“La parata più divertente a cui abbia mai partecipato”. Parola di Sir Lewis Hamilton. Dopo tanta attesa e acquazzoni continui nel pre-gara, che hanno rischiato di far saltare i piani, alla fine le dieci auto in scala 1:1 composte dagli iconici mattoncini LEGO hanno sfilato sul circuito cittadino di Miami nella tradizionale parata dei piloti.
Un’esibizione che ha totalmente sorpreso il pubblico sugli spalti, tenuto ignaro fino all’ultimo momento dell’inedita sfilata.
Operazione di marketing o omaggio agli eterni bambini?
Nel paddock e dintorni non sono stati pochi i puristi del motorsport a storcere il naso per questa operazione. “Ci mancava la Formula Lego”, dice a voce bassa un cronista “storico” del circus mentre i mezzi sfilavano davanti a migliaia di smartphone intenti a immortalarli.
Eppure, tra ruotate e duelli alla pur non irresistibile velocità di 20km/h, i primi ad essersi divertiti sono sembrati i piloti stessi. “20 ragazzi cresciuti che vivono al meglio la loro gioventù” li ha definiti il post ufficiale di Formula 1 sui social.
Vetture biposto, che hanno visto contemporaneamente sullo stesso abitacolo tutti i piloti della griglia. Non senza momenti di evasione e spensieratezza. Non male per gente che un paio d’ore dopo si sarebbe sfidata a più di 300km/h senza esclusione di colpi. Ma, effettivamente, l’impressione di vederli duellare a velocità di crociera, e però felici come bambini, era tangibile fra tornanti e curve dell’Hard Rock Stadium.
Pierre Gasly e Jack Dohan, su Alpine, sono stati i “vincitori”, puramente cronometrici, della parata. Verstappen, solitamente serioso e ultra competitivo in pista, ha animato l’iniziativa con manovre al limite e sorpassi. “Occhio ai detriti”, si è lasciato andare a fine giro. Hamilton, passeggero di Leclerc, ha fatto video per tutto il tempo con il sorriso a 32 denti. Un tocco di spensieratezza per il box del Cavallino, ancora in cerca di risposte sull’auto, quella vera, di questa stagione.
GP Miami, i segreti delle F1 fatte con i LEGO e guidate dai veri piloti delle scuderie
400.000 mattoncini e 22.000 ore di lavoro
Eppure, limitarsi a dare dei “bambinoni” ai piloti di Formula 1, non renderebbe giustizia a quella che è stata a tutti gli effetti una sfida motoristica.
Per assemblare ogni singola auto sono stati infatti impiegati quasi 400.000 mattoncini LEGO che sono stati adattati alle necessità tecnologiche delle formula 1.
Freni, gomme e sterzo, infatti, erano sostanzialmente identici a quelli impiegati nella massima categoria automobilistica.
“Le due più grandi sfide sono state riuscire ad adattare ai nostri modelli l’impianto frenante e costruire un piantone dello sterzo in così poco spazio”, ha raccontato Martin Šmida, ingegnere capo di LEGO. A spingere le vetture, 1.500kg di cui 1000 in mattoncini, un propulsore elettrico da 8 kilowatt in grado di muovere l’auto con due persone a bordo.
“Per fare tutto questo ci sono volute 22.000 ore di lavoro”. Marcel Š?astný, project manager e ingegnere, ha visto letteralmente nascere questi speciali “modellini” e ha raccontato che professionalmente è stata “una delle più belle avventure” della sua carriera.
E non è un caso che, una volta terminato il giro di pista, quando le auto sono state riportate nell’apposito LEGO Garage, fra i progettisti della casa danese sia scoppiata la festa. Applausi, abbracci, grida di gioia per un’operazione tutt’altro che scontata. “We did it”, ce l’abbiamo fatta, è stata l’esclamazione più sentita sotto il tendone.
Fernando Alonso: “Facciamolo su tutte le piste”
La voce fuori dal coro è quella di Fernando Alonso che, come scrive Formula Passion, ha criticato l’iniziativa non solo per la poca concentrazione che assicurerebbe prima di una gara, ma anche, e soprattutto, per il “privilegio” concesso ai tifosi di Miami.
“Se facciamo queste cose – ha detto comunque apprezzando il progetto - dobbiamo farle ovunque. Perché non credo che i tifosi di qui siano migliori di quelli italiani a Imola o in Spagna o in Messico o in Giappone”.
Servirebbe un tour internazionale che, di fatti, avverrà. In programma, infatti, ci sono numerose date in giro per il mondo dove sarà possibile rivedere queste speciali riproduzioni. Se con a bordo nuovamente i piloti ufficiali, si vedrà.
A cosa servono le F1 fatte con i LEGO
“Niente è impossibile. E vogliamo che queste costruzioni ispirino i più piccoli a sognare in grande”. Julia Goldin, a capo del marketing LEGO, racconta così il senso dell’iniziativa, che ha avuto il suo battesimo a Miami per alcune ragioni specifiche.
“Non solo era perfetta per la logistica ma – continua Goldin – essendo la prima gara della stagione che si svolge negli Stati Uniti (le altre due sono a Las Vegas ed Austin, ndr) gode di un enorme seguito di pubblico”.
Pubblico sempre più giovane da coinvolgere anche con gli strumenti ai giovani più familiari.
Le riproduzioni delle auto di Formula 1, a loro volta, altro non solo che un ingrandimento di scala di modelli già in commercio (le ormai celebri Speed Champions).
“Questo è stato l’unico vantaggio perché – ha detto ancora il capo progetto Marcel Š?astný – in fondo siamo partiti da un qualcosa che già sapevamo fare. Ci siamo dovuti adattare e sviluppare soluzioni per fare le cose più in grande”.
Ricerca, problem solving e tanta voglia di sognare. Anche un rito ultra decennale come la parata dei piloti, può trasformarsi così in innovazione.