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Motorola Razr 60 Ultra, la recensione: stile inconfondibile e prestazioni super

Motorola Razr 60 Ultra, la recensione: stile inconfondibile e prestazioni super

Con materiali premium, una batteria esagerata e il miglior schermo esterno nella categoria flip phone, il Razr 60 Ultra incarna tecnologia all'avanguardia ed estetica trendy. Resta qualche margine di miglioramento sul fronte IA e si potrebbe fare di più per la dissipazione del calore, ma l’esperienza d’uso ci ha convinti: è sicuramente uno dei migliori pieghevoli in circolazione

14 minuti di lettura

Il Motorola Razr 60 Ultra si presenta come un oggetto di design affascinante e robusto, un dispositivo che richiama con eleganza la memoria del celebre Razr dei primi anni Duemila, ma che si inserisce con decisione nel presente, dove dominano l’estetica, l’intelligenza artificiale e la ricerca della massima portabilità.

Chi ha seguito il percorso recente di Motorola sa bene che il suo flip phone non è semplicemente un’operazione nostalgia: è, piuttosto, il fiore all’occhiello della rinata ambizione dell’azienda di Chicago.

Con il Razr 60 Ultra, presentato lo scorso aprile a New York, il marchio punta chiaramente alla vetta del mercato degli smartphone pieghevoli ultra-premium.

Questo nuovo modello è una dichiarazione d’intenti: Motorola vuole superare una volta per tutte l’idea che i telefoni pieghevoli debbano per forza implicare compromessi importanti. Per farlo, ha equipaggiato il Razr 60 Ultra con materiali pregiati, un design ricercato e specifiche tecniche all’altezza dei migliori flagship “tradizionali”.

Anche il prezzo, che si colloca nella fascia più alta del mercato – 1349 euro - contribuisce a innalzare le aspettative in termini di prestazioni, durata e qualità complessiva dell’esperienza. Abbiamo testato il nuovo “Ultra” per oltre un mese per capire se queste promesse vengono mantenute, o se alcune di esse restano disattese.

Design: un insieme di stile e sostanza

Il Motorola Razr 60 Ultra lancia un messaggio chiaro fin dal primo sguardo: è un oggetto di design curato nei minimi dettagli, che fonde materiali pregiati a un’estetica raffinata, moderna ma al tempo stesso familiare.

Da aperto, il dispositivo sfoggia un profilo slanciato (171,5 mm di altezza per 74 mm di larghezza e soli 7,2 mm di spessore). Quand’è chiuso, invece, si compatta in una forma quadrata di 88,1 × 74 mm con uno spessore di 15,7 mm. I suoi 199 grammi (circa 10 in più rispetto al modello precedente) ci sono sembrati tutt’altro che eccessivi: anzi, donano al telefono un senso di solidità rassicurante, paragonabile a quello di uno smartphone tradizionalmente "premium".

Motorola ha puntato su un’ampia varietà di materiali per la scocca del Razr 60 Ultra, offrendo un’esperienza tattile e visiva che lo distingue davvero da ogni altro pieghevole.

Le finiture - tutte studiate in collaborazione con Pantone - variano in base alla colorazione scelta: Rio Red, Mountain Trail, Cabaret (un rosa acceso) e Scarab (verde scuro) presentano superfici in Alcantara, legno FSC (Forest Stewardship Council, è un certificato che garantisce che il legno proviene da foreste gestite in modo responsabile e sostenibile), una finitura satinata o una texture ispirata alla pelle vegana.

La variante Mountain Trail con pannello in legno, che abbiamo avuto in prova, ci è piaciuta molto: offre una texture unica che restituisce una sensazione gradevole al tatto, buona presa e un’ottima resistenza alle impronte. Al contrario il rivestimento in Alcantara, seppure molto gradevole e lussuoso, ci è sembrato (nei pochi istanti che abbiamo potuto testarlo, il giorno della presentazione) più delicato, soggetto all’accumulo di polvere e bisognoso di cure più attente.

Il telaio del Razr 60 Ultra è realizzato in alluminio serie 6000, con bordi lievemente arrotondati che rendono la presa più confortevole rispetto ad altri dispositivi con profili più netti.

