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Occhio, il datore di lavoro ci spia

Occhio, il datore di lavoro ci spia

Attraverso app per smartphone è possibile tracciare ogni momento della vita dei dipendenti
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SEMPRE più diffusi nel mondo i sistemi di tracciamento dei dipendenti, a volte con notevoli intrusioni nella privacy personale. In Italia il Jobs Act prevede la revisione dello Statuto dei lavoratori per semplificare l'applicazione di queste tecnologie. Nel frattempo il Garante per la privacy ha già autorizzato l'uso di questi sistemi, sia pure con diversi paletti.

Negli Stati Uniti Myrna Arias, che lavorava per la società finanziaria  "Intermex", ha avviato un ricorso legale per 500.000 dollari contro la stessa società, dopo essere stata licenziata per aver disattivato l'applicazione aziendale "Xora" sul suo smartphone. L'applicazione, che è fornita ai dipendenti della Intermex per l'ottimizzazione delle attività esterne e la gestione del territorio, consente il tracciamento, ovvero la registrazione continua della posizione dei dipendenti, attraverso GPS. Il suo capo ha ammesso che registrava gli spostamenti, suoi e dei suoi colleghi, anche fuori dell'orario di lavoro e che poteva "persino sapere a che velocità andasse con la sua macchina in un determinato momento". La Arias ha paragonato l'applicazione ai braccialetti elettronici installati ai detenuti in libertà vigilata. Il ricorso è stato depositato presso la Corte Suprema della California, con la motivazione che "questo tipo di intrusione sarebbe altamente invasiva per la persona".

Una eccezione, un caso particolare? Per niente, un'inchiesta della società di ricerca Aberdeen Group negli Stati Uniti, ha rilevato che, già nel 2012, il 62% delle aziende con lavoratori che operano in esterna sul territorio, utilizzano il GPS per tracciare i dipendenti. Ed è ora di iniziare a preoccuparci anche dalle nostre parti. Fino a  poco tempo fa il lavoratore era tutelato, nel nostro paese, dallo Statuto dei lavoratori (legge 300/1970, articolo 4) che vieta ai datori di lavoro l'uso di impianti audiovisivi e di altre apparecchiature per controllare a distanza l'attività dei lavoratori. Gli apparecchi richiesti da esigenze organizzative e produttive o di sicurezza, dai quali deriva la possibilità di controllare a distanza i lavoratori, potevano essere installati una volta raggiunto un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna.

Ma con l'approvazione del Jobs Act il Parlamento ha di fatto consegnato, nelle mani del Governo, una serie di deleghe che conferiscono a Renzi ed ai suoi ampi margini di decisione su una serie importante di punti, tra cui, all'articolo 1, comma 7, lettera  f, una specifica delega in favore del Governo  per effettuare la revisione della disciplina dei controlli a distanza sugli impianti e sugli strumenti di lavoro, tenendo conto dell'evoluzione tecnologica e contemperando le esigenze produttive e organizzative dell'impresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore.

I sistemi di controllo a distanza hanno già ottenuto in Italia l'importante parere positivo del Garante della Privacy. Il Garante ha infatti  autorizzato Ericsson Telecomunicazioni s. p. a., all'installazione di un sistema di localizzazione degli smartphone dati in dotazione ai dipendenti, individuando nella richiesta "un legittimo interesse volto a soddisfare esigenze organizzative, produttive e legate alla sicurezza del lavoro". Ericsson ha richiesto l'implementazione del sistema di tracciamento dei suoi collaboratori  (prevalentemente tecnici), fornendo le seguenti motivazioni: a) disporre l'intervento di propri tecnici in modo tale da consentire il rispetto dei termini contrattuali stipulati con i clienti, inclusa la pronta gestione dei ripristini in caso di emergenze non ultime quelle generate  da disastri naturali/ambientali"; b) intervenire (più) rapidamente con personale specializzato in caso di calamità naturali; c) migliorare il coordinamento operativo dei "circa 330 tecnici dislocati sul territorio; d) incrementare la sicurezza dei tecnici stessi in caso di incidenti o situazioni di difficoltà.

Tra le prescrizioni del Garante: il lavoratore avrà la facoltà di disattivare l'applicazione al di fuori dell'orario di lavoro ed in determinati momenti concordati (es. pause pranzo). Dovrà avere la possibilità, attraverso un'icona presente sullo smartphone di capire se e quando l'applicazione è attiva e i dati di localizzazione potranno essere conservati per un massimo di 15 minuti. Poiché parte di questi dati resta disponibile nella memoria cache del telefono, al lavoratore viene fornito un tasto di cancellazione definitiva della memoria. 

Sicuramente l'ottimizzazione delle risorse e maggiore efficacia sono imprescindibili motivazioni di sviluppo e miglioramento del lavoro, ma l'idea di essere oramai costantemente "sotto controllo" appare oggi più un dato fattuale che un'ipotesi fantasiosa di orwelliana memoria.