ATTACCO a internet e ai suoi big: Peter Sunde, uno dei fondatori del sito di condivisione Pirate Bay non risparmia nessuno nel mondo della rete e afferma la necessità di combattere "l'accentramento del potere, le lobby e il capitalismo che dettano legge". Al centro di diverse vicende giudiziarie, reduce da un anno di carcere per aver favorito la violazione di copyright, l'informatico si dice arreso alla fine di internet. "Da molto tempo non abbiamo un internet aperto. Stiamo continuando a perdere diritti, andiamo nella direzione un internet più chiuso e controllato, e questo ha un impatto sulla nostra società, perché con un internet più oppresso si ha una società più oppressa", dice in una recente intervista al sito Motherboard.
Critiche anche per il magnate di Facebook: "Prima d'ora non s'era mai visto un sistema così centralizzato, con disuguaglianze estreme. Ma a sentire persone come Mark Zuckerberg e compagnie come Google, sono tutti impegnati a rendere la rete aperta e a diffondere la democrazia. Loro però sono monopoli capitalistici. Il social network porta internet nei Paesi poveri, ma dà un accesso limitato ai suoi servizi e fa i soldi sulla povera gente". La gente poi, secondo Sunde, non è consapevole dei servizi e delle loro potenzialità: "Se qualcuno ti dicesse che non puoi usare il telefono per chiamare un amico, capiresti che qualcosa non va, saresti consapevole dei tuoi diritti. Ma se qualcuno ti dice che non puoi usare Skype per fare alcune cose, non hai la stessa consapevolezza". La rete come specchio dei tempi su cui agire in modo pratico e lucido: "Occorre capire che internet è esattamente la stessa cosa della società. Dobbiamo concentrarci su come vorremmo che fosse la nostra società e dobbiamo aggiustarla, prima di poter aggiustare internet", conclude Sunde.
Critiche anche per il magnate di Facebook: "Prima d'ora non s'era mai visto un sistema così centralizzato, con disuguaglianze estreme. Ma a sentire persone come Mark Zuckerberg e compagnie come Google, sono tutti impegnati a rendere la rete aperta e a diffondere la democrazia. Loro però sono monopoli capitalistici. Il social network porta internet nei Paesi poveri, ma dà un accesso limitato ai suoi servizi e fa i soldi sulla povera gente". La gente poi, secondo Sunde, non è consapevole dei servizi e delle loro potenzialità: "Se qualcuno ti dicesse che non puoi usare il telefono per chiamare un amico, capiresti che qualcosa non va, saresti consapevole dei tuoi diritti. Ma se qualcuno ti dice che non puoi usare Skype per fare alcune cose, non hai la stessa consapevolezza". La rete come specchio dei tempi su cui agire in modo pratico e lucido: "Occorre capire che internet è esattamente la stessa cosa della società. Dobbiamo concentrarci su come vorremmo che fosse la nostra società e dobbiamo aggiustarla, prima di poter aggiustare internet", conclude Sunde.