Italian Tech

Google, altri guai per lo shopping on line: piattaforma per raccogliere le denunce sulla concorrenza

Google, altri guai per lo shopping on line: piattaforma per raccogliere le denunce sulla concorrenza
A pochi giorni dalla risposta alle accuse della Commissione di Bruxelles sull'abuso di posizione dominante, due studi legali internazionali lanciano un sito per preparare un'ondata di cause di risarcimento danni verso Big G
2 minuti di lettura
NON BASTASSERO i grattacapi con l'Unione Europea, Google deve ora preoccuparsi anche di un'ulteriore iniziativa all'apparenza decisamente più limitata ma che promette di generare ulteriori problemi. Si tratta di Grip, una piattaforma online messa in piedi da uno studio legale internazionale, Hausfeld, e da un'organizzazione specializzata in affari pubblici e rappresentante di diversi ricorrenti nel corso delle indagini di Bruxelles, che consentirà a chiunque si senta danneggiato dalla presunta posizione dominante di Big G di citare il colosso statunitense per una causa di risarcimento danni.
 
Andiamo con ordine. Come noto, lo scorso aprile la Commissione Europea ha avanzato a Mountain View le accuse formali per abuso di posizione dominante nell'ambito dello shopping online e più in generale delle ricerche sul web. In sostanza, secondo la commissaria danese Margarethe Vestager  -  che ha così dato una svolta a una pratica pluriennale avviata dal predecessore Joaquin Almunia -  il motore di ricerca più utilizzato del mondo violerebbe le norme comunitarie proponendo prevalentemente i propri annunci e le proprie comparazioni di prezzo quando un utente cerca un oggetto o un servizio da acquistare in rete. Insomma, se cerchiamo "smartphone" i risultati che Google ci restituisce con maggiore visibilità  -  solitamente alla destra della pagina, e ovviamente sponsorizzati  -  sono quasi sempre e solo i suoi. E questo non va bene perché crea un vantaggio sleale per la società californiana. Il rischio? Colossale: multe fino al 10% del suo fatturato e cioè fino a sei miliardi di euro.
 
Qualche giorno fa Google ha ufficialmente risposto, con un po' di ritardo, visto che aveva 10 settimane di tempo, alle autorità europee. Che intanto hanno in cantiere una serie di altri passi poco graditi oltreoceano, come la nuova regolamentazione della privacy e del diritto d'autore. Nella lunga lettera firmata dal responsabile legale Kent Walker si sostiene che Google Shopping includa in realtà un elevato numero di fornitori. Non limita dunque la concorrenza ma anzi allarga la platea dei potenziali clienti per un gran numero di venditori. I numeri del traffico, ma anche i dati economici, confermerebbero la debolezza delle accuse europee, ritenute"errate da un punto di vista dei fatti, legale ed economico".
 
Nel frattempo i due studi legali hanno pensato di iniziare a raccogliere le denunce  -  anzitutto di altre aziende  -  che possano provare un danneggiamento dei proprio business causato dalle pratiche messe in campo da Google. Oltre alla maximulta da Bruxelles, insomma, il colosso Usa potrebbe presto vedersi bersagliato di cause più o meno multimilionarie non solo da parte dei rivali ma anche di realtà ben più piccole e tuttavia attive nel grande calderone dell'e-commerce. L'obiettivo della piattaforma è infatti quello di aiutare cittadini e aziende a citare Google per danni finanziari e mancati introiti nelle varie corti europee.
 
Big G non ha commentato l'iniziativa che potrebbe tuttavia aggiungere problemi legali  -  magari nello sviluppo delle varie cause  -  e regolamentari rispetto ai tanti fronti già sul tavolo nel Vecchio continente. "La questione  -  ha commentato Laurent Geelhand, uno dei partner dello studio Hausfeld  -  è capire quanto queste pratiche siano costate alle vittime". Cioè quanto le compagnie che non hanno pagato per farsi pubblicità attraverso Google e per finire nel network di Google Shopping abbiano perso dalla concorrenza sleale. Per quando Vestager e i suoi uffici emetteranno la loro decisione  -  alla fine dell'anno o anche nei primi mesi del 2016  -  potrebbero dunque già esserci centinaia di cause pronte per essere avviate nei tribunali ai quattro angoli d'Europa, anche in base alle nuove norme legate proprio alle violazioni antitrust approvate lo scorso anno da Bruxelles.