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BonAppetour, cresce l'airbnb del cibo

La piattaforma permette di prenotare cene in abitazioni private che aprono le proprie cucine ai turisti. Opera in cinque continenti. In Italia presenti già in 150 host
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TROVARE un posto in cui mangiare per degustare piatti locali, conoscere luoghi e persone. Niente di speciale, se non fosse che le strutture selezionate non sono locali pubblici bensì case private che ospitano turisti aprendo le proprie cucine. Si chiama BonAppetour ed è l'airBnb del cibo: si tratta di una piattaforma che permette a chi è in viaggio di trovare abitazioni che offrono un servizio di cucina aperto al pubblico.  

Il progetto si colloca nell'ambito dell'eat e del food sharing, ma anche del turismo, delle relazioni, permettendo di entrare in contatto con culture diverse, conoscere abitudini e tradizioni. Ogni offerta comprende prezzi, valutazioni degli utenti, informazioni sul luogo e sull'abitazione ospitante.

BonAppetour è stato fondato da Rinita Vanjre Ravi, Inez Wihardjo e Giovanni Casinelli e ha vinto l'edizione 2013 di Startup Weekend Milano, una competizione in cui si cerca di creare un nuovo business in un weekend. Dopo la vittoria i fondatori hanno continuato a lavorare insieme inizialmente a Stoccolma, in Svezia, e poi a Singapore. E i risultati sono arrivati.

E' possibile iscriversi sul sito, prenotare una cena e pagare on line. Il servizio trattiene i soldi fino a cena conclusa. A quel punto se tutto è andato a buon fine il pagamento viene trasferito all’host entro 24 ore, altrimenti il cliente è rimborsato.

Una "tavolata social", reale però, un vero convivio i cui commensali si cercano e si trovano tramite la tecnologia ma che poi siedono insieme. Profumi, sapori, risate e conversazioni non sono virtuali, il servizio unisce la potenza del web al piacere dell'incontro, dello scambio e della condivisione.

Un format internazionale che sta registrando sempre più iscritti. La piattaforma è presente in venticinque paesi, cinquanta città e 5 continenti. In Italia ci sono già 150 hosts: a Milano, Venezia, Roma, Torino, Napoli, Bologna, Palermo e Firenze, oltre che in numerosi paesi più piccoli. Tante poi le varianti inserite: a Singapore, ad esempio, si creano menù vegetariani; a Stoccolma, invece, si usa la formula "all you can eat"; a Parigi si fanno lezioni di pasticceria e panificazione.