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Gli italiani e le nuove tecnologie: un rapporto tra entusiasmi e timori

Gli italiani e le nuove tecnologie: un rapporto tra entusiasmi e timori
Il rapporto Cotec a cura del Censis fotografa il nostro paese. Il 35% vuole tornare al passato, ridurre i consumi, il 65% ritiene invece che bisogna adottare nuove tecnologie per affrontare meglio il futuro.  Innovatori si nasce, dicono gli intervistati, convinti che conti più la curiosità e persino la disobbedienza, di una laurea
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GLI ITALIANI e la tecnologia, un rapporto complicato tra entusiasmi e dubbi, tra fiducia e timori, tra chi è convinto che le innovazioni abbiano migliorato la qualità della vita e chi vuole tornare al passato. Tra chi punta sulla scienza per risolvere i problemi e chi invece chiede di ridurre i consumi. Siamo un popolo di aspiranti inventori tecnologici. Convinti che per innovare valga piu l'intuito, la curiosità e persino l'attitudine alla disobbedienza piuttosto che anni di studio. Con qualche critica a governo e istituzioni accusate di non aiutare l'innovazione, affidata in gran parte a piccoli imprenditori, a singole iniziative. senza una progettualità comune.

Il dossier. A  raccontare il rapporto tra italiani e  le nuove tecnologie, fautrici di cambimenti positivi ma accusate anche di creare forti disparità sociali, è  "Italia, chefuturo!", il rapporto 2016 Cotec-Chebanca sulla cultura dell'innovazione a cura del Censis anticipato oggi all'Edison innovation week. Uno studio che fotografa il nostro paese diviso tra passato e futuro, attraverso decine di domande.

Un terzo vuole tornare al passato: Per fronteggiare i problemi odierni, la maggioranza (il 64%) ritiene che bisogna compiere un passo in avanti e adottare le tecnologie in grado di ridurre l'impatto sugli ecosistemi e rendere più efficiente e produttivo l'uso delle risorse. Poco più di un terzo (il 35%) crede invece che occorra fermare la crescita, ridurre i consumi e lo sfruttamento delle risorse, ripensare tutto e tornare al passato.

Innovatori si nasce o si diventa? Gli italiani hanno opinioni nette su chi sono gli innovatori. Le caratteristiche personali che corrispondono alla predisposizione a innovare sono la creatività (lo pensa il 48,4%), l'intuito (31%), la curiosità (30,1%), la disponibilità a rischiare (19,9%), l'intelligenza superiore alla media (18,6%), addirittura l'attitudine alla disubbidienza (14,7%). Al contrario, le doti acquisite, sviluppate con l'impegno e il lavoro, passano in secondo piano: l'istruzione universitaria (9,7%), l'esperienza (12,6%), le conoscenze informatiche (9,9%). L'attitudine a innovare viene dunque vista più come una dote innata che un'attitudine acquisita nel tempo. Innovatori si nasce, anche se poi servono i contesti favorevoli per poter applicare concretamente le doti degli innovatori potenziali.

Chi sono i protagonisti dell'innovazione in Italia.  Qui le opinioni convergono decisamente sulle piccole e medie imprese capaci di sperimentare e di adattare la propria attività al contesto in evoluzione (38,6%). Debole è il ruolo di stimolo che viene riconosciuto ai soggetti di governo (12,8%) e agli investitori (14,5%). In Italia l'innovazione si alimenta in modo casuale, senza una precisa capacità progettuale, secondo l'11,6%. Il quadro è completamente diverso quando si raccolgono le opinioni su quello che avviene nel mondo, dove vengono ritenute importanti le università e i centri di eccellenza (49,4%), le grandi aziende (49,5%), i venture capitalist che scommettono sulle nuove imprese (32,5%), i governi che creano le condizioni favorevoli all'innovazione (36,2%).

Benefici e problemi dalle innovazioni. Gli italiani che pensano che le innovazioni degli ultimi vent'anni abbiano portato esclusivamente benefici sono pochi (il 14,2%). La maggior parte (il 57,9%) pensa che ci siano stati molti benefici, ma anche qualche problema. I più critici ritengono che l'innovazione abbia portato alcuni benefici e alcuni problemi (20,3%) o addirittura più problemi che benefici (7,3%). Nei singoli ambiti di applicazione si rilevano importanti differenziazioni. Le scoperte nel campo dell'ingegneria genetica sono valutate positivamente nelle loro concrete applicazioni in campo medico dall'87,2% degli italiani, ma negativamente quando riferite all'agricoltura e alla controversa questione degli ogm (solo il 40,3% di pareri positivi).

L'innovazione riduce i divari o li amplifica? Il  57,1% ritiene che nel nostro paese le innovazioni abbiano contribuito ad ampliare i divari sociali. Il 39,8%,  (e il dato sale al 50,7% tra le persone meno istruite) ritiene che l'automazione sostituirà sempre di più il lavoro umano. Il 31,6% pensa invece che si stanno aprendo scenari occupazionali in ambiti nuovi e fino ad ora inesplorati, mentre il 28,5% ritiene che il numero delle opportunità rimarrà identico: quello che cambierà è il tipo di lavoro.

Chi ha avuto vantaggi reali dall'innovazione? i lavoratori che hanno tratto vantaggi dalle innovazioni degli ultimi vent'anni sono individuati soprattutto tra gli imprenditori, che hanno visto aumentare i profitti: lo pensa il 38,5%. Seguono i manager, che hanno ottenuto ingaggi migliori (23,6%). Tutti gli obiettivi contenuti nell'agenda digitale trovano larga condivisione tra gli italiani, che nel 90% dei casi li ritengono fondamentali o comunque importanti. Su questo tema si gioca gran parte della credibilità dell'azione di governo in relazione al supporto all'innovazione. Un supporto che, fino a questo momento, viene giudicato dai cittadini largamente insufficiente e inferiore a quello garantito negli altri paesi europei.