Sul fronte, da aperto, si trova il display principale OLED, mentre da chiuso il protagonista diventa il generoso schermo esterno, protetto da un vetro Corning Gorilla Glass Ceramic, qui usato per la prima volta su un flip phone: ci è sembrato un elemento particolarmente riuscito in termini di resistenza a graffi e urti accidentali.

La cerniera – punto nevralgico di qualsiasi pieghevole – è stata completamente riprogettata. Ora è rinforzata con titanio, soluzione che migliora sensibilmente resistenza e durata nel tempo. Abbiamo avvertito il miglioramento alla prima “piegatura”. Alcuni componenti risultano ancora in acciaio inossidabile, ma il vero passo avanti sta proprio nell’introduzione del titanio, che rappresenta il cuore dell’evoluzione meccanica.

Rispetto al Razr 50 Ultra, l’evoluzione del design è sottile ma percepibile: lo chassis resta simile, ma le cornici attorno al display interno sono più sottili, permettendo l’integrazione di uno schermo più ampio da 7 pollici senza un aumento sensibile dell’ingombro. Anche la cerniera - come detto - è stata migliorata, così come la piega del display, che ci è sembrata meno evidente sia alla vista che al tatto. La si percepisce ancora se osservata controluce o con gesti decisi, ma nell’uso quotidiano non ci è mai sembrata fastidiosa.

L’estetica resta un punto di forza della serie Razr: il 60 Ultra, nonostante non sia stato rivoluzionato, secondo noi è uno degli smartphone più belli mai realizzati da Motorola.

Le finiture Pantone sono vivaci ma eleganti, e alcune scelte – come la superficie del modello Cabaret – sembrano al primo tocco un notevole passo avanti rispetto alle precedenti finte pelli. Questa attenzione per i materiali non è solo un esercizio di stile, ma una precisa strategia: Motorola punta a differenziarsi nel segmento ultra-premium facendo leva sull’identità visiva e sull’esperienza sensoriale, aspetti che oggi più che mai incidono sulla percezione del valore, soprattutto tra i giovanissimi.

In definitiva, il lavoro di design e ingegnerizzazione fatto da Motorola con questo Razr 60 Ultra ci è sembrato notevole. E di questo bisogna dare merito al capo del design dell’azienda, Ruben Castano, che ci ha spiegato come Motorola consideri i suoi telefoni come “collezioni” più vicine alla moda che alla tecnologia.

Una piega più resistente

Motorola ha chiaramente investito nella durabilità del Razr 60 Ultra, affrontando alcune delle ansie storiche associate agli smartphone pieghevoli.

Il fulcro di questi miglioramenti, come abbiamo accennato in precedenza, è la cerniera ridisegnata.

Secondo Motorola è quattro volte più resistente dell'acciaio inossidabile utilizzato nelle iterazioni precedenti e progettata per sopportare il 35% in più di cicli di piegatura rispetto alla cerniera del 50 Ultra.

Questo si traduce in una cerniera che in un mese di utilizzo (quasi quotidiano) ci è sembrata più solida e in grado di offrire una risposta più "scattante", pur mantenendo il telefono saldamente in varie posizioni.

Un aiuto alla longevità di questo telefono viene dalla certificazione ufficiale IP48, che garantisce una resistenza combinata a polvere e acqua.

Il valore "8" indica la capacità del dispositivo di resistere all’immersione in acqua fino a 1,5 metri per 30 minuti, mentre il "4" certifica una protezione contro l’ingresso di particelle solide di almeno 1 mm di diametro.

Abbiamo apprezzato molto questo aggiornamento rispetto al precedente IPX8 del 50 Ultra, che offriva protezione esclusivamente contro i liquidi, ma ci aspettiamo che Motorola arrivi a una protezione ancora maggiore.

Quella offerta dal Razr 60 Ultra, infatti, non equivale a una totale immunità: in ambienti polverosi o sabbiosi è comunque consigliabile prestare attenzione a dove si poggia lo smartphone.

Le nostre impressioni generali sulla qualità costruttiva del Razr 60 Ultra sono estremamente positive: il telefono trasmette una sensazione di solidità e attenzione ai dettagli davvero notevole.

