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Apple Design Award, le migliori app del 2025 per iPhone, iPad, Mac e Vision Pro

Apple Design Award, le migliori app del 2025 per iPhone, iPad, Mac e Vision Pro

L’azienda di Cupertino ha svelato le app vincitrici e i finalisti dell’edizione 2025 dell’ambito premio di design in vista della WWDC. E per sottolineare l’importanza dell’App Store ha commissionato uno studio che ne evidenzia l’impatto economico

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Con qualche giorno di anticipo sull’inizio della Worldwide Developer Conference 2025, la conferenza per gli sviluppatori Apple al via da lunedì prossimo all’Apple Park, l’azienda di Cupertino ha svelato le app vincitrici dei suoi Design Award. Gli Apple Design Award sono un ambito riconoscimento che premia le migliori applicazioni dell’App Store e contribuisce ad elevarne la popolarità (e il numero di download). Vengono assegnati ogni anno ad app che si sono distinte e per l’esecuzione tecnica, e per i contenuti.

Quest’anno le categorie premiate sono sei: Divertimento, Innovazione, Interazione, Inclusione, Impatto sociale e Grafica. Per ciascuna Apple ha scelto un’applicazione e un gioco. Manca una settimana categoria aggiunta l’anno scorso, Spatial Computing, a suggerire che l’azienda preferisce non isolare le app per Vision Pro in una sezione a parte, integrandole invece tra finalisti e vincitori di tutte le categorie tematiche.Intanto da Cupertino arriva anche un nuovo studio, commissionato a un’analista e a un’economista, in cui si evidenzia come nel 2024 l’App Store abbia generato transazioni per circa 1300 miliardi di dollari.

I vincitori degli Apple Design Award

Nella categoria Divertimento l’app vincitrice è CapWords (HappyPlan Tech, Cina), uno strumento per l'apprendimento delle lingue che utilizza la fotocamera per trasformare oggetti di uso quotidiano in sticker interattivi. L'app supporta nove lingue e permette agli utenti di imparare nuovi vocaboli in modo intuitivo grazie all’interazione con l’ambiente circostante. Il gioco vincitore è invece l’ormai popolarissimo Balatro (LocalThunk, Canada), un card game che fonde poker, solitario e in cui i giocatori devono creare combinazioni strategiche usando carte jolly con caratteristiche speciali.

Nella sezione Innovazione hanno vinto invece Play (Rabbit 3 Times, Stati Uniti) e il gioco PBJ – The Musical (Philipp Stollenmayer, Germania). Il primo si distingue come uno strumento sofisticato ma accessibile che consente di creare prototipi interattivi utilizzando il framework SwiftUI. Il secondo è invece una assai insolita fusione tra letteratura e cibo. Il gioco racconta la storia (“mal ricercata” dice lo sviluppatore) del PBJ, cioè il sandwich all’americana con burro di arachidi e marmellata, attraverso un gameplay basato su ritmo, dialoghi e un uso intelligente del feedback tattile.

Vision Pro

Pur avendo cassato la sezione dedicata, Apple continua la promozione di app per il Vision Pro. Ne è un esempio Taobao (Zhejiang Taobao Network, Cina), app di shopping adattata al Vision Pro, che ha vinto nella categoria interazione. Con l’app l’esperienza di acquisto diventa immersiva grazie a modelli 3D realistici che permettono di confrontare i prodotti nello spazio virtuale. DREDGE (Black Salt Games, Nuova Zelanda) è invece il gioco che ha conquistato la giuria di Cupertino: combina horror atmosferico ed esplorazione marina, invitando i giocatori a scoprire isole misteriose e scoprire creature bizzarre mentre svelano un mistero inquietante.

Nella categoria Grafica, hanno vinto Feather: Draw in 3D (Sketchsoft, Corea del Sud) e Infinity Nikki (Infold Games, Singapore). La prima è un’app che permette di trasformare schizzi bidimensionali in creazioni tridimensionali su iPad con facilità, sfruttando le interazioni con dita e Apple Pencil. Il secondo è un gioco che permette agli utenti di esplorare un open-world ad alto impatto grafico.

Inclusione e impatto sociale

Nella categoria Inclusione ha vinto Speechify (Speechify, Stati Uniti), app per l'accessibilità, che trasforma il testo in audio in oltre 50 lingue e con centinaia di voci disponibili. Art of Fauna (Klemens Strasser, Austria) è invece un rompicapo basato su illustrazioni di fauna selvatica dallo stile vintage. Lo sviluppatore ha puntato molto sull’accessibilità e l’inclusione, offrendo pieno supporto al VoiceOver e modalità di gioco alternative basate su descrizioni testuali.

