta associazioni che il 18 febbraio scorso hanno chiesto la sua introduzione anche nel nostro Paese. "Vogliamo norme sulla trasparenza moderne, di larga applicazione e facilmente utilizzabili", è stato l'appello lanciato da una parte della società civile, riunita sotto l'egida del movimento "Foia4Italy".

"Si tratta di uno strumento utile per la lotta alla corruzione, così come alla criminalità organizzata, oltre che per sancire un diritto fondamentale", dice a Repubblica.it la senatrice Cristina De Pietro, ex Cinque stelle poi confluita nel gruppo misto, e tra le firmatarie del ddl. "È importante per il cittadino, per la sua tutela, è importante per i giornalisti, per le imprese e per le relazioni economiche, perché permette di controllare dati che consentono di analizzare problemi economici e sociali".

Il TESTO DEL DISEGNO DI LEGGE

Nello specifico, la proposta presentata con Gambaro, Mastrangeli, Orellana e Simeoni (tutti grillini dissidenti), vuole rendere concretamente applicabile il princìpio dell'accessibilità totale, già previsto in teoria nel nostro ordinamento. Un princìpio che coinvolgerebbe non solo i cittadini, bensì - come si legge nell'articolo quattro del testo - "chiunque", e per di più "senza obbligo di motivazione". Prosegue De Pietro: "Per le amministrazioni inadempienti sono previste delle sanzioni, mentre il cittadino potrà fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale (Tar) o all'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) in caso di rifiuto o limitazione dell'accesso agli atti". Certo, non mancano alcune restrizioni, come nel caso di "documenti coperti da segreto di Stato", o dei "dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale" degli individui. Ma, chiarisce la senatrice, "bisogna anche salvaguardare delle sfere che riguardano la sicurezza dello Stato e la tutela della privacy".

Fino a ora la disciplina per l'accesso alle informazioni da parte dei cittadini ha fatto capo a due sistemi di regole, spiega Giovanni Battista Gallus, presidente del Circolo dei giuristi telematici, una delle associazioni che ha aderito al "Foia4Italy". Da una parte, il decreto trasparenza entrato in vigore a partire dall'aprile del 2013, che "obbliga la pubblica amministrazione a pubblicare tantissimi contenuti, però difficili da reperire". Dall'altra, la legge numero 241 del 1990, "legata al concetto tradizionale di interesse, per cui si può avere accesso a determinati atti solo quando, e perché, si ha un interesse qualificato. E deve essere giustificato". Una norma che, come ha scritto l'avvocato Guido Scorza, "più che garantire il diritto dei cittadini a sapere, a capire e a essere informati, difende l'amministrazione dall'esercizio di tale diritto".

Il Foia porterebbe, invece, a un radicale cambio di paradigma. Non sarebbe più il singolo cittadino a dover spiegare i motivi che lo spingono a chiedere quello specifico documento ma, al contrario, la pubblica amministrazione a chiarire perché lo nega. Quali sono i punti critici del ddl? "Prima di tutto che diventi legge", continua Gallus, "sappiamo bene che quelli di iniziativa non governativa hanno vita difficile e pochi vengono effettivamente approvati". E se il Presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva parlato del Foia durante il suo discorso di insediamento al Parlamento, salvo poi farlo cadere nel calderone di riforme promesse e inattuate, ancora più importante sembra essere la sensibilizzazione dell'opinione pubblica. "Oltreoceano, e negli altri stati dove esiste e si è consolidato da tempo, le associazioni e i singoli lo usano e sono ben consapevoli della potenza di questo strumento, da noi questa consapevolezza ancora manca. C'è bisogno di persone che esercitino questi diritti, oltre la stampa".