Il merito va anche all’adozione del Gorilla Glass Ceramic per il display esterno, che nel nostro caso ha salvato lo schermo dopo una caduta involontaria e rovinosa dalla tasca dei pantaloni della tuta. Sul lungo periodo, tuttavia, la resistenza del dispositivo potrebbe variare in base alla finitura scelta. Il modello con rivestimento in Alcantara, secondo le stesse indicazioni di Motorola, richiede una manutenzione regolare per conservarsi al meglio.

Il modello con pannello posteriore in legno che abbiamo avuto in prova ci è sembrato il giusto equilibrio tra durabilità e “fashion”: non solo ha una texture gradevole e originale, ma si è dimostrato resistente alle impronte e (nel periodo in cui l’abbiamo usato) privo di difetti come scheggiature o scalfitture.

La varietà di finiture offerte da Motorola fa pensare che l’azienda stia cercando di adattarsi il più possibile a gusti e priorità differenti: da un lato chi desidera un oggetto esclusivo e distintivo, dall’altro chi mette al primo posto la praticità e la resistenza nel tempo. In entrambi i casi, ci è sembrato che l’attenzione per i dettagli e la qualità costruttiva restino sempre al centro del progetto.

Il display brilla, in tutti i sensi

Il Motorola Razr 60 Ultra vanta una coppia di display che ci sono sembrati all’altezza di un dispositivo “ultra”.

Il display interno principale del Motorola Razr 60 Ultra è un ampio pannello AMOLED da 7 pollici.

La risoluzione Super HD di 2992x1224 pixel rappresenta un netto passo avanti rispetto allo schermo 1080p del Razr 50 Ultra, con una densità di circa 464 ppi che garantisce una nitidezza visiva apprezzabile.

Questo schermo supporta una frequenza di aggiornamento dinamica fino a 165 Hz.

Uno dei pregi più evidenti di questo pannello è la luminosità. Motorola dichiara un picco teorico di 4500 nit: l’utilizzo all’aperto, anche sotto luce solare diretta, è sempre stato agevole.

La resa cromatica ci è parsa vivace e accurata. Il pannello supporta 1 miliardo di colori, HDR10+, Dolby Vision e vanta la certificazione Pantone.

La piega del display, spesso oggetto di discussione nei foldable, è visivamente molto discreta: “sottile, ma non invisibile” è forse la definizione più onesta. Si può ancora percepire con il dito, ma durante l’uso ci è sembrata poco invasiva e per nulla distraente.

Anche la pellicola protettiva preinstallata (attenzione: non è rimovibile) contribuisce all’ottima esperienza d’uso, grazie a una finitura che restituisce al tocco una sensazione più simile al vetro che alla plastica, diversamente da quanto accade su altri modelli pieghevoli.

Lo schermo esterno da 4 pollici è forse il dettaglio che più distingue il Razr 60 Ultra dalla concorrenza. Anche in questo caso parliamo di un pannello AMOLED con risoluzione di 1272x1080 pixel.

Le specifiche tecniche sono allineate a quelle del display interno: refresh dinamico fino a 165 Hz, supporto a 1 miliardo di colori, HDR10+, Dolby Vision. La luminosità dichiarata dello schermo esterno è di massimo 3000 nit. Anche in questo caso la luminosità tocca picchi importanti e rende perfettamente leggibile ciò che appare sul display, praticamente in ogni condizione. La protezione è affidata, come abbiamo detto, a un resistente vetro Corning Gorilla Glass Ceramic.

Ci è piaciuta particolarmente la versatilità di questo secondo display. È in grado di eseguire in modo fluido la maggior parte delle applicazioni e permette di consultare agevolmente le notifiche, di rispondere ai messaggi, di navigare sul web o perfino giocare, senza dover aprire il telefono.

Questo tipo di utilizzo ci sembra ancora avanti anni luce rispetto a quanto offerto da altri flip phone: il Razr 60 Ultra chiuso si comporta come un dispositivo compatto, perfettamente funzionante, che migliora la comodità d’uso e riduce anche l’usura di schermo e cerniera.

Anche l’intelligenza artificiale di Google, Gemini, e la nuova arrivata Perplexity AI (ne parleremo in seguito) sono state adattate per l’utilizzo sul display esterno, attraverso un confronto con gli ingegneri di entrambe le aziende.

Le uniche limitazioni riscontrate riguardano le lenti della fotocamera, che in alcuni casi possono coprire parti dell’interfaccia di alcune app, e che attirano polvere che si adagia sui loro bordi, in particolare tra un obiettivo e l’altro.

