OpenDDB, è online il Netflix etico delle produzioni indipendenti
di MARTINA NASSO
Sulla prima piattaforma europea in Creative Commons sono disponibili più di cento titoli. La filosofia: creare un modello alternativo alla grande distribuzione per film, libri e musica
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
CREARE una nuova economia, etica e sostenibile, per le produzioni culturali. Con questo obiettivo dieci giovani di Bologna hanno dato via al progetto OpenDDB, la prima piattaforma on demand europea di opere indipendenti in Creative Commons. Il sito vuole estendere la rete di autori e utenti oltre i confini nazionali, per questo è disponibile anche in inglese e francese.
Una rete solidale. ''L'idea di creare un network tra freelance - spiega Andrea Paco Mariani, tra i fondatori del progetto - è nata nel 2013, quando insieme ad alcuni amici e colleghi abbiamo dato il via alla rete Distribuzioni dal Basso. Da subito ci siamo resi conto che dovevamo guardare oltre l'Italia. Ora parliamo anche altre lingue e speriamo di espanderci sempre di più''. Inizialmente il gruppo era composto solo da autori di documentari, poi, negli anni si è esteso a musicisti, scrittori e giornalisti. Nel catalogo del sito, dove si possono trovare già un centinaio di opere, esistono diverse sezioni: non solo film, musica e libri, ma anche inchieste giornalistiche.
Open DDB: film, libri e musica da condividere
Un'economia sostenibile. La differenza fondamentale con le altre piattaforme on demand? La filosofia dei suoi fondatori. OpenDDB non vuole fare profitti, ma dare vita a formule di sostenibilità e di auto reddito per chi lavora nell'ambito culturale. La piattaforma non agisce come un intermediario commerciale: non chiede l'esclusiva agli autori - che possono comunque far circolare la loro produzione in altri circuiti - e trattiene solo il 30% degli introiti che vengono utilizzati per la gestione della transazione e per la sostenibilità del sito stesso. Il 70% di quanto donato finisce direttamente nelle tasche degli autori.
L'utente responsabile. L'intenzione dei fondatori di OpenDDB è quella di creare un "consumatore consapevole" di opere intellettuali. Per responsabilizzare gli utenti che accedono al sito, infatti, è prevista una "donazione" obbligatoria, ma libera nell'ammontare, per ogni contenuto che si desidera scaricare. Gli autori consigliano un prezzo all'acquirente che può, però, donare anche solo un centesimo. "Dai primi conti che abbiamo fatto - commenta Mariani - gli utenti stanno rispondendo molto bene a questa forma di pagamento: abbiamo visto che quattro persone su dieci donano quanto suggeriamo, altrettante donano di più e solo due su dieci donano di meno. Si può definire una sorta di colletta 2.0, ognuno dà quanto può".
La forza della condivisione. Le opere in catalogo sono rilasciate con la licenza Creative Commons, quindi possono essere condivise e riprodotte liberamente dagli utenti che le acquistano. Secondo i fondatori è anche questa la forza del loro progetto. "Attraverso la condivisione - spiega Claudio Cadei di OpenDDB - non abbiamo subito un danno economico. Anzi mettendo in rete i nostri contenuti, in modo coerente all'etica della responsabilità che cerchiamo di promuovere, sono anche incrementati gli accessi al sito e i download".
Una rete off-line. L'altro punto di forza di Distribuzioni dal Basso sta nell'aver creato un network di relazioni nella realtà molto solido. Il gruppo si è impegnato fin da subito nel costruire un rapporto diretto tra autori dell'opera e chi ne usufruisce, nell'organizzare rassegne di eventi culturali, promuovere i documentari e gli album musicali rilasciati con licenza Creative Commons. Una rete già forte in Italia, ma che si sta sviluppando anche all'estero: "Per ora - racconta Mariani - abbiamo dei contatti soprattutto con la Francia e con il Belgio. In particolare a Bruxelles è già nato un gruppo territoriale che ci aiuterà a portare OpenDDB anche nei territori locali".