Il premio per la migliore app di Impatto Sociale va a Watch Duty (Sherwood Forestry Service, Stati Uniti): si è rivelata fondamentale durante i recenti incendi in California, fornendo aggiornamenti in tempo reale su perimetri del fronte di fuoco, direzione del vento e ordini di evacuazione. Neva (Devolver Digital, Stati Uniti) affronta invece temi ambientali attraverso la storia di una giovane donna e di un lupo che attraversano un mondo in decadenza.

La crescita dell’App Store dal 2019 al 2024

Se gli Apple Design Award sono un buon metodo per evidenziare la qualità delle app e dei giochi dell’App Store, Apple ha interesse in questo momento a mettere in luce anche e soprattutto l’impatto economico quantitativo della piattaforma in vista dell’evento per sviluppatori più importante e seguito dell’anno. A questo scopo Cupertino ha pubblicato oggi un nuovo studio, commissionato all’analista Jessica Burley (Analysis Group) e ad Andrey Fradkin, professore di economia della Boston University Questrom School of Business. Secondo lo studio, l’App Store ha contribuito a generare transazioni e vendite per un fatturato totale di 1295 miliardi di dollari nel corso del solo 2024, una cifra più che raddoppiata se confrontata con il 2019, ultimo anno prima della pandemia. Le “transazioni” considerate dalla ricerca includono però non solo quelle direttamente controllate da Apple (sulle quali l’azienda trattiene una percentuale), ma tutte le attività di vendita di beni fisici o digitali avvenute tramite applicazioni per iPhone, iPad, o Mac. Rispetto a cinque anni fa, le transazioni legate ai servizi e beni digitali (quindi anche vendite di software e abbonamenti, sia in app che al di fuori dell’App Store), sono aumentate del 109%. Sono però cresciute molto di più (+162%) le vendite di beni e servizi fisici tramite app per l’ecosistema Apple. Questo sottogruppo comprende ad esempio tutti gli e-commerce ma anche e soprattutto le piattaforme di trasporto e “ride-hailing” come Uber o Didi in Cina. Ed è proprio la Cina la regione in cui sono avvenute la maggior parte delle transazioni, con movimenti per 539 miliardi di dollari. Più degli USA (406 miliardi) e soprattutto dell’Europa (148 miliardi). È interessante notare che lo studio cita, fra i protagonisti dell’esplosione cinese, proprio la stessa Taobao la cui app ha vinto un Apple Design Award nella categoria “Interazione”.

La questione App Store

La ricerca puntualizza inoltre con una certa insistenza che Apple ricava una commissione diretta da meno del 10% di queste transazioni. Una considerazione tautologica, visto che la stragrande maggioranza di esse si possono addurre a vendite di beni tramite piattaforme di ecommerce o vendite digitali, che non sono considerabili quindi “acquisti in app”. Apple, come è normale, non si prende alcuna percentuale quando acquistiamo una macchinetta del caffé su Amazon, paghiamo per una corsa in taxi su Uber o Freenow, o utilizziamo Photoshop tramite l’abbonamento sottoscritto con Adobe dal sito ufficiale dell’azienda. Queste, come molte altre, sono le categorie di servizi e beni che lo studio considera nel calcolo dei 1300 miliardi. Al netto delle possibili cautele sulle scelte metodologiche di raggruppamento delle transazioni, la ricerca mostra con i numeri ciò che già sapevamo, e cioè che oggi l’App Store è una realtà economica globale di enorme importanza, che sottende a un numero larghissimo di attività. L’intenzione di Apple nel commissionare lo studio è misurare con precisione l’impatto dell’App Store e allo stesso tempo mostrare che i ricavi di Apple sono solo una quota minima rispetto alla portata finanziaria della piattaforma. Il tempismo non è casuale: la ricerca arriva in un momento in cui l’azienda è sottoposta a uno scrutinio serrato sia in Europa sia negli USA in merito alle pratiche potenzialmente anticoncorrenziali di gestione dell’App Store.Non siamo del tutto sicuri però che questo studio verrà ricevuto così positivamente come Apple vorrebbe, in particolare da enti come la Commissione Europea. Se da una parte la ricerca dimostra infatti che Apple ricava un introito diretto da una minima parte dell’impatto economico dell’App Store, dall’altra ne rivela la natura infrastrutturale, che dunque merita un’osservazione dettagliata e se possibile una spinta di regolamentazione ancora superiore rispetto a quella già in corso, proprio al fine di tutelare gli sviluppatori e le aziende le cui attività dipendono dalla piattaforma di Cupertino.