Un comparto fotografico versatile

Il Motorola Razr 60 Ultra è dotato di un sistema fotografico a tre sensori da 50 MP ciascuno, pensato per offrire una varietà di scatti adatti a (quasi) ogni scenario.

Sul retro (che poi è il display esterno) troviamo due fotocamere: la principale, una grandangolare da 50 MP con apertura f/1.8, stabilizzazione ottica (OIS), è in grado di offrire uno zoom “lossless” fino a 2x e beneficia della validazione Pantone per la resa dei colori e delle tonalità della pelle. A completare il comparto, una ultragrandangolare anch’essa da 50 MP con apertura f/2.0, angolo di campo di 122° che funziona anche come fotocamera macro dedicata. Quella frontale, integrata nel display pieghevole, è una selfie cam da 50 MP a fuoco fisso che produce scatti notevoli e “divertenti” quando si sceglie il campo largo.

In condizioni di luce diurna, le foto ci sono sembrate in generale convincenti, di sicuro superiori a quelle scattate con il modello precedente che tendevano alla sovrasaturazione: appaiono vivaci, dettagliate e con colori ben bilanciati e sufficientemente realistici.

Tuttavia l’elaborazione delle immagini a volte risulta eccessivamente aggressiva, con una nitidezza artificiale che rende alcuni elementi - come fogliame o superfici in muratura - poco naturali. Questo è sicuramente un aspetto che non ci ha del tutto convinto. Nonostante i miglioramenti nella gamma dinamica, l’algoritmo tende ancora a enfatizzare le luci alte, il che può portare a immagini che appaiono più scure di quanto fossero in realtà.

In condizioni di scarsa illuminazione, e in modalità notturna (Night Vision), la resa ci è sembrata più altalenante. La fotocamera principale riesce a mantenere un’esposizione equilibrata nelle foto e nei video, anche in ambienti poco illuminati, ma i dettagli fini appaiono spesso ammorbiditi.

Gli scatti a 1x in notturna sono in genere buoni e il rumore resta sotto controllo anche in situazioni critiche, ma le prestazioni crollano rapidamente se si ricorre allo zoom digitale: in questi casi, le immagini diventano sfocate e rumorose. Alcuni scatti in modalità Night Vision ci sono sembrati troppo lavorati dall’IA, con il software che sembra cercare di compensare le difficoltà con un’elaborazione troppo spinta. In condizioni di buio profondo, la fotocamera fatica anche a mettere a fuoco.

Le capacità di zoom, tutte digitali, rappresentano uno dei limiti principali del Razr 60 Ultra. Il sensore principale offre un buon ingrandimento 2x, e fino a 4x i risultati possono essere paragonabili a quelli ottenuti con zoom ottici di fascia media. Tuttavia, superata questa soglia, la qualità degrada rapidamente.

Motorola dichiara uno zoom digitale fino a 30x, ma già oltre i 10x la nitidezza cede nettamente il passo. I risultati in molti casi ci sono sembrati comunque dignitosi, come dimostrano una serie di scatti con zoom spinto che abbiamo fatto ai grattacieli di New York. Ci sarebbe piaciuta la presenza di un teleobiettivo dedicato, soprattutto considerando il posizionamento ultra-premium del dispositivo, ma ci rendiamo conto del fatto che su un flip-phone lo spazio a disposizione è davvero esiguo.

Abbiamo invece apprezzato molto la modalità macro gestita dalla fotocamera ultrawide: consente scatti ravvicinati di ottima qualità, con dettaglio elevato e una messa a fuoco precisa, a patto che la distanza sia corretta. Una funzione che rappresenta un netto vantaggio rispetto a molti rivali sprovvisti di un modulo macro dedicato.

I selfie catturati dalla fotocamera frontale da 50 MP sono buoni. Ci è piaciuta la possibilità di usare le fotocamere posteriori per autoritratti, sfruttando il pannello superiore piegato a 90°. È una soluzione pratica ed efficace, resa possibile proprio dal formato pieghevole, che compensa ampiamente le limitazioni della selfie cam interna.

