Dopo mesi di speculazioni su un possibile cambio di rotta verso una maggiore ricerca del profitto, OpenAI - la società che ha creato ChatGpt - ha annunciato che manterrà la propria struttura no-profit.
Al tempo stesso, la sua divisione for-profit, istituita nel 2019 per finanziare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, sarà trasformata in una Public Benefit Corporation (PBC).
La missione originaria resta al centro
La decisione arriva dopo forti pressioni pubbliche e legali, compresa una causa intentata dal co-fondatore Elon Musk, che ha accusato OpenAI di essersi allontanata dalla sua missione iniziale.
La ristrutturazione mira a garantire l’accesso a capitali ingenti [come dimostra l’ultimo round di finanziamento da 40 miliardi di dollari guidato da SoftBank, che ha portato la valutazione dell’azienda a 300 miliardi] con una governance saldamente ancorata all’obiettivo di sviluppare una Artificial General Intelligence (AGI) sicura e al servizio dell’umanità.
Una governance discussa e instabile
OpenAI è stata fondata nel 2015 come organizzazione no-profit con la missione esplicita di sviluppare IA per il bene comune.
Nel 2019 ha introdotto una sussidiaria for-profit per sostenere i costi crescenti della ricerca. Il nuovo ramo della società ha destato sospetti su un possibile allontanamento dalla sua visione iniziale, in particolare dopo un ingente investimento di Microsoft [che oggi detiene il 49% dell’azienda].
Tensioni interne sono esplose alla fine del 2023, quando il consiglio di amministrazione no-profit ha rimosso temporaneamente il CEO Sam Altman, citando vaghi problemi di trasparenza e comunicazione.
Altman è stato reintegrato solo cinque giorni dopo, a seguito della protesta di dipendenti e investitori.
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A settembre 2024 si è diffusa l’ipotesi di una trasformazione completa in PBC, con la possibilità di cedere il controllo della governance e attribuire quote azionarie ad Altman. Queste voci hanno suscitato critiche, in particolare da parte di Musk e Meta, per possibili conflitti con la missione originaria.
Nello stesso periodo le dimissioni di figure chiave, come Mira Murati e Ilya Sutskever, hanno alimentato l’incertezza sul futuro della governance dell’azienda.
Elon Musk ha anche intentato una causa contro OpenAI, accusando l’azienda di essersi allontanata dalla missione originaria no profit per fini commerciali. Secondo Musk, OpenAI avrebbe violato l’accordo iniziale - a cui l’imprenditore ha contribuito con diversi milioni di euro - che prevedeva lo sviluppo dell’IA esclusivamente a beneficio dell’umanità.
Il controllo no profit resiste
Nonostante tutto, OpenAI ha confermato che “continuerà a essere controllata dall’attuale organizzazione senza fini di lucro”.
Il board della no-profit, incaricato di assicurare che l’AGI abbia un impatto positivo sull’umanità, resterà l’organo decisionale principale e nominerà i membri del consiglio della nuova PBC. Questa configurazione secondo OpenAI permetterà di mantenere la priorità sulla sicurezza e sul benessere collettivo, evitando che l’interesse degli azionisti prevalga sugli obiettivi sociali.
Bret Taylor, presidente del consiglio di amministrazione della no-profit, ha sottolineato come la decisione, presa anche a seguito di colloqui con autorità regolatorie e leader civici, tra cui i procuratori generali di Delaware e California, mantenga una struttura “estremamente simile” a quella attuale.
Restano tuttavia incognite sui meccanismi concreti con cui verrà garantito il controllo effettivo da parte della no profit.
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La trasformazione in Public Benefit Corporation
La riconversione della divisione for-profit in una Public Benefit Corporation rappresenta una svolta strategica.
Le PBC, a differenza delle società tradizionali, sono legalmente tenute a bilanciare il profitto con il perseguimento di un impatto sociale positivo.
Ciò consente a OpenAI di superare il modello del “profitto limitato” che caratterizzava la società nata nel 2019. Pur mantenendo una vocazione pubblica, la sua struttura azionaria della società sarà più attraente per gli investitori.
La formula della PBC garantisce inoltre una maggiore protezione contro scalate ostili o pressioni da parte di azionisti attivisti, un vantaggio ritenuto cruciale in un mercato dell’IA sempre più competitivo.
La no profit diventa azionista di peso
La no profit di OpenAI controllerà la PBC e deterrà anche una quota significativa del capitale della nuova entità, trasformandosi di fatto in una delle organizzazioni no profit meglio finanziate al mondo.
Il valore della partecipazione, che sarà stabilito da consulenti finanziari indipendenti, potrebbe raggiungere diversi miliardi di dollari. Queste risorse saranno impiegate per sostenere a lungo termine iniziative sociali nei settori della sanità, dell’istruzione e della scienza.
L’obiettivo è garantire continuità operativa alla no-profit e destinare parte dei profitti della PBC a progetti coerenti con la missione originaria. Alcuni osservatori, tuttavia, mettono in dubbio la capacità della no-profit di negoziare condizioni realmente eque rispetto alla parte commerciale.
Una missione condivisa: l’AGI per il bene comune
Tanto la no-profit quanto la nuova PBC opereranno sotto un’unica missione: sviluppare una Artificial General Intelligence che eguagli o superi le capacità cognitive umane e che sia messa al servizio dell’intera umanità.
Questa coerenza strategica è diventata un punto centrale della narrazione di OpenAI.
Sam Altman ha dichiarato di essere “molto felice” che entrambe le entità condividano la stessa visione, perché questo unisce tutti gli stakeholder.
Lo statuto della PBC integrerà formalmente l’obbligo di considerare l’impatto sociale accanto al ritorno economico.
Ma la vera sfida sarà mantenere questa direzione nel tempo, soprattutto di fronte a pressioni commerciali crescenti e alla concorrenza di aziende come Anthropic e xAI – la società fondata da Musk – che adottano strutture simili, ma prive di supervisione no-profit.