La registrazione video va molto bene: il Razr 60 Ultra supporta riprese fino a 8K a 30 fps, 4K a 30/60/120 fps e 1080p fino a 240 fps. La qualità 8K rappresenta un miglioramento concreto e offre maggiore flessibilità in fase di editing.

È presente anche la registrazione HDR in Dolby Vision.

La stabilizzazione elettronica ci è apparsa molto efficace nel ridurre le vibrazioni durante le riprese in movimento: le riprese risultano fluidi anche se vengono girati mentre si cammina. I filmati in 4K con la fotocamera principale risultano ampiamente soddisfacenti, con ottima gamma dinamica, colori accesi e buona resa dei dettagli. Anche quelli registrati con la ultragrandangolare sono solidi.

Non ci è piaciuta, invece, l’assenza di una modalità ritratto per i video e l’impossibilità di utilizzare i controlli manuali (Pro mode) durante la registrazione: due lacune importanti per un dispositivo con ambizioni "Ultra".

Le prestazioni: tanta potenza, un po’ troppo calore

Sotto la scocca, il Motorola Razr 60 Ultra monta un comparto hardware di altissimo livello, pensato per garantire prestazioni da vero flagship. Il cuore del dispositivo è la piattaforma mobile Qualcomm Snapdragon 8 Elite, un potente chipset octa-core costruito a 3 nm, con una frequenza di clock che può spingersi fino a 4,32 GHz. Ad affiancarlo troviamo la GPU Adreno 830, una dotazione di ben 16 GB di RAM e opzioni di archiviazione interna da 512 GB.

Manca, tuttavia, uno slot per schede microSD, una scelta sempre più comune per questo tipo di dispositivo.

Il sistema operativo è Android 15, personalizzato con la Hello UI di Motorola, un’interfaccia leggera e poco invasiva che mantiene un’esperienza vicina ad Android stock, arricchita da qualche utile gesto e funzionalità extra.

Nell’uso quotidiano, il Razr 60 Ultra fa onore al suo nome. L’esperienza è veloce, fluida, priva di impuntamenti.

Le app si aprono istantaneamente, lo scorrimento tra schermate è impeccabile e il multitasking non mette mai in crisi la memoria. Non siamo gamer incalliti, ma anche in questo ambito le prestazioni ci sono sembrate eccellenti anche quando abbiamo aperto titoli impegnativi come Call of Duty .

Tuttavia, tanta potenza ha un costo dal punto di vista della dissipazione termica. Il chip Snapdragon 8 Elite, racchiuso in uno chassis sottile e pieghevole, fatica a gestire il calore generato sotto carichi prolungati. Questo si traduce in un surriscaldamento percepibile al tatto e in un evidente calo di prestazioni.

Questa fragilità nella gestione termica ci è sembrata uno dei punti deboli del dispositivo, di certo comune ad altri pieghevoli che per questioni di spazio non possono contare su una vapor chamber adeguata. Per un prodotto che si propone come “Ultra”, questo rappresenta una contraddizione che non ci ha del tutto convinto.

Sul fronte connettività, le dotazioni sono moderne e complete: supporto al Wi-Fi 7 , 5G Sub-6, Bluetooth 5.4 e compatibilità con eSIM. Tuttavia, una scelta che ci è sembrata inspiegabile su un dispositivo di questa fascia è la presenza di una porta USB Type-C limitata a velocità USB 2.0. Una soluzione che rallenta sensibilmente i trasferimenti di file pesanti come i video 8K.

L’esperienza software è piacevole: Hello UI è pulita, fluida e ben organizzata, con alcune gesture e opzioni di personalizzazione utili, ma senza stravolgere l’esperienza nativa di Android.

A pesare, però, è la politica di aggiornamento software: Motorola garantisce solo tre anni di aggiornamenti del sistema operativo e quattro anni di patch di sicurezza. È un impegno che ci è sembrato inadeguato per un prodotto così costoso, soprattutto se confrontato con i sette anni promessi da Samsung e Google per i loro top di gamma.

Moto AI, un ecosistema ambizioso

Motorola spinge da tempo sull’integrazione dell’intelligenza artificiale con la suite Moto AI, finalmente disponibile sul Razr 60 Ultra - con alcune limitazioni legate a contenuti di testo per ora solo in inglese - che ha l’obiettivo di creare un hub centralizzato per diversi sitemi IA e offrire esperienze personalizzate direttamente sul dispositivo.

L’intento è ambizioso, ma allo stato attuale le buone intuizioni dell’azienda, in alcuni casi molto promettenti, si scontrano con una realizzazione ancora acerba.

Le funzionalità offerte da Moto AI sono numerose. Catch Me Up è pensata per riassumere le notifiche recenti, ma la sua utilità è limitata dal fatto che prende in considerazione solo comunicazioni personali, escludendo notifiche da molte app comuni.

Remember This consente di salvare appunti, immagini o schermate per ricerche successive tramite l’AI. Pay Attention è uno strumento di registrazione e trascrizione audio che ci è sembrato efficace, grazie a trascrizioni quasi istantanee.

Next Move funziona da assistente contestuale, suggerendo funzionalità AI in base a ciò che appare sullo schermo, mentre Look and Talk, esclusiva del Razr Ultra, attiva un’interfaccia IA a comando vocale quando il telefono è in modalità stand o tenda, e l’utente si avvicina.

Tra le funzioni creative troviamo Playlist Studio, che genera playlist basate sull’umore descritto dall’utente. Purtroppo, la possibilità di esportare le playlist solo su Amazon Music ne riduce l’appeal.

Image Studio, il tool di generazione immagini basato su IA integrato nel Razr 60 Ultra, ci ha sorpreso positivamente per la sua versatilità e per la qualità dei risultati. Gli algoritmi alla base riescono a trasformare persino un semplice schizzo in immagini credibili e ben composte, dimostrando una sorprendente capacità di interpretazione visiva.

Colpisce anche come la Moto AI sia in grado di scrivere sulle immagini con un’ottima precisione sintattica e pochissimi refusi, generando frasi che nella maggior parte dei casi risultano corrette e ben contestualizzate.

La novità più significativa sul fronte dell’intelligenza artificiale riguarda l’integrazione di Perplexity, un motore di ricerca potenziato dall’IA tra i più avanzati e interessanti del momento.

Motorola è stata la prima a portarlo preinstallato su dispositivi Android, un’iniziativa che abbiamo trovato degna di nota.

Perplexity è profondamente integrato nel sistema e Moto IA lo suggerisce spesso per approfondire i contenuti presenti sullo schermo, che si tratti di immagini, articoli o pagine web. Si tratta di un approccio interessante, che trasforma l’intelligenza artificiale in uno strumento di supporto attivo, capace di arricchire l’esperienza d’uso in modo immediato e contestuale.

Accanto a Perplexity troviamo come di consueto Gemini, l’IA più avanzata di Google, anch’esse ben inserito nell’esperienza complessiva. È accessibile tramite il tasto di accensione e può essere impostata come assistente predefinito per Moto IA. Tuttavia la convivenza tra le due piattaforme, pur offrendo maggiore scelta, introduce un certo grado di ridondanza.

Si percepisce che Motorola stia ancora cercando la formula giusta, ma le va riconosciuto il merito di essere stata la prima a provarci: ad oggi, è l’unica azienda ad aver commercializzato smartphone Android con l’app di Perplexity IA preinstallata. Chi acquista il Razr 60 Ultra ha anche diritto a tre mesi di utilizzo gratuito della versione Pro di Perplexity.

Quello che invece non ci ha convinto è il tasto fisico dedicato all’IA, collocato sul lato del telefono. La sua unica funzione è quella di aprire il menu Moto IA o attivare una delle sue azioni, senza possibilità di personalizzazione.

In un dispositivo che punta molto sulla flessibilità, questa limitazione ci è sembrata fuori luogo. Destinare un tasto fisico a una suite di funzioni ancora in fase di sviluppo non ci è parso coerente con l’approccio generalmente maturo del resto del telefono.

Nel complesso, Moto IA rappresenta un’idea interessante e ambiziosa di ecosistema intelligente, con l’obiettivo di anticipare un possibile futuro dell’interazione mobile.

Sebbene alcune funzioni ci siano sembrate accessorie o non pienamente sviluppate, abbiamo apprezzato il tentativo di proporre un’IA meno invadente e più contestuale, orientata a migliorare davvero l’esperienza utente.

Il risultato finale, però, somiglia ancora troppo a un primo passo coraggioso, che ha bisogno di ulteriori rifiniture per diventare una vera risorsa distintiva della serie Razr.

Batteria, autonomia e ricarica

Il Motorola Razr 60 Ultra sorprende per l’autonomia, colmando uno dei tradizionali punti deboli dei flip phone. Motorola affronta la sfida con una batteria da 4700 mAh, tra le più capienti della categoria, abbinata a un’efficiente gestione energetica. Il risultato? Prestazioni che ci hanno convinto pienamente.

Nel nostro periodo di utilizzo, il Razr 60 Ultra si è dimostrato capace di superare agevolmente la giornata intera con una sola carica, anche con un uso intenso.

Con un impiego più equilibrato – social, messaggistica, qualche scatto, streaming moderato – abbiamo spesso chiuso la giornata con oltre 20-25% di batteria residua. In alcuni casi, siamo arrivati tranquillamente al secondo giorno con un uso leggero.

Insomma il Razr 60 Ultra è uno dei pochi pieghevoli che non impone compromessi sul fronte batteria. Si comporta come (in alcuni casi addirittura meglio di) molti smartphone tradizionali di fascia alta.

Ottima anche l’esperienza di ricarica. Il supporto alla ricarica cablata TurboPower da 68W permette di recuperare circa il 45% in 15 minuti e di raggiungere una carica completa in poco più di 40 minuti, con un caricabatterie compatibile.

Anche la ricarica wireless a 30W è sorprendentemente veloce per un dispositivo pieghevole, e la presenza della ricarica inversa da 5W aggiunge ulteriore versatilità.

Nel complesso, la gestione energetica del Razr 60 Ultra è tra le migliori mai viste su un flip phone.

Conclusioni

Il Motorola Razr 60 Ultra si presenta come uno dei pieghevoli più affascinanti e completi attualmente sul mercato. È un dispositivo che osa, tanto nel design quanto nella scheda tecnica, e riesce a sorprendere su diversi fronti: la cura estetica è notevole, con materiali originali come il legno FSC e l’Alcantara, mentre la nuova cerniera rinforzata in titanio offre una solidità convincente. Anche la certificazione IP48 per resistenza a polvere e acqua segna un netto passo avanti nella praticità quotidiana.

Il punto di forza più convincente è sicuramente l’autonomia: una batteria da 4700 mAh su un flip phone è un risultato in sé notevole, ma il fatto che riesca concretamente a superare la giornata – e talvolta anche ad arrivare al secondo giorno – rende l’esperienza d’uso davvero rilassata.

I display sono entrambi ottimi: il pannello interno da 7 pollici e quello esterno da 4 pollici offrono colori brillanti, ottima leggibilità anche all’aperto e una frequenza di aggiornamento fino a 165Hz, una rarità assoluta in questa categoria.

Nell’uso quotidiano, il Razr 60 Ultra è veloce, reattivo e piacevole da usare grazie al chipset Snapdragon 8 Elite e ai suoi 16GB di RAM. Navigazione, multitasking, social e anche gaming girano senza intoppi.

Detto ciò, il telefono non è immune da criticità. Il surriscaldamento durante carichi prolungati può portare a cali di prestazione e a un comfort d’uso compromesso. È un peccato, perché a livello di potenza grezza il dispositivo ha tutte le carte in regola per eccellere.

Anche le ambizioni nell’ambito dell’IA sono più teoriche che pratiche al momento. L'integrazione di Perplexity è un passo interessante e lodevole, ma molte funzioni della suite Moto IA ci sono sembrate ancora immature, e il tasto IA dedicato, non rimappabile, ci è sembrato una limitazione incomprensibile.

Il comparto fotografico è complessivamente molto buono, ma non “Ultra”. In buone condizioni di luce le immagini sono nitide e realistiche, e la modalità macro è una piacevole sorpresa. Tuttavia, in notturna e con lo zoom spinto, emergono limiti evidenti: rumore, mosso e messa a fuoco incerta riducono la coerenza complessiva.

Infine, il prezzo: 1349 euro senza caricabatterie incluso. Il Razr 60 Ultra si colloca nella fascia ultra-premium. Ed è qui che alcuni dei suoi difetti, seppur contenuti, diventano più difficili da ignorare. Ma nel complesso questo telefono resta uno dei migliori esempi della nuova generazione di pieghevoli.